La crisi dell’artigiano aguzza il suo ingegno

L'Associazione Calzolai Italiani e il loro mood dinnanzi alla pandemia

La forma di stivale, che caratterizza un simbolo emblematico per L’Italia anche detta Nazione Tricolore, calza a pennello con la figura dell’artigiano più antica nella storia dell’umanità. Tanto antica da ritrovare il simbolo di quest’arte all’interno del presepe accanto ai vari mestieri che hanno delineato la storia. Trattasi del calzolaio. Un pezzo di puzzle del passato che resiste alla tecnologia fatta di automatismi e di scambio dal vecchio al nuovo con una frenetica scelta. Ahimè, questo momento pandemico, che ci auguriamo finisca al più presto, ha toccato la stabilità anche dei calzolai. Ma il passato irrobustisce e prepara agli imprevisti della vita. I calzolai erano preparati e prima della pandemia avevano creato un punto di appoggio per consultarsi proprio come un’associazione di categoria che si rispetti.

È stata un’iniziativa ad personam con Simone Usai nel suo ruolo di presidente dell’associazione neonata nel 2020 e attiva in toto nel 2021. L’associazione nasce prima del lockdown con l’intento di avere un’associazione di categoria nazionale per offrire servizi ai calzolai. Questi ultimi in virtù della volontà di creare un’associazione si sono riuniti in gruppo. L’Associazione Calzolai Italiani nasce anche perché i calzolai imparino a difendersi. In fondo se il calzolaio sa usare i social, si difende dalle multinazionali” spiega il Dottor Mocci Ufficio Stampa e Responsabile della Comunicazione Calzolai Italiani. Man mano che il Dottor Mocci illustrava tutte le iniziative, per un attimo ci si è ritrovati immersi in un modo che si tende a racchiudere in stereotipi standard. Curiosando nel mondo lavorativo dell’intramontabile artigiano per eccellenza ci si rende conto che il loro mood ed impegno va da sé come incoraggiamento per tutti coloro che stanno affrontando la crisi pandemica e di conseguenza economica.

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Il lockdown è stato ovviamente un colpo al cuore per delle attività d’impatto sociale. Nello specifico gli artigiani sono a stretto contatto con i loro clienti e la mole di lavoro richiede lo svolgimento seduta stante. È chiaro che la chiusura e la limitazione negli spostamenti abbiano fortemente penalizzato questo genere di attività. La preoccupazione era talmente tanta che molti si sono addirittura quasi sentiti costretti al pensiero della chiusura o della non riapertura. Ma in questo frangente il gruppo si è fatto forza costruendo delle correlazioni tra i vari gruppi che si sono formati nelle diverse dislocazioni nazionali e quel momento di aggregazione avvenuto con le dirette e i workshop han contribuito a tenere alto e positivo il senso dei vari partecipanti e della categoria in sé” sostiene il Dottor Mocci dinnanzi al resoconto post lockdown e a tutte le limitazioni. Ma la curiosità punta sull’impatto della categoria calzolai su una clientela che cresce all’interno della tanto rinomata popolazione 2.0.

Come avete pensato di conquistare questa popolazione digitale?

R – “Quello che viene definito il nativo digitale folgorato dalla tecnologia si rivolge ad un target di vicinanza per quanto concerne l’artigianato. Nella maggior parte dei casi il passo è vicino. Pertanto il vecchio calzolaio ha cercato di esser presente sullo smartphone con l’utilizzo dei social, social network da WhatsApp a Telegram e via dicendo cercando di mantenere un contatto diretto con il cliente proponendo offerte, nuovi metodi di riparazione. Un aggiornamento dell’artigianato passando per i social. Il calzolaio non è più quel ciabattino che stava lì curvo nel suo laboratorio scuro tra colla e acidi. Il calzolaio oggi è una figura lavorativa al passo con i tempi che si documenta sulle nuove tecnologie da colla a incollaggi. Un nuovo artigiano che apprende e accetta questa nuova forma di comunicazione” risponde il Dottor Mocci altresì aggiunge

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l’artigiano calzolaio con questa nuova comunicazione mediata si allinea ai tempi arrivando al cliente utilizzando i social. Il calzolaio oltre ad aggiornarsi sulle nuove tecnologie fa conoscere al pubblico che le scarpe si possono riparare. La cosiddetta cultura del ripristino. È importante che il calzolaio moderno sappia usare i social. Non è una questione di età bensì una questione di una nuova forma di comunicazione. Durante il lockdown ci si è resi conto dell’obbligo e della necessità che hanno motivato le persone all’impegno nella conoscenza dei social“.

Ma la tecnologia pone dinnanzi ad una molteplicità di scelte e di soluzioni.

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Secondo Lei, il calzolaio esisterà in un futuro prossimo tra le necessità di ogni esser umano?

R – “Bella domanda. Secondo me le persone non sanno che le scarpe si possono sempre riparare. Attraverso la comunicazione e l’associazione e con l’aiuto dei social si raggiunge il cliente mostrando il recupero del prodotto che si è rotto con un prezzo decisamente minore rispetto al prezzo di acquisto del prodotto nuovo. Ottenendo un consenso del cliente che conoscerà la possibilità di riparazione della scarpa. Magari rigenerandola completamente senza buttare tutta la scarpa ma solo la parte usurata. Buttando in tal caso la gomma che è riciclabile favorendo un concetto di eco sostenibilità” espone il Dottor Mocci

Si conclude l’intervista alla categoria calzolai con la risposta di due giovani calzolai alla domanda di seguito.

“Consiglieresti il tuo lavoro di artigiano in linea con l’avanzamento della tecnologia che rende tutto più automatico?”

Simone Usai, 37 anni. Sardegna. Presidente dell’Associazione Calzolai Italiani.
R – “Può sembrare una domanda semplice alla quale rispondere, ma in realtà ha diverse sfaccettature e va a toccare tasti abbastanza dolenti per noi artigiani. Per passione e bellezza della nostra professione, la risposta è quasi scontata, la soddisfazione nel creare qualcosa dal nulla o di riparare e dare nuova vita a una calzatura che sembrava ormai destinata alla fine dei suoi giorni, credo non abbia eguali e di conseguenza non c’è dubbio che vada tramandata e consigliata alle nuove generazioni. Però, purtroppo c’è un però, se andiamo ad analizzare i rischi, la pressione fiscale, il consumismo e il rapporto tra le ore lavorate e lo stipendio mensile, non posso sicuramente consigliarlo a un ragazzo per quanto volonteroso esso sia.

Oggi giorno, avviare un’attività di calzoleria è piuttosto complicato e oneroso, un tempo si imparava l’arte nelle botteghe del quartiere, oggi questo non è consentito dalla legge e forse non lo si vuole nemmeno fare in quanto si pensa di aver diritto ad uno stipendio solo per aver messo piede in una bottega. La mia attività è ormai alla terza generazione, sono sicuramente un privilegiato, ho avuto maestri e non sono dovuto partire da zero. In merito alla tecnologia, io ne sono quasi ossessionato, ho sempre avuto questo interesse e per me è essenziale per realizzare alcuni tipi di lavorazioni, ma devo ammettere che in alcuni campi del nostro mestiere non sia fondamentale. Gli automatismi sono relativi in quanto ogni lavorazione è diversa per ogni paio di scarpe.

Non facciamo una produzione seriale. È comunque indubbio che macchinari industriali e di nuova generazione, aiutino a realizzare lavori più precisi e duraturi, anche in piccole botteghe orientate alla riparazione o micro produzioni. Non meno importante, forse indispensabile, come tecnologia è sicuramente internet, i social e i vari sistemi di Chat. Ci consentono di raggiungere clienti ovunque, di dare risposte immediate e fare preventivi a distanza. In conclusione, si, lo consiglierei nonostante le difficoltà e gli enormi sacrifici che necessita gestire e portare avanti una piccola impresa” .

Stefano Reda , 28 anni. Calabria.
R – “L’artigianato non scomparirà mai anche in vista dell’avvento della tecnologia con la costruzione di nuovi macchinari che potrebbero superare la manifattura di oggi. Esistono dei prodotti che necessitano delle lavorazioni svolte rigorosamente a mano. In più ci sono persone che desiderano una scarpa su misura, realizzata a mano secondo dei criteri. Un macchinario non può sostituire la manifattura in alcune tipologie di lavorazioni esclusive. Per quanto concerne la riparazione, c’è sempre una certa nicchia di persone che ripara il proprio prodotto ricercando la manifattura dell’artigiano” .

Si ringrazia il Dottor Mocci Ufficio Stampa Calzolai Italiani, il signor Usai Presidente dell’Associazione Calzolai Italiani e il signor Reda per aver collaborato alla realizzazione di questo singolare articolo. Nell’augurarvi buon lavoro si estendono a voi i complimenti per l’atteggiamento positivo e propositivo dinnanzi ad una tecnologia presente e futura che procede di pari passo a braccetto con il passato.

Di seguito i riferimenti dell’associazione

info@calzolaiitaliani.it

www.calzolaiitaliani.it

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