C’è un anziano signore che non c’è più. Ci sono i suoi amici e i suoi parenti che lo salutano per l’ultima volta. C’è un clima sereno, non fa freddo come in chiesa e manca l’odore dell’incenso. Il giardino verde e la cascata d’acqua infondono tranquillità. Alzando la testa si vedono le nuvole. Siamo alla Terracielo – Funeral Home di Modena.
La mattina dell’ultima domenica di febbraio è in corso il funerale di un nonno arrivato al traguardo finale. In alto brilla il sole e c’è molta luce. All’entrata appare la scritta argentata Terracielo – Funeral Home. Le camere ardenti assomigliano ai saloni degli hotel di lusso e si affacciano su un chiostro con al centro un albero d’ulivo e una piccola cascata. Si respira l’odore dei fiori. Il contesto è intimo e privato. Dieci minuti prima dell’inizio dell’omelia del prete, nella grande sala del commiato arriva il momento di chiudere e sigillare la bara. Per sempre. Tocca poi al prete cercare con le parole di stringere insieme tutti i presenti attorno al nonno, che se n’è andato. Giunge infine l’autofunebre nera che lo accompagna sino al cimitero di San Cataldo. “È l’ultima cosa bella che nonno ha avuto dalla vita” pensa ad alta voce un ragazzo che è lì, ma che lì non vorrebbe esserci.
La Terracielo – Funeral Home viene inaugurata da Gianni Gibellini il 29 giugno 2011 a Modena, in via Emilia Est. La struttura si estende su un terreno di circa 6,5 mila metri quadrati. Partiti i lavori per erigere le fondamenta dello stabile, si mette subito in mezzo il destino. Durante gli scavi viene scoperta una necropoli romana. Saranno 28 le tombe ritrovate e verrà disseppellita una statua in marmo di un leone uguale a quelle che difendono la porta del Duomo di Modena in Piazza Grande.

La struttura è un’eccellenza europea per dimensione e innovazione. Conta 9 camere ardenti, con salotto anticamera e schermi per diffondere immagini/video, battezzate con nomi evocativi: sala dei Girasoli, delle Orchidee, delle Stelle, del Sole, degli Ulivi, dei Fiumi, delle Rose, della Luna e delle Palme. Ci sono un anche un bar e un ampio ristorante in cui abbracciarsi tra parenti e amici nella condivisione di un momento tutt’altro che facile. La più grande è la sala del Terracielo: 700 posti che comprendono anche una platea soppalcata per commemorazioni laiche e religiose di ogni culto, un pianoforte, un impianto acustico per eseguire musica dal vivo e un collegamento internet che consente a parenti o amici lontani di partecipare alle esequie lasciando per esempio messaggi in diretta online. L’impresa è rinomata anche fuori dall’Italia ed è spesso visitato da addetti ai lavori sia italiani che stranieri.
L’idea di dare vita alla Funeral Home non cade dal cielo come nella notte di San Lorenzo, ma nasce ascoltando la gente, racconta Gianni Gibellini: “Vedevo nelle persone la necessità di celebrare i funerali in maniera differente. Negli ospedali le camere ardenti sono spesso vecchie e poco accoglienti. A volte lo spazio è poco e di conseguenza anche la privacy è poca, con più salme esposte l’una affianco all’altra”. Oltre a ciò, la camera ardente non è curata con abilità: “La camera ardente rimane a disposizione per poche ore, poiché le reliquie non vengono trattate con tecniche avanzate e moderne. Le condizioni non sempre sono buone per una famiglia che vorrebbe solamente offrire un dolce saluto a chi è appena andato via”.
Inoltre, anche i fedeli di altre religioni dovevano avere la possibilità di celebrare i loro riti e le loro tradizioni: “Le sinagoghe e le moschee erano disponibili, ma non sempre erano aperte ai funerali e poi ci sono persone che comunque preferiscono una struttura avveniristica come la nostra alle chiese e agli altri templi religiosi. Da noi ci sono tante celebrazioni laiche e cattoliche, ma vengono anche ortodossi, musulmani, buddisti e testimoni di Geova. Persino due mormoni si sono rivolti a noi”.

La storia di Gianni Gibellini parte da lontano. Negli anni ’50 era garzone di bottega nella falegnameria “Cittanova” di papà Aldo e dava una mano anche nella fioreria di famiglia. In quegli anni era tutto diverso e quando una persona moriva c’era semplicemente qualcuno che in bicicletta girava casa per casa e porta per porta ad avvisare l’intera città del funerale. La sua famiglia ha così iniziato a stampare foto e manifesti da incollare sui muri della città. Il 1969 rappresenta il primo capitolo delle “Agenzie Funebri Gianni Gibellini”.
Era il 1991 quando Gibellini ha pensato per la prima volta a una struttura che potesse dare efficienza, praticità, professionalità e pace nel momento dell’ultimo saluto, come quella di Modena. 1991 – 2011, sono serviti esattamente 20 anni e una generazione per poter costruire la Funeral Home: “Nel ’91 iniziai a esporre le mie idee e i miei progetti all’allora sindaco di Modena Pier Camillo Beccaria, ma solo nel 2008 ricevetti l’autorizzazione ufficiale. Quell’anno mettemmo il primo mattone e in tre abbiamo finito. In questi 10 anni ho investito più o meno 10 milioni di euro nel mio progetto”.
“Io non sono Babbo Natale, ma anche a me come a lui arrivano un mondo di lettere. Alla fine dei funerali tante famiglie mi scrivono messaggi di ringraziamenti per come io e il mio team abbiamo gestito le difficili ore e i pesanti giorni che seguono la morte di un loro caro. Apprezzano l’organizzazione della camera ardente e la nostra professionalità. Qui c’è il segreto del mio successo”. È questo che inorgoglisce Gianni Gibellini, il creatore della Funeral Home – Terracielo.

Quello funerario è un campo che un po’ ricorda il far-west americano: ogni regione o ente locale fa come vuole, senza seguire una regola uniforme e uguale per tutti. Su questo tema si pronuncia Carmelo Pezzino, esperto giornalista e direttore del sito TG Funeral 24: “In Italia il settore dei funerali è piuttosto complesso. Manca una legge nazionale. È una grossa lacuna che penalizza chi investe e si comporta correttamente. L’approvazione di un testo unico per tutti contribuirebbe a dettare regole omogenee e a combattere la concorrenza sleale, l’evasione fiscale e il lavoro sommerso”.
Nel corso dell’attuale legislatura, potrebbe forse essere approvata una legge organica: “Sara Foscolo della Lega Nord e Giuditta Pini del Pd hanno presentato alla Camera un disegno legge congiunto che regolarizzi l’ambito e che, al momento, è in discussione presso la XII Commissione Affari Sociali. L’iter di approvazione sarà lungo e tortuoso. Chissà quando ci sarà il via libera ufficiale”.

Parallelamente alla Funeral Home di Modena, prima nel 2015 e poi nel 2019 nascono altre due sedi, rispettivamente a Mirandola e Carpi. Molto significativo è il progetto concluso 5 anni fa nella piccola Mirandola. Nel 2012 la campagna modenese, la cosiddetta “bassa”, fu colpita da un terremoto che la ferisce gravemente. Il sisma aveva colpito in particolare il centro storico del piccolo comune emiliano e le chiese erano quasi tutte crollate. Le poche che avevano retto l’urto senza ridursi in polvere e detriti erano state chiuse o inagibili. I mirandolesi non potevano celebrare nessun funerale nella loro città. La situazione era dura e tuttora il problema non è stato superato del tutto. Gianni Gibellini non riusciva ad assistere alle paturnie dei suoi concittadini in difficoltà: “Vedere i miei concittadini stare nei container era veramente duro per me. Quasi tutto era venuto giù per colpa del terremoto. Questo progetto l’ho pensato e realizzato per aiutare le famiglie a rialzarsi in un periodo difficilissimo”. Il suo resta uno dei segnali di ripresa più forti dato alla cittadina negli anni post sisma e tra i più importanti investimenti a favore della zona piegata dal terremoto.
La struttura di Modena si è nel frattempo consolidata. Ogni anno sono più di mille i funerali che si svolgono nella Funeral Home. L’impresa conta invece circa 40 dipendenti tra impiegati, autisti, grafici, organizzatori e necrofori. Il compito di quest’ultimi è fondamentale e da sempre sottovalutato. Innanzitutto assistono i parenti in momenti di forte sconforto e scarsa lucidità: “Il nostro intervento arriva subito dopo la costituzione di decesso del medico legale. Trasportiamo il corpo nei laboratori della struttura e lì comincia il trattamento. È fondamentale la “toilet igienica”, che consiste nel lavare, profumare, disinfettare e vestire la salma”. La presenza dell’obitorio e della sala autoptica dove si svolge la scuola di formazione per necrofori rendono la Funeral Home un fiore all’occhiello dell’Italia intraprendente. Arrivano allievi da tutta Europa per imparare il trattamento della salma, la tecnica di preparazione e il metodo di ricostruzione del volto per esempio nei casi di incidenti stradali gravi.

La Funeral Home viene molto apprezzata da tutti coloro che la scelgono per dare l’ultimo saluto a chi se n’è appena andato. Lo dimostra la storia che racconta Paola Corradi. Nel 2018 Alberto Vaccari lascia moglie e figli dopo una grave malattia. A ridosso di Ferragosto e con l’insostenibile caldo afoso di Modena, l’ospedale garantiva l’esposizione nella camera ardente solo per 2/3 ore. La moglie Paola Corradi, proprietaria da più di 30 anni del ristorante “Cucina del Museo” insieme all’ex marito, racconta il servizio fornito dalla Funeral Home: “Gianni ha reso tutto molto semplice. Alberto era un oste e conosceva tantissime persone. Le 2/3 ore di esposizione della salma assicurate dal policlinico non avrebbero mai permesso a tutti i suoi amici e parenti di salutarlo. Con le sue tecniche avanzate di conservazione del corpo, la camera ardente della Funeral Home è invece durata 3 giorni. Abbiamo organizzato un rinfresco con pane, vino e salame e dopo un funerale laico in cui chi se la sentiva ha letto discorsi e poesie con musica in sottofondo. A metà agosto c’erano più di 500 persone. Ringrazio Gianni con tutto il cuore. Ammiro molto la struttura che ha creato”.
Riccardo Chiossi











