Diritto

Danni causati da un cane: puoi ottenere il risarcimento se non sai chi è il proprietario? La Cassazione chiarisce quando è possibile

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce quando è possibile ottenere il risarcimento per i danni causati da un cane e quali prove sono indispensabili

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Quando un cane provoca un incidente o aggredisce persone o animali, la prima domanda che molti si fanno è sempre la stessa: chi ha subito il danno può ottenere il risarcimento anche se non conosce il proprietario del cane?

La risposta, almeno secondo una recente decisione della Corte di Cassazione, è tutt’altro che scontata.

Con l’ordinanza n. 23026 del 10 luglio 2026, la Suprema Corte ha ribadito un principio molto importante: non basta dimostrare di aver subito un danno provocato da un animale, ma è necessario provare anche chi ne era il proprietario oppure chi lo aveva in custodia o lo stava utilizzando al momento dei fatti.

Si tratta di una decisione che riguarda un caso di caccia, ma il principio può essere applicato anche a molte altre situazioni della vita quotidiana, come l’aggressione di un cane, un incidente stradale causato da un animale o i danni provocati a un altro animale domestico.

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Il caso: un gregge distrutto durante una battuta di caccia

La vicenda esaminata dalla Cassazione risale al 19 novembre 2005. Durante una battuta di caccia al cinghiale, un gregge di pecore venne aggredito da numerosi cani. Secondo il proprietario dell’allevamento, l’attacco provocò conseguenze gravissime: molte pecore, arieti e agnelli morirono sul posto, altri animali dovettero essere abbattuti per le gravi ferite riportate, numerose pecore abortirono e la produzione di latte diminuì drasticamente.

Il danno economico era enorme e superava i 378.000 euro. Per questo motivo l’allevatore citò in giudizio alcuni componenti delle squadre di caccia coinvolte e le rispettive compagnie assicurative, sostenendo che i cani impiegati durante la battuta fossero gli autori dell’aggressione.

Perché i giudici hanno negato il risarcimento

Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello hanno respinto la domanda di risarcimento in quanto “non era stato possibile identificare con certezza i cani che avevano provocato l’attacco e, soprattutto, non era stato dimostrato a chi appartenessero oppure chi li avesse in custodia. In altre parole, il danno era stato denunciato, ma mancava una prova fondamentale per attribuire la responsabilità a una persona precisa.

L’allevatore ha quindi deciso di ricorrere in Cassazione, sperando di ribaltare la decisione.

La Cassazione: senza questa prova il risarcimento può essere negato

Anche la Corte di Cassazione ha dato ragione ai giudici dei primi due gradi di giudizio. Secondo la Suprema Corte il risarcimento va negato stante: “l’assenza di prove sull’identità dei cani e sulla loro riconducibilità ai soggetti chiamati in giudizio.

Senza questo collegamento non può essere applicata la responsabilità prevista dall’articolo 2052 del Codice civile.

In pratica, non è sufficiente dimostrare che il danno è stato causato da alcuni cani. Occorre anche dimostrare chi aveva il potere di controllo su quegli animali.

Cosa dice l’articolo 2052 del Codice civile

La norma che disciplina questi casi è l’articolo 2052 del Codice civile che sancisce espressamnete: il proprietario di un animale, oppure chi se ne serve per un proprio interesse, risponde dei danni provocati dall’animale, salvo che dimostri il caso fortuito.

Questa responsabilità è molto rigorosa, ma non significa che il risarcimento venga riconosciuto automaticamente.

Prima di tutto bisogna infatti individuare il soggetto responsabile.

Se non è possibile capire chi fosse il proprietario o l’utilizzatore dell’animale, il giudice non può condannare nessuno al pagamento del risarcimento.

La Suprema Corte fissa un ulteriore principio: essere presenti non significa essere responsabili

Uno dei passaggi più interessanti dell’ordinanza riguarda proprio la battuta di caccia.

La Cassazione spiega che non tutti i partecipanti possono essere considerati automaticamente responsabili dei danni provocati dai cani.

Per essere ritenuto “utilizzatore” dell’animale è necessario esercitare un concreto potere di governo e controllo sul cane.

Di conseguenza, chi partecipa semplicemente alla battuta senza condurre o gestire gli animali non può essere chiamato a risarcire il danno soltanto perché appartiene alla stessa squadra.

Questo principio vale anche fuori dal mondo della caccia

La decisione della Cassazione non interessa soltanto i cacciatori. Lo stesso principio può applicarsi anche a molti episodi che avvengono nella vita di tutti i giorni. Pensiamo, ad esempio, a un cane che morde un passante, provoca un incidente in strada oppure aggredisce un altro animale domestico. In tutte queste situazioni chi chiede il risarcimento dovrà dimostrare: – che il danno è stato realmente causato dall’animale; chi era il proprietario oppure chi aveva la custodia o l’utilizzo dell’animale.

Se manca una di queste prove, la richiesta di risarcimento potrebbe essere respinta.

Cosa fare se un cane provoca un danno? il consiglio dell’avvocato

Questa ordinanza, senza sforzarci ulteriormente, ci fornisce delle indicazioni chiare: raccogliere prove!!!.

Fotografie, video, testimonianze, l’intervento delle forze dell’ordine, della polizia locale o dei servizi veterinari possono aiutare a identificare l’animale e il suo proprietario.

Più elementi vengono raccolti nell’immediatezza dei fatti, maggiori saranno le possibilità di ottenere il risarcimento.

Per ottenere un risarcimento è indispensabile dimostrare con precisione sia il danno subito sia il collegamento tra l’animale e la persona chiamata a risponderne. Questo il principio sancito dagli Ermellini.

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