Cronaca
Applicazione smartphone IMMUNI, dal mondo reale…

Sui social si discute molto di una applicazione per smartphone che neppure il più fantasioso degli scrittori avrebbe potuto immaginare quale strumento per un futuro post-pandemico. Si tratta di IMMUNI: applicazione che permetterebbe d’individuare persone a rischio d’essere state contagiate da Covid-19. Secondo Domenico Arcuri, fedelissimo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e da lui nominato Commissario per l’emergenza Covid, questo Immuni sarà fondamentale per garantire sicurezza nella Fase 2, quella che dovrebbe riaccendere il motore dell’economia .
Privacy in pericolo?
Come funziona questa applicazione? Prima di tutto il suo utilizzo sarà su base volontaria, cioè vi aderirà chi possiede uno smartphone, chi è capace di scaricare applicazioni fuori da quelle già presenti nel sistema e chi è abile ad inserire correttamente tutti i dati che, giura Arcuri, non saranno diffusi a nessun altro ente al di fuori del Ministero per la salute. Il funzionamento di questa App avviene attraverso la tecnologia Bluetooth e non usa un geolocalizzatore, comunque già presente sullo smartphone.
Come funziona IMMUNI?
In poche parole, quando due o più individui entrano in contatto per un certo tempo, l’applicazione IMMUNI di un cellulare inizia a scambiare una serie d’informazioni con quello del vicino o dei vicini e queste informazioni, attraverso la cronologia dei contatti, potranno indicare chi eventualmente sia stato esposto a un rischio di contagio.
La segretezza dei dati personali
Naturalmente, questo strumento può avere efficacia se una percentuale considerevole (almeno il 60%) della popolazione è dotata di smartphone e ha scaricato l’applicazione. Un aspetto non da sottovalutare è la segretezza dei propri dati personali. Quali sarebbero le conseguenze se qualcuno vendesse ad altri soggetti (come già avviene) o riuscisse ad evitare il sistema di sicurezza che li protegge?
L’esperienza olandese
Siamo già quotidianamente oppressi da messaggi telefonici e mail di aziende alle quali non abbiamo mai comunicato il nostro indirizzo di posta o il numero di cellulare… In Olanda hanno già sperimentato questo sistema di controllo e immediatamente si è assistito ad una divulgazione di dati personali dei cittadini olandesi.
La sicurezza nazionale
Ci potrebbe essere in ballo anche la sicurezza nazionale. E se un hacker di qualche servizio segreto riuscisse a manipolare l’applicazione che si attiverebbe ad inviare in maniera indiscriminata una serie di messaggi di allarme con segnalazione di falsi positivi, cosa accadrebbe? Il panico generale. Il caos.
Uno strumento non efficace
C’è da dire che la questione privacy è ormai del tutto accademica: quando ci si iscrive ad uno dei social network come Facebook si forniscono moltissime informazioni sulla propria persona, anche di carattere privato e quotidiano. In una situazione straordinaria e pericolosa, quale è una pandemia, si potrebbe anche rinunciare scientemente alla privacy, ma resta l’idea che IMMUNI sia uno strumento non fondamentale, come afferma il Commissario Arcuri, ma perfettamente inutile, considerando che un’ampia fetta degli italiani, specialmente gli anziani che sono anche i più esposti all’epidemia, non possiede uno smartphone e, se ne ha uno in tasca, non è affatto certo che sia in grado d’utilizzare Immuni.
Business?
Oltre all’aspetto della privacy, dei dati personali, c’è anche quello economico, il business che seguiremo con attenzione perché, come recita un vecchio adagio non paragonabile a Shakespeare ma comunque efficace, neppure il cane muove la coda per niente.
Massimo Carpegna









