Casa Manzoni a Milano

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Forse non tutti sanno che dietro via Manzoni a Milano, in via del Morone, abitò per sessant’anni, dal 1813 al 1873, Alessandro Manzoni, l’autore del Romanzo per eccellenza,”I Promessi Sposi”. Così egli introdusse “il romanzo storico” e “per purificare la lingua” si dice che ” andò a lavare i panni nell’Arno” a Firenze,la patria di Dante,là  dove nacque la vera lingua italiana.
La sua casa è stata riaperta al pubblico dopo un lungo restauro esattamente un anno fa, il 3 ottobre 2015, rimessa a nuovo proprio come i primi anni dell’Ottocento, grazie al sostegno dell’Intesa San Paolo.

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Così si può entrare nel cuore stesso della vita di Alessandro Manzoni e un po’ nella sua anima in questa casa tipicamente ottocentesca, che ne testimonia abitudini, rapporti familiari,sentimenti e le relazioni di amicizia più intime, nell’ambiente che fu testimone della nascita in lui del Romanzo: “I Promessi Sposi”, oltre che dei versi delle sue poesie dallo spirito ricco di ideali patriottici, come “In marzo 1821”.Egli fu cantore anche della memoria di un personaggio tanto grande quando discusso e conflittuale come Napoleone Bonaparte  ne “Il 5 maggio”,  autore di numerosi saggi, e delle tragedie, “L’Adelchi” e “Il Conte di Carmagnola”, i  suoi scritti più famosi.

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Dopo essere  stati accolti dal suo ritratto più celebre, di Hayez, nel vasto salone in stile ‘800, si ritrova la sua persona più intima nel suo studio, dove davanti al caminetto, si adagiava in poltrona a parlare col suo caro amico Antonio Rosmini, che fu a lungo suo ospite…, o scriveva e leggeva alla sua scrivania, dove si trovano ancora i suoi oggetti…

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Nella grande sala aveva l’abitudine ad una certa ora del giorno di ritrovarsi con la sua prima moglie, Enrichetta Blondel, e i suoi numerosi figli. Con loro viveva la madre di Alessandro, Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria, l’autore di “Dei delitti e delle pene”, contro  la pena di morte. Con lei egli recuperò il rapporto da adulto, dopo aver trasorso l’infanzia col padre, a Lecco, nella villa del Caleotto, i luoghi che lo ispirarono in modo inequivocabile per l’ambientazione del suo romanzo. Quando l’amata Enrichetta morì, dopo alcuni anni sposò in seconde nozze la vedova Teresa Stampa, che si trasferì qui col suo unico figlio.

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In fondo al salone si apre la camera da letto dove egli morì, in grande semplicità. Era sempre stato molto religioso, profondamente tormentato da sensi di colpa e il bisogno di sentire il perdono e la misericordia per trovare la pace. Per la sua morte Giuseppe Verdi scrisse la Messa da Requiem come estremo saluto a quello che era stato uno spirito a lui profondamente unito da affinità di sentimenti e di ideali. Noi lo ricordiamo in quel passo pronunciato da Lucia ne”I Promessi Sposi” di “Addio Monti…”,uno dei vertici maggiori della sua opera in cui raggiunse la poesia vera, nel saluto ultimo ai luoghi dell’affetto, dell’amore, della vita passata…

Casa Manzoni è anche sede del centro di Studi Manzoniani, come testimonia la ricca Biblioteca.L’attuale facciata fu rifatta nel 1864  con le eleganti decorazioni in cotto, in particolare della porta e il balconcino, per volontà del Manzoni stesso, dopo l’Unità d’Italia.

Si può visitare dal martedì al venerdì, dalle ore 10 alle 18, e il sabato dalle 14 alle 18.

Grazia Paganuzzi

 

Sono una giornalista pubblicista dal 1991 laureata in Pedagogia, specializzata in turismo culturale: antichi centri storici e borghi d'arte, residenze d'epoca, castelli, mostre d'arte, storia e musica... Ho viaggiato in Italia, Area Mediterranea, Europa e Centr'America. Ho un mio sito: "voyagedart.com".
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