La Pietà Rondanini: “In aliam figuram mutare…”

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La Pietà Rondanini: l’ultimo capolavoro che trasuda tutto l’amore e il dolore della vita stessa, come è stata vissuta e alla fine rivista attraverso l’opera d’arte da un uomo pochi giorni prima di morire: quell’uomo era Michelangelo Buonarroti, uno dei nostri più grandi artisti del Rinascimento. Proprio per questo rimase incompiuta.
Essa rivela tutto il cammino non solo artistico, ma anche umano e spirituale, di Micheangelo, giunto alla fine dei suoi lunghi anni.
L’amore e il dolore sono fusi insieme nell’abbraccio della Madre che regge il Figlio.Essi trasudano dalla pietra stessa e comprendono anche il dolore di quella  Madre per un’umanità che le era stata affidata, ma che si è perduta, così come il dolore di tutte le madri per un figlio perso

Si dimentica troppo spesso -o si rimuove- che dietro ogni figlio che muore– fisicamente o spiritualmente-, che viene colpito, lacerato, trafitto…, oppure che non ce la fa, perde se stesso e una vita vera..,la maggior parte delle volte c’è una madre che quasi sempre nel silenzio viene colpita, lacerata, trafitta…,che non ce la fa…, perche’ lo ricorda da quand’era bambino, quando se lo portava dentro…,e poi lo ha accompagnato piena di speranze, di gioie, di ansie per il suo futuro…Il suo futuro: la Pietà Rondanini.Puo’ essere anche questa la sorte di alcune madri: “...e… una spada ti trafiggerà l’anima…Disse Simeone a Maria, durante la presentazione del piccolo Gesù al tempio, come narra il Vangelo secondo Luca.  Purtroppo è ancora attuale…

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L’opera rivela anche il dolore di un Michelangelo tormentato, che davanti a tanta sofferenza della Madre per il Figlio, e per l”umanità stessa, si chiede piangendo “perchè?”… Quest’anno la sua straordinaria opera è stata affiancata ad una mostra: “In aliam figuram mutare. Mario Cresci e la Pietà Rondanini”, un “corpus” di fotografie dell’opera realizzato da Mario Cresci a Chiavari nel 1942,( significativa la data: un periodo in cui la tragedia stava incombendo sul mondo intero…). Egli attraverso queste foto cercò di cogliere il valore della Pietà con tutti i suoi significati: il dolore immenso della Madre, ma anche quello del Figlio, che”or anche non è più”…, tanto vicino a quello dell’umanità , che allora come oggi è sempre piagata, ferita, e anch’essa viene compianta da Lei, la Mamma di tutto il genere umano.

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Il Museo della Pietà Rondanini è stato realizzato esattamente un anno fa, nell’antico ospedale spagnolo del Castello Sforzesco, in un’area aperta per la prima volta con questo scopo. L’opera è stata trasferita per secoli da un luogo ad un altro,fino a quando il comune di Milano la acquistò nel 1952 e la espose al pubblico nel 1956, in occasione della riapertura dei Musei del Castello, nel secondo dopoguerra.

Solo pochi giorni dopo l’ultima volta che vi aveva lavorato, Michelangelo morì, nel 1564. Da allora non fu più ritrovata per molti anni, finchè fu rinvenuta nella casa del marchese Giuseppe Rondanini, collezionista romano di opere d’arte.

Oggi finalmente dopo molte vicissitudini, ha raggiunto la sua giusta collocazione.

La mostra aprirà il prossimo 24 maggio e durerà fino al 25 settembre 2016.

Grazia Paganuzzi