“Da Giotto a De Chirico – I Tesori nascosti” in mostra a Catania

fino al 20 maggio 2018 presso il Castello Ursino saranno esposti i più grandi capolavori dell'arte dal Rinascimento all'Arte Metafisica.

Il meraviglioso Castello Ursino di Catania fino al 20 maggio 2018 è teatro della mostra “Da Giotto a De Chirico. I Tesori nascosti” curata da Vittorio Sgarbi.

Il progetto è di Contemplazioni, con il patrocinio del Comune di Catania, promossa da Fenice Company Ideas e dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, con il sostegno di SAC e di Confcommercio Catania, SNAG, FIT e Sostare.

L’arte raccontata in questa raccolta di opere pittoriche e scolpite va dal XII secolo fino all’età contemporanea. L’obiettivo principale di questa esposizione è quella di unire in un unico percorso una serie di preziosissimi tesori ‘nascosti’ dell’arte italiana. L’itinerario va da Giotto, il rivoluzionario della pittura, fino a De Chirico, grandissimo appassionato di arte antica che è il maggiore esponente della pittura metafisica.

In questo viaggio artistico sono presenti circa sette secoli, dalla fine del Duecento alla metà del Novecento, con un’evoluzione degli stili e delle correnti.

La mostra offre una grandissima panoramica sui soggetti dagli artisti, dai temi sacri fino a quelli allegorici e mitologiche, e dal genere di ritratto personale sino alla natura morta.

Tra le opere più importanti troviamo “la Madonna” di Giotto e due teste marmoree, “la Madonna in trono con il Bambino” di Antonello de Saliba, la “Madonna in gloria con i santi Antonio da Padova e Michele Arcangelo” di Severo Ierace, “la Vergine Maria” di Paolo Veronese, “Maddalena addolorata” di Caravaggio, “Ercole e Onfale” di Giovanni Francesco Guerrieri, “Santa Caterina da Siena adora il Crocifisso” di Giovanni Battista Caracciolo, “Allegoria dell’inverno” di Giusto Le Court che spaziano dal rinascimento al XVII secolo.

Natività di Cristo” di Ignaz Stern, “Oro di Pompei” di Domenico Morelli, “Piccolo cantiere” di Francesco Lojacono che spaziano dal 1700 alla fine del XIX secolo.

Al Novecento tra le opere più significative ricordiamo “Il vecchio padre” di Antonio Mancini, “Il vaso giapponese” di Camillo Innocenti, “I bagni misteriosi” di Giorgio de Chirico, “Damigiana e bottacino (natura morta nordica)” di Renato Guttuso.

La caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative”. Così Vittorio Sgarbi descrive il mistero del collezionismo: “l’interesse per ciò che non c’è”.