A Forli: il mito di Pier della Francesca

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“Il monarca della pittura”, così fu definito da Luca Pacioli questo genio del Rinascimento, che influenzò profondamente la pittura della sua epoca e di quelle posteriori.”Pier della Francesca. Indagine su un mito” si intitola la mostra aperta a Forlì fino al 26 giugno ’16, che narra il rapporto tra critica ed arte in relazione all’artista.

Accanto ad alcune delle sue opere più significative sono esposte opere di importanti maestri del Rinascimento che contribuiscono a comprenderne la formazione , e il rapporto artistico che ebbero con lui .Cosi si vedono sfilare opere di Veneziano, Paolo Uccello, le figure di Andrea del Castagno come il cromatismo di Masolino …, fondamentale base per le origini della sua pittura.Non mancano alcuni accenni alla pittura fiamminga.

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Pier della Francesca viaggiò molto: Modena, Bologna, Rimii, Ferrara, così la sua arte si affermò notevolmente tra gli artisti emiliani, nelle Marche, in Toscana, come a Roma, ma soprattutto a Venzia,dove si può notare il suo influsso in Giovanni Bellini e Antonello da  Messina…

Il rapporto tra la “Madonna della Misericordia” del maestro, in cui si puo’ riconoscere un doppio significato in questo anno detto”Della Misericordia”, e la “Silvana Cenni” di Felice Casorati lo immortalò tra i grandi della pittura rinascimentale, descritto anche da Bernard Berenson e Roberto Longhi.Lo richiamano opere straordinarie come le copie a grandezza naturale del ciclo di Arezzo di Charles Loyeux, finche non fu riscoperto nelle Inghilterra del primo Novecento.

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Accenti degli affreschi di Arezzo si ritrovano nella spazialità di Degas,, così come nella corrente dei Macchiaioli, o in Seurat e Signac fino ai postimpressionisti, Redon , Cezanne...Il suo “rigore formale “e “geometrico, la sua”pittura rarefatta” lo hanno reso “immortale”…Gli sono debitori anche molti contemporanei da De Chiric, Casorati, Morandi, a Sironi…

La mostra si dipana nelle sale che un tempo furono la Biblioteca del Convento di S.Domenico e in quelle al pian terreno.

Grazia Paganuzzi