Il quotidiano La Nazione ha intervistato Domenico Fantini, coordinatore dell’associazione Campi aperti per la sovranità alimentare e amico della famiglia di Campanara, per dare chiarimenti sulla vicenda. “Nicola è un bambino vivace come tanti altri, se avesse abitato in città forse si sarebbe arrampicato sulla ringhiera del terrazzo oppure se giocava sotto casa poteva finire sotto una macchina. Invece lassù non è successo niente. Riflettete, toglietevi i pregiudizi dalla testa e pensate diversamente. La storia di Nicola può insegnare qualcosa a tutti se non si resta ancorati alla superficie”. Domenico Fantini, coordinatore dell’Associazione ‘Campi aperti per la sovranità alimentare’ di cui fa parte la famiglia Tanturli racconta i due giorni in cui la comunità si è mobilitata per ritrovare il piccolo Nicola.
Il giornalista chiede a Fantini come sono andate le ricerche: “C’ero io e una ventina di nostri associati. Noi ci sentiamo prima di tutto comunità di persone, poi produttori e innamorati della terra. Quando qualcuno ha un bisogno ci mobilitiamo. I nostri valori sono solidarietà e mutualismo; al di là di fare i mercati prima di tutto viene il rispetto reciproco per chi siamo e per le nostre storie”.
“E’ una famiglia normalissima, non ha nessun problema. I genitori hanno deciso di vivere in Mugello a contatto con la natura per rispettarla prima di tutto. A voi vi sembra strano che una famiglia decida di vivere così… Ma sono io a chiedere a voi ma come fate a vivere in una scatola di cemento dentro un palazzo di dieci piani…. Noi sappiamo che i nostri primari riferimenti sono aria, acqua, sole. E di conseguenza viviamo in equilibrio con questi elementi. Voi andate in tilt se non c’è la connessione social, noi ci muoviamo e calibriamo le attività in base al sorgere e al tramontare del sole”
Sul fatto che sembrava non esserci una eccessiva preoccupazione attorno alla scomparsa del bimbo, quasi come se dessero per scontato un suo ritrovamento, l’uomo ha risposto: “Noi siamo abituati a fare, prima di disperarci abbiamo detto diamoci una mossa e andiamo a cercare in ogni dove. Eravamo seri, tutti preoccupati”











