Attenzione al falso made in Italy

I pericoli dell'italian sounding

Tutti noi ogni giorno o quasi andiamo al supermercato più vicino a casa nostra e compriamo da mangiare, da bere, prodotti per la casa e l’igiene personale e tanto altro, la spesa con tutto l’occorrente che ci serve per vivere comodamente.

Ma quando si parla di cibo siamo sicuri che quello che compriamo sia davvero made in Italy? La frutta e la verdura saranno davvero biologiche come promesso? E gli animali da cui proviene la carne che compriamo saranno stati davvero allevati a terra e secondo criteri sani e non in orridi allevamenti intensivi? Queste sono solo alcune delle domande che ci poniamo prima di riempire il nostro carrello della spesa.

La Coldiretti ha rilevato che anche nei nostri supermercati cittadini tanti prodotti alimentari recano nomi che sembrano italiani ma in realtà italiani non lo sono affatto; è il cosiddetto italian sounding. Fino a poco tempo fa sembrava che questo fenomeno riguardasse più che altro l’estero, in cui i prodotti italiani sono molto ammirati e per questo le aziende locali fanno a gara a dare ai propri prodotti nomi italiani e venderli così a prezzi maggiori. Da qualche tempo anche nei nostri mercati e supermercati sono arrivati e sono in costante aumento i falsi made in Italy.

La nostra famosa e buonissima bistecca fiorentina in realtà potrebbe essere una bistecca Texas, magari ricavata da animali costretti in allevamenti intensivi e nutriti con OGM. Anche il nostro olio e il nostro burro non vanno confusi con la margarina che proviene da Paesi nordici. Sugli scaffali possiamo trovare olio tunisino, fragole e pomodori marocchini e carciofi e zucchine provenienti dall’Egitto. 

La pasta che abbiamo appena servito in tavola potrebbe essere fatta con grano proveniente dal Canada; il clima canadese non è molto soleggiato, anzi è freddo ed umido e per questo moto spesso il grano viene fatto seccare con il glifosato, una sostanza chimica altamente tossica e cancerogena. Anche gli insaccati tedeschi provengono da allevamenti intensivi in cui i maiali sono tutti costretti in spazi piccolissimi e bombardati di antibiotici perché non si ammalino.

Diffidare dei prezzi troppo bassi e leggere con molta attenzione le etichette sono solo due piccoli accorgimenti che possiamo adottare per non comprare prodotti falsi made in Italy; per risparmiare qualche centesimo mettiamo a rischio tutta la filiera produttiva italiana e migliaia di posti di lavoro e non ne vale davvero la pena.

Sono una ragazza di trenta anni con Laurea triennale in Studi Internazionali e Laurea magistrale in Scienze del governo e dell'amministrazione; ho anche frequentato un Master e vari corsi post laurea. Conosco oltre all'italiano, inglese e francese e il tedesco a livello base. Le mie passioni sono leggere, scrivere di attualità, ambiente e animali e viaggiare per scoprire sempre posti nuovi. Oltre che per Quotidian Post scrivo anche per Prima Pagina on line, Notiziario Estero e Report Difesa. Ho anche un blog personale http://valeryworldblog.com
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