La parabola poetica di Artaud, di Donato di Poce

La parabola poetica di Artaud

La parabola poetica di Artaud, si sposta gradualmente dal dramma metafisico alla lacerazione soggettiva, alla visione inconscia, magica e surreale, non disdegnando il monologo estetico e l’invettiva onirico-critica.

Ma non bisogna mai dimenticare, nel suo caso che c’è un Artaud Ante e uno post Elettroschoc.
La fame di vita e di rinascita, non lascia mai il nostro autore, da quella metafisica dei suoi inizi culturali a quella post bellica. Artaud stesso accenna a una rinascita post-mortem (post COMA), post stupro, egli si sente uomo-cavia (Cristo sul Golgota).

Un’altra traccia poetica che si riscontra nei suoi versi è una poetica da ectoplasma (espulsione di parole, suoni, visioni incontrollate del corpo, preludio a una poetica del corpo di parole e altri nuclei tematici e linguistici fondanti).

Colpisce il feticismo linguistico di Artaud, la sua parola ferita, polisemica e l’ idioma pre-linguistico che avverte la vertigine del vuoto e diventa taumaturgica e corporale ai limiti del feticismo linguistico e demiurgico, sempre a difesa della vita e della poesia come linfa vitale.

Se nel suo ultimo lavoro(Album Antonin Artaud, Il ponte del Sale), Pasquale Di Palmo ha bel evidenziato il recupero della creatività, la furia iconoclasta e la catabasi del nostro autore, ma non bisogna dimenticare a mio avviso due capolavori poetici di Artaud quali il suo libro testamento poetico “Van Gogh il suicidato della società” e i suoi Cahiers (matrici e testimoni di una scrittura verbo-visiva e TOTALE).

Artaud il poeta e il suo doppio

Personalmente individuo in Artaud le seguenti poetiche:

  • – Scrittura Automatica visionaria-alchemica
  • – Invettiva metalinguistica di rivolta antigrammaticale
  • – Animismo escrementale
  • – PoesiaTOTALE e pittogrammatica
  • – Anarchismo polisemico creattivo e rigeneratore
  • – Ecolalia primordiale e battesimale

E potremmo proseguire, ma fermiamoci qui che c’è né abbastanza per poeti, linguisti e studiosi per anni a venire, senza dimenticare di accennare al corpo polisemico in abluzione incantatoria e magica, e al plurilinguismo idiomatico ferito.

Un Autore complesso

Come si vede ne risulta un Autore complesso e a tratti contraddittorio che negli anni ha trovato lapidatori ed esegeti che lo hanno condannato frettolosamente al ruolo della poeta maledetto e folle e al canone della crudeltà, ignorando il suo immenso bisogno d’amore e d’empatia.
Artaud opponeva alle vicissitudini infelici della sua vita una sorta di libido pre-linguistica e aurorale, una libido sapienziale e metafisica, al martirio del corpo, accompagna una decomposizione verbale e un dissanguamento segnico, opponeva l’ecolalia cosmica, alla libido affabulatoria e deviante del linguaggio dell’IO.

L’IDRA DEL SOFFIO VITALE

Artaud è innanzitutto il poeta creatore del proprio sé in rivolta contro il proprio IO e l’inconscio automatico(reale motivo di scontro e incomprensione con Breton e i Surrealisti). Artaud è forse il primo poeta della libido dell’Anima, contro i facili appagamenti dei desideri corporali.

Artaud rifugge e depreca la libido animale e il suo verbo fatto carne, non vuole essere “mangiato” dal verbo dell’IO e dalla materia del Sé impura e corrotta.
Artaud è il promo poeta “Vergine” che si oppone all’impuro vivere di un IO vaginale, che vuole essere libero da condizionamenti, infatti nel testo del ’44 “Rivolta contro la poesia scrive: “ …Amare il proprio IO è amare un morto e la legge del vergine è l’infinito”.
Questa dichiarazione forse spiega il fatto stilistico che le sue poesie diventano col passare del tempo sempre più “lettere-invettive” e le sue lettere Poesia cromosomica dell’abisso e seme inchiostrato di creazione. Nella scrittura, vede ormai solo il soffio vitale! I PITTOGRAMMI DI ARTAUD

Non voglio aggiungermi alla schiera di esegeti frettolosi e inadeguati che hanno dilapidato il patrimonio culturale e umano di Artaud: sia il suo corpo teatrale, sia il suo immenso e imperscrutato corpus poetico e i disegni della crudeltà. La sua domus-aurea interiore ed espressiva che sono a mio modesto avviso i suoi pittogrammi(mai dimenticare che Artaud era un Poeta, e non solo un Artista e uomo di Teatro).

Sono convinto che solo la lettura dei suoi Cahiers originali o riprodotti in fac simile come ha meritoriamente iniziato a fare Evelyne Grossman per Gallimard, possa dare indizi e rivelazioni inedite di ogni vibrazione di lingua e di pensiero di Artaud, oltre i luoghi comuni della contraddittorietà, e della follia, ma possano anzi aprire squarci nel suo essere profondo e illuminato e farci attingere emozionalmente e senza filtri alle sue nuove rivelazioni dell’essere, anche attraverso un ritorno alle origini, attraverso la negazione e distruzione del presente.

I DISEGNI ESPLOSIVI DI ARTAUD

Se ogni verso di Artaud, è uno spasmo esistenziale terapeutico e una sciabolata di rinascita, ogni disegno è l’esplosione di un’anima, uno schizzo d’umanità nei bassifondi della CreAttività umana. Artaud scortica letteralmente le pagine, crea combustioni sul corpo della scrittura per trovare un senso ancora possibile al dire a fare arte e poesia.

I suoi tratti hanno una prospettiva dinamica, creano profondità terremotate tra testo, immagini e bruciature che debordano e destabilizzano i confini dell’estetica classica.

I suoi Pittogrammi, sono un Vertice/Vortice CreAttivo, di vibrazioni e convulsioni, di percezioni di senso, ablazioni di pensiero che s’insinuano tra le vene insanguinate della scrittura e diventano gesto sacrificale e sacrale del corpo innamorato dell’ETERNITA’.

Le pagine di Artaud, sono pareti laviche incandescenti, canali di lava cosmica che scende tra le righe assassinate dai silenzi, coaguli di volti polverizzati dal tempo, scalfiti dall’anima e dalla natura malvagia dell’uomo.
I Pittogrammi di Artaud sono invettive atomiche, orti di massacro della vecchia Arte e dei denigratori della vera, spontanea, lucida pulsione creAttiva, che si espande tra le aureole accademiche e crea palpitazione passionale nelle vene.

I colori e le parole non disegnano e non dicono realtà, creano mondi, riproducono visioni, sono orbite sensoriali verso l’infinito e l’invisibile, antenne del nuovo e del vero. Dalle risaie della morte dell’Arte e della poesia, rinasce il riso della Storia umana di un cuore fatto a pezzi dalla Società.

Milano, 13.06.2019 di Donato di Poce