Lorenzo e Jennifer

Jennifer e Lorenzo: tre figli piccoli e un quarto in arrivo. “Lo sgombero? S’ha da fare”

Palermo, Sicilia, Italia: lei si chiama Jennifer, lui Lorenzo e sono i genitori di tre bambini ed un quarto in arrivo. Circa 10 anni fa, giovanissimi e senza soldi né aiuti, decidono di occupare un modestissimo alloggio confiscato alla mafia di 60 metri quadri. Sanno bene di aver commesso un abuso, ma il bisogno di avere un tetto sulla testa è più forte di qualunque conseguenza e, soprattutto, l’appartamento non vanta altri pretendenti. Passano un paio d’anni, nel più totale silenzio da parte delle istituzioni e, nel 2014, si fa finalmente viva l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati. Purtroppo non per l’apertura di un dialogo con la coppia, ma per notificare, invece, un’ordinanza di sgombero.

Un silenzio durato 8 anni: poi lo sgombero

Per i successivi otto anni, però, il silenzio da parte dell’Agenzia è tombale. O, almeno, è così fino ad alcuni mesi fa, quando Jennifer e Lorenzo cominciano a ricevere le visite di agenti e funzionari di polizia: da lì a breve si dovrà procedere allo sgombero.

Il 26 Ottobre è la data fissata: alla porta della famiglia si presentano gli agenti della PS, due assistenti sociali ed anche un funzionario rappresentante dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati. Bisogna far fagotto.

Tre bambini e una quarta gravidanza a rischio in corso

Jennifer è incinta e la sua è una gravidanza a rischio a causa di una patologia cronica. Niente da fare, l’ordine è perentorio. A poco serve spiegare che ci sono tre bambini, che lo stato di salute di Jennifer e la delicatezza della sua gestazione è comprovata da documenti e certificati, che non si è riusciti ad ottenere dal Comune alcuna soluzione alternativa valida, che lo stato di indigenza è più che conclamato e, soprattutto, che l’intera famiglia si sarebbe ritrovata per strada.

Quando si rendono conto che la truppa, venuta a reclamare il maltolto, non può sentir ragioni, Jennifer, Lorenzo e i loro figli lasciano l’alloggio: tra loro e la strada, solo alcuni parenti che li accolgono in casa propria.

Fino a quando? Le finanze della famiglia non consentono certo il pagamento di un canone normale, con tutti i costi accessori di caparre, mensilità anticipate e con il rischio di non riuscire a pagare regolarmente l’affitto, ché quattro figli costano. Chi accetterebbe mai di dare loro una casa? Nessuno.

Li aiutano i volontari del Comitato di lotta per la casa 12 luglio

“Abbiamo avuto degli incontri con l’Assessora Antonella Tirrito, che ha la delega per l’emergenza abitativa – fa sapere Tony Pellicane,  Comitato di lotta per la Casa 12 Luglio Palermo – e il percorso sarebbe di facile attuabilità.

Dal settembre 2021, – continua Pellicane – il Comune di Palermo ha equiparato, dal punto di vista amministrativo, gli alloggi Erp (edilizia residenziale pubblica, ndr)  a quelli confiscati alla mafia”.  E la legge regionale afferma che chi ha occupato un alloggio erp  prima del 31 dicembre 2017, avendo i requisiti per l’accesso, anche se non ne ha ottenuto l’assegnazione, può accedere alla sanatoria e regolarizzare la propria posizione, diventando, a tutti gli effetti, un ‘avente diritto’.  

“Dignità nell’abitare” respinge le domande di sanatoria

Ora mi chiedo perché – prosegue ancora Pellicane – visto che tutte le condizioni sono state soddisfatte, le domande presentate da queste famiglie vengono rigettate”? I dirigenti avrebbero respinto le istanze, a quanto riporta ancora Tony Pellicane, con la motivazione che “la legge regionale sulla sanatoria si riferisce esclusivamente agli alloggi di edilizia residenziale pubblica”.  Insomma, per i dirigenti del settore ‘Dignità nell’abitare’ – non è uno scherzo, il reparto si chiama proprio così – la banalissima proprietà transitiva – per cui se a = b e b=c, allora anche a=c -, ebbene questa non è automaticamente applicabile.

Qualche speranza dal Comune di Palermo

E quindi? “Quindi abbiamo chiesto al Comune di Palermo e all’assessora Tirrito di occuparsi della questione” – prosegue Pellicane. E poiché le direttive europee impediscono gli sgomberi quando siano coinvolti minori o se si ravvisano particolari condizioni sanitarie – Jennifer è affetta da tiroidite cronica – “abbiamo chiesto a Tirrito di inviare una nota ufficiale all’Agenzia Nazionale Beni Confiscati  – spiega ancora il rappresentante del Comitato  – per chiedere di autorizzare la famiglia a rientrare a casa e a restarvi almeno fin dopo il parto. Del resto, l’Agenzia ha riconosciuto a Jennifer e a Lorenzo 60 giorni di tempo per liberare l’alloggio dai loro effetti personali. Nel frattempo, il Comune dovrebbe chiedere  all’Agenzia di poter acquisire il bene e, subito dopo, far partire il processo di sanatoria nei confronti della famiglia. Sembrerebbe che qualche spiraglio possa aprirsi…ma ancora è tutto da vedere”.

Assicurata alla famiglia l’assistenza legale

A dar man forte all’Associazione Comitato di lotta per la Casa 12 Luglio Palermo, che di casi come quelli di Jennifer e Lorenzo ne assiste di continuo, anche l’avvocato Nadia Spallitta che, in qualità di legale, rappresenterà la famiglia colpita da questo provvedimento.

E Jennifer e Lorenzo? Attendono l’arrivo del loro quarto figlio, nella speranza che porti con sé anche la prospettiva di una vita migliore.

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