Il Coronavirus provoca la Sinofobia: parte la campagna #JeNeSuisPasUnVirus

La sinofobia nasca dalla paura

Il Coronavirus ha scatenato una forte paura da parte del mondo, e dalla gente che lo abita. Le notizie che bombardano ogni secondo i social network creano nuovi allarmismi per le persone preoccupate, e le fake news non sono da meno.

Il Coronavirus però, pare stia sviluppando mano a mano un altro strano sintomo, attraverso un famoso virus chiamato razzismo.

In questo periodo sui social media sono tanti i messaggi apparsi carichi di odio, specialmente nei confronti delle persone dalle origini asiatiche.

Si tratta di una vera e propria Sinofobia, ed essa si sta ripresentando gradualmente nel mondo virtuale, così come in quello reale attraverso la paura.

Sinofobia: le origini del termine

La sinofobia è provocata da un sentimento di paura o di ostilità verso le persone di etnia cinese. Generalizzando può rappresentare anche la paura verso il popolo, la cultura, la tradizione o la storia della Cina.

Questa è una vera e propria corrente xenofoba nata durante la storia contemporanea in Australia e negli Stati Uniti d’America. Non viene ciononostante esclusa da tutta la civiltà occidentale. L’odio verso questa popolazione proviene infatti principalmente da grandi città e Paesi dell’Occidente. Basti pensare agli Stati Uniti d’America, che è stata la prima grande Nazione ad affermare questo concetto in ordine temporale. Un evento particolare da ricordare è sicuramente l’approvazione della Chinese Exclusion Act tra il 1870 ed il 1880: una legge federale che vietava l’immigrazione di lavoratori cinesi.  

Il Coronavirus e le testimonianze sul razzismo 

Sono tante le dichiarazioni che si stanno manifestando nel world wide web ed in particolare sui social network. Ad esempio, su Twitter sono stati postati dei casi di razzismo e di sfottò diretto verso le persone asiatiche.

‘’Scruto i cinesi nel bus così se ce n’è uno che starnutisce mi butto dal finestrino’’. E’ uno dei tanti messaggi offensivi online, oppure: ‘’Ogni volta che incrocio un cinese per strada ho paura di prendere il virus’’.

In ogni caso tanti sono i ragazzi, e non si escludono gli adulti, che dichiarano di aver ricevuto atti di bullismo o di discriminazione in strada. In un’intervista condotta da BFM-TV, c’è stato un ragazzo francese che ha dichiarato di essere vittima di un aggressione verbale. L’avrebbe ricevuta da parte di un gruppo di giovani all’uscita della palestra che frequentava a Parigi. ‘’Un tipo ha cominciato a dirmi: sta arrivando il Coronavirus! Saranno stati sette od otto a sbellicarsi dalle risate, ma non è affatto divertente’’.

Un’altra donna  che ha partecipato all’intervista, ma che viene semplicemente citata poiché preferiva restare anonima, ricorda a tutti ‘’che un virus non ha nazionalità’’ e che ‘’il peggior virus di tutti è il razzismo sistematico’’.

Un’altra ragazza in un tweet descrive il suo accaduto: “Stavo andando al lavoro quando ho sentito due passanti dire ‘facciamo attenzione, sta arrivando una ragazza cinese’”. Dopodiché, è partito lo sfogo: “Primo, sono vietnamita, secondo non sono un virus”. Un’altra adolescente ha condiviso invece, sempre sul social Twitter, l’esperienza di una sua amica che appena salita sull’autobus ha visto delle persone accanto a lei “tirare su la sciarpa fino al naso e allontanarsi”.

Fake News e testimonianze su Instagram

Come sempre non mancano le fake news: sono tanti i sostenitori che ritengono che l’origine principale che ha scatenato la diffusione del virus sia dovuto ad una scorretta abitudine alimentare degli orientali.

Su Instagram troviamo un messaggio dell’utente @jay_relaxed_walker che denuncia: ‘’Io non sono un virus! Non tutti gli asiatici sono cinesi. Non tutti i cinesi hanno il virus. Sono stato insultato in un tram di Bordeaux da alcuni giovani poche ore fa. Se le persone mi insultano perché sono asiatico, non mi interessa. Ma se questo insulto è per mia figlia, è semplicemente inimmaginabile. E’ tutto molto triste.’’

Il Coronavirus fa nascere una campagna

Sul social network Twitter, qualche giorno fa, è partito un appello da parte di un giovane ragazzo di nome Lou Chengwang. Il ragazzo in questione ha origini asiatiche, ed attraverso l’utilizzo dell’hashtag ha creato e diffuso rapidamente una vera e propria campagna sociale. Scattando semplicemente un selfie, con lo sguardo puntato verso la fotocamera ed un foglio di carta tra le mani che recita #JeNeSuisPasUnVirus, Lou Chengwang lancia un messaggio forte, visibile e chiaro a tutti.

“Sono cinese, ma non sono un virus. Capisco che tutti abbiano paura, ma non abbiate pregiudizi, per favore.”

La campagna nasce principalmente per lottare contro la psicosi e la paura sociale, che il Coronavirus sta diffondendo ai danni degli asiatici.

Lo slogan richiama quello del 2015 “Je suis Charlie”, lanciato dopo il terribile attentato terroristico di Parigi che ha ucciso i redattori di ‘Charlie Hebdo’.

La campagna arriva su stampe internazionali

La campagna nata sui social ha varcato decisamente i confini, ed è arrivata a numerosi siti di news, tra cui quello della BBC. Quest’ultimo ha segnalato, in un articolo, molti episodi di razzismo verso gli asiatici nel Regno Unito. In particolare, tramite abusi verbali sui trasporti pubblici. Anche il quotidiano francese ‘’Le Figaro’’ diffonde l’uso dell’hashtag. Importanti personaggi di rilievo pubblico, come l’ex ministra e “premie’re dame”, Se’gole’ne Royal aderiscono completamente alla campagna.

In Italia invece è il Fondatore della Marcia dei diritti a denunciare, su Facebook, che questi “leoni da tastiera si stanno sbizzarrendo in maniera becera e xenofoba contro le comunità di origine asiatica”.