cibo scaduto

Vendere cibo scaduto è reato? Cosa dice la legge e quali rischi si corrono

Normativa, sanzioni e differenza tra data di scadenza e termine minimo di conservazione

La vendita di alimenti scaduti è un tema molto delicato perché riguarda direttamente la tutela della salute dei consumatori. Molte persone si chiedono se sia sempre illegale vendere prodotti oltre la data indicata sulla confezione o se esistano situazioni in cui la vendita è comunque consentita.

La normativa italiana ed europea distingue tra diverse tipologie di date presenti sugli alimenti e prevede sanzioni che possono essere amministrative oppure penali. In alcuni casi infatti vendere cibo scaduto può configurare un vero e proprio reato.

La differenza tra data di scadenza e termine minimo di conservazione

Per capire se vendere un alimento scaduto sia un reato bisogna prima distinguere tra due indicazioni presenti sulle confezioni.

Data di scadenza

La data di scadenza, indicata con la dicitura “da consumare entro”, riguarda alimenti molto deperibili che possono diventare pericolosi dopo un certo periodo.

Dopo questa data l’alimento potrebbe non essere più sicuro per la salute.

Termine minimo di conservazione

Diverso è il termine minimo di conservazione, indicato con la frase “da consumarsi preferibilmente entro”.

In questo caso la data indica il periodo entro cui il prodotto mantiene le sue caratteristiche di qualità come sapore, consistenza e aroma.

Superato questo termine il prodotto potrebbe perdere alcune qualità ma non è necessariamente pericoloso per la salute.

Vendere prodotti oltre il termine minimo di conservazione

Secondo la giurisprudenza, la semplice vendita di un alimento con termine minimo di conservazione superato non costituisce automaticamente un reato.

In molti casi si tratta di una violazione amministrativa che può comportare una sanzione economica. Questo perché il termine minimo di conservazione riguarda principalmente la qualità del prodotto e non la sua sicurezza.

Tuttavia il venditore ha comunque l’obbligo di garantire che il prodotto non sia alterato o deteriorato.

Quando vendere cibo scaduto diventa reato

La situazione cambia quando l’alimento scaduto è anche alterato, deteriorato o pericoloso per la salute.

In questi casi la vendita può integrare diversi reati previsti dal Codice Penale e dalle leggi sulla sicurezza alimentare.

Vendita di sostanze alimentari non genuine (articolo 516 Codice Penale)

L’articolo 516 del Codice Penale punisce chi mette in vendita alimenti non genuini come se fossero tali.

Se un alimento scaduto ha perso le sue caratteristiche oppure è deteriorato e viene comunque venduto come prodotto idoneo al consumo, può configurarsi questo reato.

La pena prevista è:

  • reclusione fino a sei mesi
  • oppure multa fino a 1.032 euro.

Frode nell’esercizio del commercio (articolo 515 Codice Penale)

Un altro reato che può configurarsi è la frode in commercio.

Questo reato si verifica quando il venditore consegna al cliente un prodotto diverso da quello dichiarato o di qualità inferiore.

Nel caso degli alimenti scaduti il reato può verificarsi ad esempio se:

  • viene nascosta la data di scadenza
  • viene modificata l’etichetta
  • il prodotto viene venduto come fresco quando non lo è.

La pena prevista è:

  • reclusione fino a due anni
  • oppure multa fino a 2.065 euro.

Vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione

Un altro riferimento normativo importante è la Legge n. 283 del 1962 sulla disciplina igienica degli alimenti.

L’articolo 5 vieta la vendita o la detenzione per la vendita di alimenti:

  • in cattivo stato di conservazione
  • alterati
  • contaminati
  • nocivi per la salute.

In questi casi la vendita di cibo scaduto può diventare un reato se l’alimento è effettivamente deteriorato o pericoloso per il consumatore.

La normativa europea sugli alimenti

La materia è regolata anche dal diritto europeo.

Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 stabilisce le norme sull’etichettatura degli alimenti e impone ai produttori e ai venditori di indicare chiaramente: la data di scadenza; il termine minimo di conservazione e le informazioni essenziali per il consumatore.

In Italia le sanzioni per la violazione delle norme sull’etichettatura sono disciplinate dal Decreto Legislativo n. 231 del 2017.

Chi controlla gli alimenti nei negozi

I controlli sulla sicurezza alimentare vengono effettuati da diversi enti pubblici, tra cui: ASL, NAS dei Carabinieri, Guardia di Finanza e autorità sanitarie locali.

Durante le ispezioni possono essere verificati: le date di scadenza dei prodotti, le condizioni di conservazione, l’igiene dei locali e la corretta etichettatura degli alimenti.

Se vengono trovati alimenti scaduti o deteriorati possono essere applicate sanzioni e sequestri.

Cosa può fare un consumatore se trova un prodotto scaduto

Se un consumatore acquista un alimento scaduto può: chiedere la sostituzione o il rimborso del prodotto; segnalare il problema al negoziante; presentare una segnalazione alla ASL o ai NAS.

Se il prodotto è pericoloso per la salute può essere presentata anche una denuncia.

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