La Francia è una polveriera pronta a esplodere

Proteste dei militari e dei cittadini francesi di fronte alla crescita dell'integralismo islamico e della criminalità straniera, le istituzioni transalpine sono in grave difficoltà

La situazione in Francia è sempre più grave a causa di problemi mai risolti, facendola sembrare una polveriera pronta ad esplodere, mentre il dibattito interno resta incandescente dopo la protesta senza precedenti dei militari transalpini che, a distanza di mesi, continua ad alimentare il dibattito d’oltralpe.

La lettera dei militari francesi

La lettera di alti ufficiali dell’esercito è, in effetti, dello scorso aprile ma continua ad arroventare il clima politico, anche perché la situazione non è affatto migliorata. Come precisa Inside Over, che si occupa di temi internazionali, il testo pubblicato da Valeurs Actuelles esprime la pesante critica di 20 generali in congedo, un centinaio di ufficiali superiori e un migliaio di militari di grado inferiore che temono la disgregazione nazionale e il rischio di guerra civile. Di conseguenza, rivolgono parole molto dure al presidente della Repubblica, ai ministri e ai parlamentari dell’Assemblea Nazionale:

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L’ora è seria, la Francia è in pericolo, diversi pericoli mortali la minacciano…Le nostre bandiere tricolori non sono solo un pezzo di stoffa, simboleggiano la tradizione, attraverso i secoli, di coloro che, qualunque sia il loro colore della pelle o la loro fede, hanno servito la Francia e hanno dato la vita per essa. Su queste bandiere, troviamo in lettere d’oro le parole ‘Onore e Patria’. Tuttavia, il nostro onore oggi sta nella denuncia della disgregazione che colpisce la nostra patria”.

Durissima la conclusione: “Lo si vede chiaramente, non è più di tempo di tergiversare. In caso contrario, la guerra civile porrà fine, in futuro, a questo caos crescente e i morti, di cui voi avrete la responsabilità, si conteranno a migliaia“. Il titolo scelto dal giornale francese che ha pubblicato la lettera: “Per un ritorno dell’onore nei nostri governanti” alimenta la sfiducia generale verso la classe dirigente.

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Criminalità comune, narcobanditismo e insofferenza dei francesi

Queste parole hanno scatenato la reazione dell’Eliseo e del ministero della Difesa che hanno minacciato pesanti sanzioni sui militari ma la tensione è crescente, tra attentati integralisti islamici e rafforzamento dell’operazione Sentinelle, con l’impiego di settemila militari per il controllo del territorio. Tuttavia, criminali comuni, narcotrafficanti e fanatici religiosi alzano il tiro con attentati, attacchi ad agenti e a commissariati in zone a rischio. Nel 2020, si sono verificate 379 aggressioni a poliziotti di cui 79 imboscate organizzate.

Secondo un sondaggio, successivo alla lettera di denuncia, l’86% degli intervistati in Francia pensa che in certe aree della nazione la legge della Repubblica non siano applicate per niente, l’84% ritiene che la società sia sempre più violenta, il 74% crede che l’antirazzismo a oltranza abbia avuto un effetto contrario a quello previsto dai suoi fautori, il 73% condivide l’idea che la nazione si stia disintegrando, un francese su due è favorevole all’intervento delle forze armate per ristabilire l’ordine, mentre sei intervistati su dieci continuano a sostenere la lettera aperta dei generali in congedo.

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La trasformazione demografica ed etnica della Francia

Il governo di Parigi ha puntato sulla laicità dello Stato ispirata ai principi classici della Repubblica, nata sulle ceneri della rivoluzione del 1789, studiando inasprimenti dei controlli su luoghi di culto islamici e regole più stringenti sull’insegnamento scolastico per ridurre le infiltrazioni integraliste islamiche, ma i risultati lasciano a desiderare in troppe zone, specie periferiche.

La crescita della popolazione di fede musulmana, il calo demografico dei francesi autoctoni e la difficoltà crescente a controllare le banlieue restano una miscela esplosiva. Nel 2019, oltre il 21% dei nuovi nati in Francia ha registrato un nome arabo e, mediamente, le famiglie francesi hanno 1,4 figli rispetto ai 3 o 4 di quelle arabo-musulmane.

Le minacce alla sicurezza interna

Il rischio di guerra civile non riguarda solo lo scontro culturale tra francesi cristiani o laici da un lato e islamici radicali dall’altro, perché troppe zone sono controllate dalla criminalità organizzata di origine magrebina e subsahariana, che ha originato il fenomeno del narcobanditismo, basato sul traffico di cocaina e marijuana. Queste bande, spesso in lotta fra loro, con scontri armati per strada, non  rifiutano i contatti con iman e predicatori integralisti e hanno ormai scalzato la vecchia criminalità marsigliese e corsa, prendendo il controllo delle periferie nelle principali città.

La situazione peggiora a causa del gran numero di musulmani (40%) che antepone il credo religioso alle leggi francesi, mentre il 29% vorrebbe addirittura cancellarle in favore della Sharia, la legge sacra islamica, con stretta osservanza del Corano nella vita sociale e politica.

Il doppio volto della Francia

Quello che preoccupa gli osservatori interni e internazionali è il doppio volto che la Francia mostra al mondo. Da un lato è un Paese solido, tecnologicamente proiettato verso il futuro, che occupa un ruolo di rilievo in sede Onu, e proietta la sua capacità d’influenza politica ed economica, sia a livello europeo, sia internazionale, dove peraltro il contrasto agli integralisti in Mali e altre zone d’Africa segna il passo.

Il rovescio della medaglia è la situazione sempre più anarchica che sembra emergere in almeno 150 territori amministrativi sui quali, politica, polizia ed esercito non trovano la quadra per venirne a capo (territoires perdus), con il rischio che almeno 5 milioni di cittadini siano dominati dal crimine organizzato straniero. Inoltre, proprio in queste zone a rischio, vivono decine di migliaia di sorvegliati speciali e collusi con l’integralismo islamico.

Il crepuscolo politico di Macron

A un anno dalle elezioni presidenziali, il tema della sicurezza interna è sempre più centrale e la posizione dell’inquilino dell’Eliseo Emmanuel Macron non è rosea. Alle ultime elezioni amministrative, infatti Marine Le Pen non ha brillato a vantaggio dei repubblicani, mentre En Marche, il partito del presidente, ha subito una netta sconfitta.

Secondo l’analisi del giornalista Andrea Muratore, Macron pensava di inaugurare una politica originale che si distaccasse da quella dei partiti tradizionali, puntando a grandi spazi di manovra per aumentare il consenso, ma gli ostacoli incontrati sulla riforma del lavoro e l’ostilità sulla tassazione dei carburanti ha alimentato le proteste di piazza dei gilet gialli.

L’uomo nuovo, centrista, vagamente liberale e convinto europeista, è stato ondivago per accontentare tutti e alla fine non è piaciuto a nessuno, al punto che la parte più profonda della società lo considera un’esponente dell’elite, troppo lontano dai problemi dei cittadini, e gli rinfaccia di non aver sanato la profonda disuguaglianza tra centro e periferia. Macron sembra avviato al crepuscolo, tra problemi non più rinviabili e contraddizioni sempre più gravi, che rendono la Francia una polveriera pronta a esplodere e adesso sono davvero in tanti ad ammetterlo.