K. Z., bidella di una scuola in provincia di Perugia, è morta per covid il 4 maggio. Il nipote trentenne, che viveva con lei, denuncia troppe negligenze da parte della scuola.
Il 22 marzo scorso, infatti, una insegnante della scuola era risultata positiva al covid, da qui la decisione della preside di chiudere la sezione A, dove la donna insegnava.
La preside, però, ha lasciato la scuola aperta, e, per i parenti della bidella purtroppo deceduta, il personale ATA non è stato messo doverosamente in sicurezza. Pochi giorno dopo, infatti, K. Z. inizia ad accusare i primi sintomi del covid, che arrivano al culmine in pochi giorni, costringendola ad un ricovero.
Il 2 aprile la donna viene infatti ricoverata all’ospedale di Perugia in condizioni critiche: la saturazione è molto bassa e viene intubata.
Purtroppo K. rimane per più di un mese in rianimazione, e, il 4 maggio, in seguito ad un ulteriore peggioramento delle condizioni, muore.
Ora il nipote della donna, unico erede, ritiene che la morte della zia fu causata da negligenza e intempestività nella condotta della scuola e di chi ne aveva la responsabilità mentre il Ministero è stato citato in sede civile per la riparazione del danno in quanto datore di lavoro della collaboratrice.











