A soli 68 chilometri di distanza da Catania e 195 da Palermo sorge Caltagirone, il quinto comune più popoloso del territorio.
La storia etimologica legata al termine ‘Caltagirone’ è assai controversa e complicata. La prima parte ‘Calta‘ deriva dalla lingua araba ‘qalat‘ che significa ”castello, fortezza o rocca”. La seconda parte ‘girone’ potrebbe derivare, secondo alcuni, dall’arabo ‘al-girani‘ cioè ”castello delle grotte” o da ‘al-kinziri‘ nonché ”rocca dei maiali o cinghiali”. Per altri studiosi si tratterebbe di un mix linguistico derivante dall’arabo e greco antico: ”qalat al-gelon” cioè ‘rocca dei gelesi‘.
Caltagirone è conosciuta a livello mondiale per via delle sue splendide ceramiche. All’interno del centro si trova il museo ad esse dedicato.
Il Museo della Ceramica
Il museo raccoglie circa 2500 reperti realizzati in Sicilia dalla preistoria ai giorni d’oggi. E’ la seconda esposizione, dopo quella di Faenza, per ciò che riguarda la documentazione dell’arte della ceramica.
Il museo si trova in un edificio costruito negli anni ’50 del Novecento, in pietra calcarea, e fu inaugurato nel 1965 come sede museale.
Il museo è suddiviso in sette parti. Nella prima sezione troviamo la sala didattica che offre una panoramica della produzione ceramica dalla preistoria all’età contemporanea. La sala offre manufatti dell’eneolitico provenienti da Sant’Ippolito, reperti provenienti dalla necropoli di Monte San Mauro, diverse terrecotte e vetri romani della Collezione Russo-Perez e due delle quattro fornaci medievali rinvenute nel 1960 ad Agrigento, modellini del Prof. Antonino Ragona.
Nella seconda sezione del museo sono esposte ceramiche siculo-arabe e normanne prodotte dal X al XV secolo. Nella terza parte troviamo maioliche, coppe e ciotole rinascimentali risalenti al XVII secolo. La quarta sezione invece conserva anfore, acquasantiere del XVII secolo dal sapore barocco, ma anche vasi, albarelli e molto altro. Tra le lavorazioni più pregiate ricordiamo i lavori di Giacomo Bongiovanni, Giuseppe Vaccaro Bongiovanni, Giuseppe Vaccaro e Giuseppe Failla.