Bramante a Milano

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Bramante, considerato l’innovatore dell’architettura rinascimentale e poi divenuto pittore: a lui è dedicata la mostra “Bramante a Milano”, fino al 22 marzo’15, presso la Pinacoteca di Brera a Milano, che ospita la sua opera quasi al completo.

Bramante era un eclettico, ovvero sapeva fare quasi tutto: era un poeta, commentatore di  Dante, cosmografo, ingegnere,… Si era perfettamente inserito nell’ambiente dell’aristocrazia milanese e per essa aveva eseguito cicli decorativi secondo nuovi sistemi architettonici  con una nuova vivacità espressiva di volti e gesti. Per questi ed altri aspetti fu affiancato a Leonardo da Vinci, di cui era oltretutto contemporaneo nella stessa Milano. Fu non solo “esecutore di spazi”, ma  “inventore di decorazioni nuovissime anche a misura urbana”. Inoltre fece da mediatore tra Milano e l’talia Centrale.

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Di lui scrisse nel 1494 l’amico e mecenate Gaspare Ambrogio Visconti: “quanto (è) Bramante al mondo hom singolare…”

Egli era nato a Urbino presso la corte di Federico da Montefeltro. Nel 1477 arrivò a Bergamo e poi a Milano, in un momento molto difficile per il Ducato, quando stava cominciando la scalata al potere Ludovico il Moro. Appena giuntovi, Bramante fu coinvolto nel lavoro di S.Maria preso S.Satiro, un santuario nato sulla base di un’immagine miracolosa della Vergine, vicino ad un antico tempietto altomedioevale.(1478). Lavorò per Giacomo Trivulzio e Filippo Eustachi alla corte di Ludovico il Moro e restò ospite di Gaspare Ambrogio Visconti fino al 1492. Poi gli impegni aumentarono: fu chiamato per il Duomo di Pavia, la Canonica di S.Ambrogio, la tribuna di S.Maria delle Grazie, il palazzo e la magnifica piazza di Vigevano.

Tuttavia rimase sempre piuttosto indipendente  dalla Corte degli Sforza. Secondo il Vasari “se ne venne a Roma innanzi lo anno santo del MD, forse a causa della morte del suo amico G.Ambrogio Visconti , prima che i Franco-Veneti facessero crollare il Ducato di Milano.

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Una “figura eroica contro lo sfondo architettonico” ne rivela già la sua impostazione sulla base dello stile di Pollaiolo, Botticelli e Verrocchio, che erano presenti nel palazzo di Urbino. Considerato “pittore valente” come discepolo del Mantegna,qui era cresciuto, si era formato osservando la pittura prospettica di Pier della Francesca, come rivela la Pala Montefeltro, seguendo gli interessi matematici e umanistici del Duca e di uno dei maestri più insigni del Quattrocento: Leon Battista Alberti.
A Bergamo Bramante ebbe l’incarico di decorare la facciata del palazzo del Podestà dai rettori veneziani che governavano la città, all’epoca sotto il governo della Repubblica di Venezia. La facciata grazie a lui divenne una loggia tridimensionale , al cui internò egli realizzò i sette saggi dell’antichità, i sette filosofi greci, in memoria ai principi a cui si ispirava La Repubblica Serenissima di Venezia.

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A Milano Matteo de Fedeli, il più grande miniatore rinascimentale lombardo, fu incaricato di trasferire su lastra metallica un disegno di Bramante. Il rilievo era stato realizzato per l’altare di una chiesa: è una Natività con angeli  dorati e pastori, mentre sullo sfondo le architetture classiche rivelano inevitabilmente lo stile bramantesco. Il Trittico della Madonna con il Bambino e un angelo, S.Leonardo e S.Bernardo, appartiene a Butinone. Egli si ispirò a Bramante soprattutto nelle nicchie dorate oltre che nel rendere l’idea della fisicità del Bambino. La casa di Gaspare Ambrogio Visconti , nei pressi di S.Ambrogio, fu decorata da Bramante verso la metà del 1480 con cicli di affreschi ispirati ai loro dialoghi sapienti ma anche spiritosi. I documenti dell’epoca riveano che c’era una camera decorata con alberi e altre con animali…, una stanza detta “dei baroni.…”,ovvero celebri spadaccini, che riprendevano il tema”eroico”. La statua di “giovane armato” in origine stava sul loculo in alto della cappella-mausoleo costruita per Bartolomeo Colleoni, capitano dell’esercito veneziano. Tra gli uomini d’arme invece  si distinguono il volto espressivo de“l’uomo dell’alabarda”,e  “l’uomo della mazza”, figura intera dal maestoso mantello e i lineamenti di fanciullo coronati da una morbida capigliatura di ricci , somigiante quasi a un angelo….Nobile e severo, colpisce anche il volto dell'”uomo con barba e elmo“, mentre il “Poeta laureato cantore” sorprende di nuovo per il viso dolce , contornato di ricci dorati ed il ricco abbigliamento rinascimentale: nell’insieme anch’esso pare quasi angelico…L’antichità e i suoi valori trionfano nel dipinto dei filosofi Eraclito e Democrito che discorrono insieme intorno ad un mappamondo.Infine, proprio nell’affresco di S.Maria di Brera, “Il Martirio di S.Sebastiano”,giovane dalla bellezza eterea, e lo sgurdo colmo di pena in contrasto con quello crudele del suo aguzzino,  viene ripresa da Vincenzo Foppa la poetica espressiva di Bramante.

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Il” Cristo alla colonna” rievocato da Lomazzo presso l’Abbazia di Chiaravalle pare ispirarsi al Mantegna. La luce che viene dalla finestra rimanda al sacrificio Eucaristico, mentre nitido, quasi scolpito nel suo pallore appre il  volto sofferto del Signore, in cui risaltano gli occhi di un azurro cristallino. Ispirandosi a sperimentazioni prospettiche di Bramante, Ambrogio Bergognone dipinse la Madonna Allattante , dallo stupendo manto azzurro rifinito in oro, e il volto dalle linee perfette, concentrato sul suo Bambino. Essa è parte del polittico degli Evangelisti alla Certosa di Pavia, così come il quadro di “Salvator Mundi“, con le tre dita alzate. A lui si ispirarono anche il Bramantino (“La Crocifissione“) e Marco Longobardi nella dolcissima “Adorazione del Bambino e sogno di S.Giuseppe”.

 

Le vicende trattennero Bramante a Milano fino al 1499, quando partì definitivamente per Roma.

Grazia Paganuzzi