Coronavirus: l’ombra di un nuovo lockdown a Madrid

Dopo circa tre mesi dalla fine dello stato d'emergenza, il governo spagnolo delibera nuove norme per la capitale.

La decisione è stata presa da Isabel Díaz Ayuso, presidente della comunità di Madrid dal 2019, la quale reintroduce nella città molte delle restrizioni viste in pieno stato d’emergenza.

Dopo alcuni giorni di dovuta prudenza, infatti, la rappresentante del Partido Popular, ha deciso per la creazione di nuove zone d’emergenza.

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Nuove zone rosse nella capitale

I nuovi contagi degli ultimi giorni, con quasi 5000 casi ogni 24 ore, avevano già fatto presagire l’arrivo di nuove norme, ma in pochi si aspettavano il ritorno alla quarantena.

Si parla ora di circa 850mila persone sotto controllo, le quali potranno uscire di casa solo per cause di forza maggiore, ovvero per andare al lavoro, a fare la spesa e simili.

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Sei sono i quartieri dichiarati zona d’emergenza dal governo: in essi il virus risulta infatti più diffuso e perciò vi si potrà uscire solo potendo dimostrarne la più assoluta necessità.

Oltre a ciò, ulteriori norme ad hoc per tali zone rosse prevedono la chiusura obbligata dei bar alle ore 22, mentre il numero massimo negli incontri privati è fissato a 6 persone. Nel caso di violazione di queste nuove norme si parla di multe oltre i 600 euro.

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Nuovo lockdown, nuove proteste

Insomma, la situazione madrilena somiglia molto a una versione ridotta della quarantena sperimentata da noi italiani questa primavera, e, come prevedibile, non tutti sono d’accordo.

Alla Radio Nazionale ha parlato una madre di tre figli, ecuadoregna, la quale ha messo in evidenza come le famiglie più povere, numerosissime nelle zone rosse, abbiano difficoltà enorme a rispettare il distanziamento domestico.

In sostanza, se un membro della famiglia si ammala, tutti gli altri faranno probabilmente lo stesso.

Nascono, anche da voci come questa, le proteste di associazioni umanitarie le quali vedono un atteggiamento ghettizzante da parte del governo spagnolo, reo di aver costretto la popolazione più povera a un ulteriore distanziamento dal resto della città.

Per concludere il quadro di reazione cittadina alle nuove disposizioni, si devono considerare i gruppi negazionisti del Covid. Già quest’estate avevamo visto grandi cortei di persone che, incuranti del virus, scendevano in piazza per protestare alle restrizioni governative.

Probabilmente non si è ancora dato abbastanza tempo a tali gruppi per scendere in piazza, ma già si vedono prime grandi infrazioni. Ad esempio, a Saragozza, è stato scoperto un bar dove, a porte e saracinesche chiuse, svariate persone festeggiavano senza rispetto del nuovo stato d’emergenza.

Il lockdown sembra necessario

Tuttavia, nonostante le proteste da una parte e l’incuranza di alcuni dall’altra, era da molti giorni che si percepivano necessarie delle nuove norme.

Era anzi stata la stessa Ayuso a voler mantenere per del tempo dei limiti alle ordinanze per evitare le proteste cittadine e una ricaduta economica.

Ora però pare che proprio per voler ovviare a queste due possibilità un nuovo lockdown sia d’obbligo, a fronte di numeri sempre più preoccupanti, i quali il governo, con queste ultime restrizioni con termine previsto tra 14 giorni, spera di poter ridurre.

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Davide Zanettin
Davide Zanettin
Sono Davide Zanettin, ragazzo di 21 anni e studente presso l'università di Trento. L'interesse per il giornalismo e la mia passione nello scrivere nascono anzitutto dalla voglia di esprimermi, obiettivo che mi pongo sempre nei miei articoli con cui cerco di informare mantenendo la maggiore obiettività possibile.

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