Intervista al giudice Maurizio Donte

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    Analizziamo i giudici del Progetto Alfa 2014  partendo da Maurizio Donte con Massimiliano Greco nelle vesti di intervistatore.

    Massimiliano Greco: Maurizio entriamo subito sul pezzo: dai ”Canti di Erin” al ”Mito di Cù chulainn” nelle tue  opere ci fai entrare in testi dell’affascinante mitologia nordica, puoi gentilmente in poche righe far entrare i nostri lettori in questa mistica atmosfera?

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    Maurizio Donte: Ho cercato volutamente il mito e la sua “necessità”…il nostro mondo va inaridendosi sempre di più, e l’uomo va chiudendosi in una sorta di nicchia tecnologica da cui rischia di non uscire più. Nel mito, e in particolare nel mito irlandese di Cù Chulainn, compaiono invece tutto quanto è il vero essere uomo o donna…(sia in positivo che in negativo), vi è l’amore, la fedeltà. l’onore, l’alto senso dell’amicizia, e parallelamente l’odio, il tradimento, il disonore e l’inimicizia….ma il tutto inserito in rapporti veri, diretti, non certamente mediati da una società soffocante come quella attuale. Il mio è un tentativo di riavvicinare il mondo di oggi alle sue radici più lontane, che affondano in un contesto indoeuropeo di miti e leggende, ancora attualissime, ma poco conosciute, in questo caso, almeno al di fuori dell’Irlanda. L’ho fatto riesumando una forma poetica pressoché estinta, l’epica, ma cercando di attualizzarla, nelle forme e nel contenuto. Una società non va avanti se dimentica quelle che sono le sue radici, e nell’Europa occidentale, queste sono certamente greche, latine e celtiche, almeno principalmente.

    Massimiliano Greco: puoi spiegare per favore ai nostri lettori cosa sono i ”madrigali” che spesso ritroviamo tra le tipologie testuali che prediligi?

    Maurizio Donte: il madrigale è una forma poetica pastorale- amorosa che nasce attorno al due-trecento ed è un componimento semplice che consta di poche terzine e distici (generalmente in endecasilalbo) legati dalla rima…essi affondano le radici nei Trovatori, musici itineranti di quel tempo, ed infatti, molti madrigali sono stati messi in musica da quel tempo fino alla fine del seicento e sporadicamente anche dopo…fino ai giorni nostri

    Massimiliano Greco: Tra gli autori più noti di madrigali troviamo: Orlando Di Lasso poi Luca Marezzo Claudio Monteverdi anche se sappiamo per fonti a noi vicine che tu prediligi un certo principe di Venosa che magistralmente mescolava poesia e musica fondendole in un tutt’uno, ma ci puoi dire qualcosa di più?

     Maurizio Donte: Gesualdo da Venosa, secondo alcuni, è stato il più grande di tutti…la sua figura e la sua vita in particolare sono entrate nella leggenda. Ha influenzato molto lo stile di grandi compositori,anche moderni, mentre la tragedia che lo vide protagonista ha ispirato registi e drammaturghi. Egli infatti, trovò la sua amatissima moglie Maria D’Avalos in adulterio con il duca Carafa e gli usi del tempo lo costrinsero all’omicidio, per salvare il suo onore. Uccise pertanto di sua mano la moglie e l’amante, poi si ritirò nel castello di Gesualdo, dove attese la sentenza, che fu di assoluzione. Passò il resto della vita, pur risposato, a macerarsi per il dolore per il gesto atroce e gli fu di conforto il solo beneficare la chiesa e i poveri con donazioni in denaro. Non lasciò mai la composizione musicale, e sacra in particolare, da cui traspare questo dolore profondo che viveva in lui. Almeno, questa è una delle storie che si raccontano, altre invece sono di segno opposto, che l’omicidio sia maturato nell’ambito di lotte per il potere fra le potenti famiglie coinvolte, i Gesualdo, i Carafa e i D’Avalos. Giusto per citare uno dei musicisti attuali che si sono ispirati a lui, Franco Battiato gli ha dedicato il brano Gesualdo da Venosa. Fra i registi, Luigi de Gianni gli ha dedicato un film documentaristico, Gesualdo da Venosa, appunti per un film.

    Massimiliano Greco:Endecasillabi,quinari,settenari,decasillabi,versi ipermetri e ipometri, quanto è importante la metrica per Maurizio Donte?

    Maurizio Donte:La metrica è il linguaggio della poesia, il numero di sillabe e la cadenza degli accenti ne dettano ritmo e musicalità, occorre tenere ugualmente d’occhio quello che si scrive e come lo si scrive. Con ciò non voglio dire che sia indispensabile da usare, ma la sua conoscenza aiuta sicuramente. Erano profondi conoscitori della Metrica sia Montale che Ungaretti, per capirci, ma ne hanno fatto un uso libero, hanno spezzato l’endecasillabo e il settenario, in particolare Ungaretti, e usati in un modo nuovo, reinterpretandoli. La poesia “moderna” però, spesso arriva ad eccessi che la rendono più vicina alla prosa che alla poesia vera e propria, bisogna porre molta attenzione e distinguere cosa è poesia da cosa non lo è.

    Massimiliano Greco: Un ultima domanda, la più difficile che in questa rubrica sentiremo più volte, immagina di toglierti la ”maschera pirandelliana” e dicci,chi sei? nessun dettaglio anagrafico solo appunti sinceri di chi ha fatto della propria vita un messaggio.

    Maurizio Donte: Per quanto io non faccia uso di maschere, va bene, facciamo finta di gettarla. Non credo davvero che la mia vita possa essere definita un messaggio, tento, nel mio piccolo, di dare un richiamo, un monito, alla sincerità nei rapporti, d’amore e d’amicizia, che sono le cose più belle che si possono trovare al mondo ed anche le più delicate e fragili. La nostra società vive e soffre per le divisioni delle famiglie, per il fallimento dei rapporti d’amicizia, per la mancanza di solidarietà e queste sono cose che sono alla base di problematiche maggiori. La mancanza di sincerità o il mancare alla parola data, (agli elettori, per dirne una,) la disonestà e la malafede con cui, spesso e volentieri, si gestisce la cosa pubblica, sono la vera causa della crisi che stiamo vivendo: assistiamo ad una crescente frustrazione nella società e al salire della sfiducia in chi ci governa fino al punto da portarci alla disaffezione per la politica. Rimaniamo ancorati alla poesia che ha una forte valenza sociale. L’ha sempre avuta e l’avrà finché ci saranno poeti impegnati, desiderosi di denunciare l’ingiustizia, ci sarà sempre una sorta di coscienza civica a cui rifarsi, una luce che indica quali sono i valori veri. Almeno, questa è la mia speranza. Ovviamente ciascuno è libero di ascoltarla o meno, la voce della propria anima.