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Immuni e il “Contact Tracing”: un arma a doppio taglio?

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Il Governo ha approvato l’app “Immuni” per favorire un continuo servizio di monitoraggio e di Covid-19 alert. Ma quali sono i lati negativi di questa nuova applicazione?

E’ arrivata la notizia dell’obbligatorietà di scaricare sul proprio telefono la nuova app per il tracciamento del Covid-19.
Così com’è arrivata, però, l’hanno anche smentita.
Il problema, infatti, non risiede nel fatto di scaricarla o meno ma, di cosa succederà una volta che l’avremo scaricata.
Numerosi sono gli studiosi e gli informatici che si stanno ponendo il problema della privacy associato al funzionamento di queste nuove app che i governi di tutte le nazioni stanno facendo scaricare ad ogni cittadino.
E’ vero, potrebbe essere un servizio molto utile per il contenimento del contagio, e potrebbe essere un nostro piccolo contributo per regolarizzare man mano la situazione, ma sappiamo tutti come funziona?

Attenzione alla privacy

Dovrebbe essere un app basata su un servizio di “Contact Tracing” ma anonimo. Questa potrà essere scaricata in modo volontario e non verrà richiesta alcuna registrazione. L’unico dato identificativo di ogni cittadino sarà un codice indipendente. Una volta terminata definitivamente la pandemia, tutti i dati dovrebbero essere eliminati per sempre. E se così non fosse?
Secondo il docente di informatica giuridica di Perugia, Francesco Paolo Micozzi: “quest’app potrebbe non tutelare abbastanza la privacy“. Un esempio pratico si è già riscontrato nei Paesi Bassi dove, per errore, la loro app “Covid-19 Alert!” ha rivelato tutti quei dati per i quali si garantiva l’anonimato: nomi, email, password.

Un sistema nelle mani sbagliate

Secondo il parere di Dario Fiore, ricercatore 37enne siciliano dell’Imdea: “Solo un sistema decentralizzato impedirebbe un domani di usare queste informazioni nel modo sbagliato“. Con questo vuol dire che quando un sistema non è decentralizzato, tutte le informazioni devono passare, obbligatoriamente, da un punto centrale singolo. Di conseguenza, nessuna informazione potrebbe essere inviata o ricevuta senza il controllo del sistema centrale. Secondo Fiore, qualora un’app del genere, basata sul “Contact Tracing”, dovesse passare tra le mani di un sistema centralizzato, non sussisterebbe più alcun tipo di privacy.
E’ vero, tutti i giorni ormai siamo controllati e monitorati, a partire dai social come Facebook, per poi passare da Apple e Google che hanno il monopolio totale dei sistemi operativi di tutti i cellulari più recenti. Anche per lo Stato vale lo stesso, ma non ha mai avuto informazioni che comunicassero ogni minimo spostamento dei cittadini.

Il dubbio e la soluzione

Il problema è sorto nel momento in cui, il consorzio Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing (Pepp-PT), a cui ha aderito l’app “Immuni”, ha eluso alcune spiegazioni importanti.
Questo consorzio, nato come sviluppatore di soluzioni di “contact tracing”, la settimana scorsa ha evitato di dare spiegazioni rispetto il progetto Dp-3T che mirava alla decentralizzazione. Proprio questo è stato ad insospettire i molti che già si stavano battendo affinché non venisse intaccata in alcun modo la privacy degli individui. Né oggi, né domani.
La comunità scientifica ora pretende che le nuove app “Contact Tracing” vengano realizzate come open source, cioè piattaforme aperte a tutti in modo che ognuno possa vederne il reale funzionamento.

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