Economia
Assegno di Inclusione, puoi recuperare anche tutti gli arretrati se l’INPS te lo ha tolto: cosa ha deciso il giudice
Una recente ordinanza del Tribunale di Taranto apre uno scenario importante per chi si è visto negare l’ADI: in alcuni casi il diritto può essere ripristinato insieme alle mensilità non pagate

Una decisione arrivata dal Tribunale di Taranto riaccende l’attenzione sull’Assegno di Inclusione e, soprattutto, sui casi in cui l’INPS nega o interrompe la prestazione. Una cittadina è infatti riuscita a ottenere non soltanto il ripristino dell’ADI, ma anche il pagamento delle mensilità che non aveva ricevuto a partire da febbraio 2026.
L’ordinanza è stata emessa l’11 agosto 2026 dalla Sezione lavoro del Tribunale di Taranto. Il provvedimento riguarda una situazione specifica e, quindi, non significa che tutti coloro ai quali è stato tolto l’Assegno di Inclusione abbiano automaticamente diritto agli arretrati. Tuttavia, il principio affermato dal giudice potrebbe avere importanza per altre persone che si trovano in condizioni analoghe.
Perché l’INPS aveva negato l’Assegno di Inclusione
La vicenda riguarda una donna che già percepiva l’Assegno di Inclusione. Il problema è sorto in occasione della prosecuzione della prestazione, quando l’INPS ha ritenuto che non fosse presente il requisito sanitario necessario per continuare a ricevere il sostegno.
Al centro della controversia c’era infatti la condizione di disabilità della beneficiaria.
La donna aveva ottenuto attraverso un procedimento giudiziario il riconoscimento di una invalidità civile non inferiore al 67%. L’accertamento, però, era nato originariamente per uno scopo diverso: il riconoscimento dell’esenzione dal ticket sanitario.
Secondo la ricostruzione del caso, l’INPS non aveva considerato quell’accertamento sufficiente ai fini della prosecuzione dell’ADI. La cittadina ha quindi deciso di rivolgersi al giudice.
La decisione del Tribunale cambia la situazione
Il Tribunale di Taranto ha accolto la posizione della ricorrente.
Il punto fondamentale della decisione riguarda proprio il valore dell’invalidità già accertata giudizialmente. Secondo il giudice, ciò che conta è la condizione di invalidità concretamente riconosciuta, e non necessariamente la finalità per la quale era stato inizialmente avviato il procedimento sanitario.
Nel caso esaminato, il decreto di omologa dell’accertamento tecnico preventivo aveva riconosciuto un’invalidità civile di almeno il 67%, percentuale considerata idonea a integrare il requisito della disabilità media rilevante per l’Assegno di Inclusione.
Ed è qui che arriva la parte economicamente più importante della vicenda.
Non solo il ripristino: l’INPS deve pagare anche gli arretrati
Il Tribunale non si è limitato a riconoscere il diritto della donna a tornare a percepire l’Assegno di Inclusione. Ha ordinato all’INPS il ripristino immediato della prestazione e il pagamento dei ratei non corrisposti a partire da febbraio 2026.
L’Istituto è stato inoltre condannato alla rifusione delle spese processuali.
Questo significa che, nel caso specifico, i mesi durante i quali l’ADI non era stato versato non sono andati perduti: una volta riconosciuto dal giudice il diritto alla prestazione, è stato disposto anche il recupero delle somme arretrate.
Secondo i legali che hanno seguito la vicenda, si tratterebbe del primo provvedimento in Italia su questo specifico principio, cioè sul riconoscimento dell’ADI attraverso un’invalidità civile accertata giudizialmente nell’ambito di un procedimento nato per una diversa finalità.
Chi potrebbe essere interessato dalla decisione
È importante evitare un equivoco: non nasce un nuovo rimborso automatico dell’INPS e l’ordinanza non consente indistintamente a chiunque abbia perso l’ADI di chiedere tutti gli arretrati.
La decisione riguarda una singola controversia.
Può però essere particolarmente interessante per chi si è visto negare o interrompere l’Assegno di Inclusione nonostante disponga di un accertamento giudiziario dell’invalidità civile compatibile con i requisiti richiesti.
In situazioni simili sarà quindi importante verificare attentamente le motivazioni del provvedimento dell’INPS e la documentazione sanitaria e giudiziaria disponibile, eventualmente facendosi assistere da un patronato o da un professionista.
L’ordinanza di Taranto non estende automaticamente il beneficio ad altri cittadini, ma stabilisce un principio destinato a essere seguito con attenzione: un’invalidità accertata dal giudice non può essere ignorata soltanto perché quel procedimento era stato avviato originariamente per ottenere un’altra prestazione. Ed è proprio questo aspetto che potrebbe rendere la decisione importante anche oltre il singolo caso.








