Coronavirus e Didattica a Distanza: il punto di vista delle insegnanti

Didattica a distanza pareri professionali da Nord a Sud

Ci sono capitoli della storia che hanno delineato tempi tristi come quello che l’Italia sta attraversando in quest’anno 2020 targato Coronavirus. Sembra che il mondo si sia fermato : dalla chiusura temporanea delle attività commerciali al divieto delle passeggiate al parco. La voce del Presidente dello Stato Giuseppe Conte  pronuncia un solo consiglio ovverosia IO RESTO A CASA che dopo tanti richiami è divenuto un vero e proprio Decreto irremovibile con tanto di regole, pena sanzioni in caso di violazione con carattere anche penale. È nell’interesse e nella tutela della salute dell’Umanità il rispetto del DPCM del Presidente Conte poiché si è dinnanzi ad un’epidemia che sta interessando tutto il Globo Terrestre. IO RESTO A CASA è diventata la FRASE bandiera dei Vip nei vari videomessaggi rivolti ai fan nonché a tutti i followers. Ma questa frase fa presto a divenire uno slogan altresì un messaggio virale sino a riempire a mò di scherno i video di molteplici Applicazioni d’uso fra la popolazione giovane e cyber. E pensando a questi ultimi balza all’attenzione un interrogativo sul destino della formazione scolastica di ciascun giovane. E la scuola? Lucia Azzolina ha chiosato “la scuola non si ferma”. Da sostenitrice di tale messaggio assertivo, la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, seppur dietro la critica di un probabile fallimento, persegue nella sua idea promulgando un’ Ordinanza di prosecuzione del programma scolastico con l’aiuto prezioso della Didattica a Distanza. E se nei social compaiono messaggi di diniego dinnanzi a tale misura, la componente direttamente interessata, insegnanti e alunni, si sofferma sulla positività della Didattica a Distanza. Si è voluti raggiungere la voce di chi insegna da Nord a Sud, formulando due semplici domande:

Domanda 1 -Come viene affrontata la Didattica a Distanza? Riesce a raggiungere gli alunni oppure crea più dispersione nell’apprendimento?

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Domanda 2-Mi può dire il suo pensiero in merito a questa misura voluta dal Ministro dell’Istruzione?

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PARMA – ISISS MAGNAGHI- SOLARI 

Eugenia Fausta TROPEANO – INSEGNANTE  STORIA E ITALIANO NEL BIENNIO

Risposta Domanda 1

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“I giovani secondo me dovrebbero essere sempre al centro dell’esistenza degli adulti e non solo quando si presentano situazioni di crisi o emergenza come questa che stiamo vivendo.   All’inizio di questa emergenza si dice che è stato necessario impartire ordini severi perché alcuni giovani si sono lasciati andare alla movida invece di rimanere a casa. Si dice anche che altri giovani sono scappati dal Nord Italia per ritornare a casa, rischiando di portare il contagio nelle regioni del Sud. Di nuovo in Italia come sempre i giovani vengono visti come un problema. Eppure so che non è così, grazie alla mia esperienza di insegnante so che appena è stato possibile attivare le aule virtuali on-line, i miei alunni e non solo, erano presenti. La scuola per i ragazzi è determinante, soprattutto quando scoprono di non poterla più avere. Ho alunni che prima venivano a scuola disinteressati, adesso sono i primi a partecipare alle mie lezioni online e a inviarmi i compiti. Perché quando la vita “barcolla”, ci attacchiamo alle cose che ci sostengono e ci danno forza. Alle cose che ci aiutano a definire in cosa consistiamo. I miei ragazzi in questo momento d’incertezza vogliono la scuola, vogliono che sia tutta per loro, che li aspetti, vogliono poter rientrare presto per parlare con  i loro amici/compagni e con gli insegnanti. Vogliono come noi il nostro presente e con esso costruire il nostro futuro. Ma ho più volte parlato con i miei ragazzi, grazie alle aule virtuali online, che il presente adesso è diverso, che va accettato questo momento e dobbiamo cercare di viverlo con più serenità possibile. I ragazzi hanno una voglia immensa di vita, di senso, di comprendere la realtà, sono curiosi e ci pongono mille domande. Il Coronavirus specie a noi insegnanti e anche ai genitori, ci sta chiedendo di essere persone diverse, non soltanto fino a quando l’epidemia passerà. Questa situazione sta rapidamente cambiando il nostro essere e anche quello dei ragazzi. Stiamo diventando tutti diversi da ciò che eravamo. E quando l’identità cambia non si può tornare quelli di prima. Sostenuti dai genitori e da noi insegnanti, i ragazzi sapranno fare occasione di cambiamento. Saranno  capaci di costruire il futuro dalle minacce della realtà.  Ho notato ad esempio che stanno imparando un nuovo modo di fare scuola; si aiutano molto tra di loro (facendo i compiti insieme grazie alle videochiamate). Stanno imparando ad usare internet non solo per chattare o andare ​su Instragram e  Tik Tok ma anche per ricordare chi era Dante Alighieri e quali importantissime opere scrisse. Hanno imparato anche a diventare volontari per aiutare gli anziani a fargli la spesa; hanno imparato a raccogliere fondi per gli ospedali. Hanno imparato, in alcuni casi, ad insegnare ai professori più anziani come usare al meglio le nuove tecnologie con le quali non hanno ancora tantissima dimestichezza”.

Risposta Domanda 2

“Affermo che credo nella didattica a distanza sia perché coinvolge tutti sia perché ci aiuta a ripensare insieme ai giovani un nuovo mondo digitale; in quanto grazie al pc e al cellulare posso camminare insieme ai miei ragazzi cercando di insegnare loro ad avere paura senza terrore. La paura attiva le difese naturali e va gestita. Il terrore paralizza e va sconfitto. Per questo motivo, invito tutti gli insegnanti d’Italia ad ascoltare i loro ragazzi e a donare loro parole sincere e di gioia! Perché dobbiamo ricordarci tutti che come il grano cresce con un seme l’uomo cresce solo insieme!”.

COSENZA – ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE MONACO

Donatella D’AMBROSIO – DOCENTE SCUOLA SECONDARIA

Risposta Domanda 1

“Sono una docente dell’Istituto Tecnico Industriale Monaco, una scuola secondaria che ha tra i vari indirizzi anche quello informatico. Già da due anni, per la lungimiranza del Dirigente, prof. Florio e del suo staff, tutti gli alunni (oltre 1000) sono stati dotati di una gmail e sono state costituite classi virtuali. Questo ha consentito prima dell’emergenza COVID-19 di utilizzare CLASSROOM per riformulare in modo nuovo e innovativo la lezione, attraverso la condivisione di materiali e l’accesso a contenuti digitali, integrando nuove modalità di fruizione della lezione rispetto alla didattica tradizionale. Senza dubbio, dunque, siamo partiti più avvantaggiati rispetto a molte altre scuole della regione e , dunque, con un piccolo margine d’esperienza ritengo che sicuramente la Didattica a Distanza sia un ottimo strumento per affiancare la didattica tradizionale ma non credo che possa sostituirla in toto. Sebbene, infatti, il Ministro dica e invogli   sostenendo che la didattica a distanza  rappresenti una sfida, un’opportunità, noi partiamo da alcuni dati certi. Il primo dato certo è senza dubbio il carattere empatico della comunicazione tra docente e discente. Lo sguardo, la modulazione del tono di voce, la pausa in un discorso, anche la stessa momentanea distrazione del ragazzo sono fondamentali all’interno di una lezione per lo stretto rapporto che lega affettività, motivazione e apprendimento, poiché le variabili affettive esercitano un’azione rilevante nei processi di conoscenza, comprensione e socializzazione che avvengono nell’ambiente scolastico. Sicuramente il secondo dato certo è che non tutti gli studenti si collegano allo stesso modo e non tutti gli studenti si applicano allo stesso modo per cui rischiamo di creare una categoria di studenti di serie A dotati di tutti gli strumenti (PC, Connessione) e di serie B, cioè studenti privi di ogni strumentazione. Sostanzialmente rischiamo di accentuare le difficoltà, la disomogeneità che già sono fisiologiche in una classe. Rischiamo di creare una grossa disparità in termini di accesso che una scuola pubblica, che deve garantire la formazione dell’uomo e del cittadino nella sua globalità, non può assolutamente permettersi”.

Risposta Domanda 2

“Certo, c’è d’aggiungere che in questo stato di emergenza non esiste alternativa. Per cui, a questo punto, ben venga la  Didattica a Distanza intesa come didattica legata ad uno strettissimo stato di necessità e di emergenza, perché in questo senso è chiaro che noi docenti  rimaniamo ancora dei piccoli fari per i nostri alunni e i compagni di classe rappresentano un ancoraggio ad una pseudo normalità perduta. Collegarsi per la video lezione o svolgere i compiti diventa allora fondamentale perché rappresenta un impegno mentale per i nostri ragazzi che in questo momento così delicato della loro adolescenza rivisitano se stessi, modulano i loro tempi, dilatano le loro giornate. Collegarsi per vedere il prof. diventa un po’come accendere una pila quando si brancola nel buio e provare a ritrovare la strada maestra. Possiamo dunque lungamente criticare la Didattica a Distanza , ma in questo momento turbolento, di inquietudine e di timore, il prof è il magister vitae, colui che ascolta, placa le ansie, offre possibilità, apre nuovi scenari e anche se a distanza, rappresenta una vera e propria ANCORA DI SALVEZZA”.

COSENZA – I.C. CASALI DEL MANCO 1

Maria Grazia ALECCE – DOCENTE SCUOLA SECONDARIA

Risposta Domanda 1

“Per quanto riguarda il mio pensiero sulla Didattica a Distanza  è simile alla mia collega Donatella D’ambrosio. Il  dirigente scolastico  insieme al team docente dell’ Istituto Comprensivo, dopo il  DPCM del 4 marzo  che contemplava le misure di contenimento del Covid-19 e quindi la sospensione delle attività didattiche , ha sùbito predisposto collegamenti attraverso App come Google Meet di Didattica a Distanza per la fruizione degli apprendimenti a tutti i discenti, i quali hanno risposto con molto entusiasmo a questo nuovo modo di apprendere. Siamo comunque nell’era dei nativi digitali e l’approcciarsi a questo modo  di fruizione degli apprendimenti non è pesato affatto. Insieme agli altri docenti del mio istituto abbiamo sottolineato come la Didattica a Distanza abbia suscitato vivo interesse anche in quegli alunni che non amavano la scuola”.

Risposta Domanda 2

“Certo non pochi sono stati agli inizi gli ostacoli per raggiungere anche quelle famiglie  che non disponevano di dispositivi elettronici come un Pc o Tablet ma attraverso lo smartphone è bastato un semplice click sul link per aprire questa finestra con i docenti. Da sottolineare che la Didattica a Distanza non può certo sostituire il contatto umano ma in questo forte stato di emergenza e di pericolo per tutto il mondo, essa si è rivelata utilissima”.

COSENZA – ISTITUTO COMPRENSIVO F. GULLO

EMILIA PARROTTA – INSEGNANTE DI SOSTEGNO

Risposta Domanda 1

“La Didattica a Distanza è l’unica risposta possibile in una situazione emergenziale. Inizialmente noi docenti eravamo un pò spaventati, ma poi abbiamo capito che in qualche modo bisognava validare l’anno scolastico e mantenere un contatto con i nostri alunni. Le modalità sono diverse e dipendono dalla disponibilità degli alunni e delle famiglie ad accedere agli strumenti tecnologici necessari ( PC, accesso alla rete internet). Nella mia scuola stiamo utilizzando Whatsapp, di gran lunga più accessibile e familiare per i nostri bambini. Attraverso le video chiamate per piccoli gruppi riusciamo a mantenere più vivo il legame affettivo. Quello che voglio sottolineare  è che non è solo un invio asettico di compiti da svolgere. Nella scelta delle attività stiamo cercando di dare ampio spazio all’aspetto emotivo di questa esperienza chiedendo ai bambini di esprimere le loro emozioni in semplici testi, resoconti, poesie, disegni, raccolta di video ed immagini. Il nostro sforzo comune è quello di aiutarli a riflettere sull’esperienza che stanno vivendo per aiutarli a coglierne un insegnamento straordinario: il valore della solidarietà, del rispetto delle regole, del sentirsi parte di una comunità che sta soffrendo incredibilmente”.

Risposta Domanda 2

“La Didattica a Distanza nel suo complesso non può sostituire l’ambiente educativo e di apprendimento della scuola, ma in futuro, se ben potenziata e diffusa, potrebbe dare risposte valide per tanti soggetti che potrebbero averne necessità: alunni ospedalizzati, ragazzi con bisogni educativi speciali ecc. Nel complesso, i bambini stanno rispondendo in modo positivo, la stragrande maggioranza continua a lavorare e ad apprendere. Coloro che hanno difficoltà e che non si lasciano coinvolgere ci sono sempre,ma non è certo imputabile alla modalità di insegnamento… Personalmente penso che non ci si debba preoccupare più di tanto; alla fine di questa vicenda i nostri ragazzi avranno imparato molte più cose da questa esperienza che dai libri di scuola. Quello che sta accadendo sta cambiando il mondo, il nostro modo di vivere, le nostre priorità ed i ragazzi alla fine riusciranno ad apprezzare tante cose che prima davano per scontate. Ne verrà fuori una società diversa, provata, ferita, spaventata ma sicuramente più umana e consapevole”.

Ed infine l’insegnante Parrotta aggiunge una piccola nota

“La situazione dei bambini disabili è più difficile perché l’isolamento dai compagni e dalla comunità scolastica ha un peso maggiore. Ma le famiglie e gli insegnanti tutti stanno facendo il possibile per mantenere vivo il dialogo educativo”.

Dalle testimonianze delle insegnanti precedentemente citate risalta un sano e incondizionato affetto per il futuro scolastico dei propri alunni a tal punto da scendere a compromessi con la tecnologia nella linea Didattica a Distanza. Si ringraziano le insegnanti Tropeano, D’Ambrosio, Alecce e Parrotta per aver prestato la loro preziosa collaborazione e non ci resta che augurare loro buon lavoro, anzi buon SMART WORKING!