Kiriakou: l’agente della CIA che si oppose alla tortura

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Sta scontando 30 mesi di prigione per aver rivelato al mondo che gli USA stanno continuando a utilizzare la tortura durante gli interrogatori ai sospettati di terrorismo. Ecco la storia di John Kiriakou.

Dopo aver perso tutti i suoi beni per sostenere le spese legali del processo, John Kiriakou era stato condannato, il 25 gennaio 2013, a scontare 30 mesi nel carcere di Loretto, in Pennsylvania. L’imputazione è quella di aver “rivelato intenzionalmente informazioni per identificare un agente sotto copertura”. Ma sotto c’è di più.

Nel 2007 Kiriakou aveva pubblicamente denunciato l’uso della tortura, praticata da alcuni agenti della CIA durante gli interrogatori. Kiriakou aveva descritto, in particolare, l’interrogatorio a Abu Zubaydah, membro di Al Quaeda, nel corso del quale gli agenti sarebbero ricorsi al waterboarding. Il waterboarding è una tecnica di soffocamento che consiste nel porre la vittima legata su un’asse di legno, con la testa inclinata verso il basso. Al soggetto, immobilizzato, viene poi posto un asciugamano sulla faccia e vi viene versata sopra dell’acqua: la sensazione ottenuta è quella dell’annegamento. Il waterboarding è, come ribadito dall’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Louise Arbour, una tortura a tutti gli effetti, e perciò punita dalla giurisdizione internazionale.

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Il caso di John Kiriakou riporta alla luce la vergogna del trattamento dei detenuti delle prigioni americane; ma soprattutto il problema legato ai metodi della lotta la terrorismo. Per sventare un attacco possiamo ignorare il diritto internazionale e i diritti umani? Per John Kiriakou la risposta è no.

“Anche se la tortura funziona, non può essere tollerata – né in un caso, né in mille, né in milioni. Se la sua efficacia diventasse la misura di atti aberranti, diventerebbe accettabile ogni sorta di crimine indicibile. Probabilmente mi sono trovato dalla parte sbagliata del governo riguardo alla tortura. Ma sono dalla parte giusta della storia…ci sono cose che non dovremmo fare, anche se sono nel nome della sicurezza nazionale. E io credo fermamente che una di quelle sia la tortura”.

Questa frase è riportata sulla homepage del sito che sostiene John Kiriakou e la sua campagna contro la tortura (http://www.defendjohnk.com).

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