Denatalità, l’Italia detiene un primato: pochi figli

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L’Italia è una delle nazioni più anziane d’Europa ed è tra i primi posti al mondo per quel che concerne la presenza di over 65. Il fenomeno della contrazione delle nascite ha prodotto un innalzamento dell’età media della nostra popolazione. Viviamo di più ma facciamo meno figli. In tempi non sospetti una coppia senza prole veniva percepita malamente, guardata di sottecchi. Durante il Ventennio fascista la propaganda spingeva, quasi coartando, ad avere il maggior numero di figli da consegnare alla patria, inventarono la tassa sul celibatoSecondo l’ideologia fascista, una popolazione numerosa era indispensabile per perseguire gli obiettivi di grandezza nazionale che si pretendeva spettassero all’Italia. Tempi andati diremmo oggi. Dal 2008 (inizio crisi) ad oggi abbiamo assistito ad una progressiva diminuzione delle nascite, la coincidenza con la crisi economica più grave della storia (altro che il 1929) non è casuale. Il fattore economico appare come l’ostacolo più grande per le giovani coppie. L’instabilità lavorativa, la precarietà protratta e i timori di non riuscire a dare una vita dignitosa ai nuovi nati, hanno imposto un cambiamento delle priorità. Non si percepisce più la formazione di un nucleo familiare come elemento cardine dell’esistenza. Da un punto di vista razionale l’insicurezza generalizzata impedisce di condannare chi decide di non procreare. Al contempo una compensazione è data dagli extracomunitari presenti nel nostro paese, i quali, prescindendo dalle effettive capacità di mantenere i loro figli procreano apparentemente senza calcoli.

Alcuni sostengono che mettere al mondo figli sia un atto di generosità e un inno alla vita. I cattolici affermano che l’egoismo e l’individualismo abbiano tanta parte nella dissuasione dall’avere una famiglia. Quando in una società prevalgono soltanto gli interessi individuali nel senso esclusivamente utilitaristico e non invece quelli della persona nel senso profondamente cristiano del termine, questa società è destinata a scomparire e ne è prova che già quasi un dieci per cento della nostra popolazione è costituita appunto da extra comunitari. Mettendo da parte gli aneliti cristiani ad incidere è anche il fattore culturale. L’occidente è stato rivoluzionato nel corso degli ultimi cinquanta anni: il divorzio, l’aborto, le coppie di fatto, le coppie omosessuali, sino ad arrivare alla fecondazione eterologa.

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In conclusione l’odierno calo delle nascite appare come la logica conseguenza di precarietà economica, timori inveterati, condizionamenti psicologici e di ordine culturale. I governanti devono porre in essere politiche volte ad annullare le cause che generano la denatalità: lavoro e stabilitàcome è sancito nella nostra Costituzione quale diritto irrinunciabile di tutti i cittadini.      

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