Un inedito Heidegger : la necessità della Shoah

La storia narra che Martin Heidegger aderì al partito nazista nel 1933, lo stesso anno in cui divenne rettore dell’Università di Friburgo, incarico che lasciò un anno dopo dimettendosi da qualsiasi posizione politica e chiudendosi in un silenzio durato 8 anni, anche dal punto di vista accademico.

Per provare a comprendere il testi inedito recentemente venuto fuori dai suoi “Quaderni Neri”, per quanto il pensiero risulti folle, è necessario avvicinarci a quelli che erano i concetti chiave del pensiero filosofico di Heidegger. Per il filosofo la storia del pensiero occidentale è storia della Metafisica, dove è da intendere questa non come pensiero “ultraterreno” ma come destino dell’Occidente. Tale destino consiste nel pensare l’ente come l’essere, cioè confondere la natura dell’essere con l’essere.

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L’idea dell’essere come ente ha caratterizzato tutta la storia dell’Occidente e per questo, secondo Heidegger, non si può che aspettare il compimento del destino dell’Occidente, ovvero l’avvenuta maturazione della Metafisica. Lo sviluppo della tecnica è parte integrante del processo: solo un pensiero che pensa razionalmente l’essere come ente ed è quindi qualcosa di manipolabile, sfruttabile può produrre risultati quali l’inquinamento, la bomba atomica o la desertificazione.

E che cosa ha a che fare questo con gli Ebrei? Il filosofo, che vedeva nella Seconda Guerra Mondiale il conflitto tra tedeschi ed ebrei, scrive nel suo Quaderno che “solo quando quel che è essenzialmente ‘ebraico’, in senso metafisico, lotta contro quel che è ebraico, viene raggiunto il culmine dell’autoannientamento nella storia”. La tesi shock sostiene dunque che la Shoah avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’Essere, perché coinciderebbe col sommo compimento della tecnica che, dopo aver annientato tutto, annienta sé stessa.

In questo senso va dunque intesa l’espressione spiazzante e abominevole di autoannientamento per cui, secondo Heidegger, gli ebrei sono stati, senza saperlo, artefici del loro stesso destino in quanto parte attiva dello sviluppo della storia occidentale.

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