Società e cultura
Bianchi, nel ricordo di Maradona

El Pibe de Oro viene ricordato da chi ha avuto la fortuna di esser il suo allenatore nel momento apice della sua carriera. Nella lunga intervista rilasciata a Infobae il suo ex allenatore racconta la sua straordinaria personalità.
Il ricordo di Bianchi è un ricordo felice e positivo: “Io voglio ricordarlo come una persona felice, in allenamento, mentre tira le punizioni. La sua felicità è cominciata nel 1984 a Napoli, perché il suo arrivo ha rivoluzionato la città. Ovviamente il mondiale 1986 gli ha regalato tanta gioia, ma Napoli lo ha fatto grande. Era un ragazzo meraviglioso, ma con addosso pressioni a livello mondiale, che gli hanno reso la vita complicata. Le pressioni che lo circondavano erano impossibili da gestire per chiunque, persino per lui”.
Sui problemi avuti da Diego fuori dal campo, dice: “Io non sono stato tenero con lui, ho fatto tutto quello che potevo per aiutarlo ma non ci sono riuscito. Diego era circondato da brutta gente e nessuno voleva davvero aiutarlo. Nessuno è stato capace di dirgli ‘no Diego, questo no’. Io ho potuto fare solo una piccola parte. Era impossibile convincerlo a cambiare il suo stile di vita. Nelle sue prime quattro stagioni a Napoli non ha avuto problemi, ma era difficile dirgli quello che doveva fare fuori dal campo. Lì non potevo permettermi di dargli indicazioni”.
A chi dice che Diego non si allenava mai, Bianchi risponde: “Non voleva allenarsi la mattina perché gli piaceva fare le ore piccole a chiacchierare, ma chi dice che Diego non si allenasse mente. Era un innamorato del calcio e la peggior punizione che potevi dargli era impedirgli di allenarsi, gli dava tantissimo fastidio. E la cosa più incredibile è che in quattro anni che ho lavorato con lui non l’ho mai visto rimproverare un compagno, che fosse per un passaggio sbagliato o per una giocata non riuscita. Non è mai successo, né in allenamento né in partita”.









