La resistenza e la narrazione di Gianpaolo Pansa

Nei suoi libri dedicati alla resistenza, una diversa narrazione storica di quegli anni terribili

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Gianpaolo Pansa ha rappresentato una spina nel fianco per la sinistra italiana, che oggi non si rammarica per la sua scomparsa. La ragione è stata il suo indagare sul periodo più tragico della nostra storia moderna: gli anni che trascorsero tra l’armistizio e la nascita della Repubblica.

Il tentativo di realizzare la rivoluzione sovietica

Con un approccio da giornalista investigativo, ha avuto il coraggio di raccontare le azioni orribili e ingiustificate di molti partigiani rossi, che nella resistenza non videro solo la lotta contro le camice brune dei nazisti e di coloro che avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana, ma l’occasione per realizzare la rivoluzione, quella già tentata alla fine della Prima Guerra Mondiale e, che per reazione della borghesia, spalancò le porte al fascismo. E così persero la vita anche coloro che s’erano rifugiati sulle montagne con lo stesso nobile scopo di contrastare la presenza dei nazisti, ma che avevano la colpa d’essere moderati e contrari all’ipotesi d’uscire da una dittatura per entrare in un’altra.

La necessità intellettuale di una narrazione diversa

La sua onestà di narratore imparziale, e non interprete dei fatti storici secondo la personale ideologia, l’ha messo parzialmente al riparo dalla critica di “revisionismo storico” e cioè d’essere un bugiardo, di presentare gli accadimenti secondo un’ottica non imparziale. Il suo ideale, ispiratore di volumi come “Il sangue dei vinti”, fu lo stesso di Indro Montanelli, poiché «Un Paese che ignora il proprio Ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un Domani.»

Il triangolo della morte

E questo passato contempla quell’area dell’Emilia Romagna che fu definita “Il triangolo rosso” o “Il triangolo della morte“: il territorio compreso tra Reggio Emilia, Bologna e Ferrara che vide atrocità inenarrabili, spesso nei confronti di donne con la colpa d’essere madri o fidanzate di militari della RSI. Secondo Gianpaolo Pansa, furono circa 4500 le persone uccise con processi sommari e colpevolezze non certe.

Gli Stati Uniti ci salvarono da una seconda dittatura

Naturalmente, non tutti i partigiani d’ispirazione comunista si lordarono le mani di sangue innocente e molti furono veramente coraggiosi ed eroici, combatterono fianco a fianco con i partigiani moderati, ma la storia non la fanno i singoli soldati. Sono le decisioni di chi governa la lotta armata a presentare il disegno generale alla valutazione della storia. La nostra fu una guerra civile anche per la conquista del potere e tale obiettivo non fu raggiunto solo per l’intervento degli Alleati, e in modo particolare degli Stati Uniti, che si opposero alla nascita di un’altra nazione sovietica al centro del Mediterraneo e quindi in una posizione assolutamente strategica.

L’eredità di Gianpaolo Pansa

Ora la voce di Gianpaolo Pansa si è spenta, ma restano i libri a parlare, a narrarci una verità diversa da quella che ancora oggi continua ad essere diffusa e non placa d’alimentare lo scontro politico tra la sinistra e la destra che, in modo più o meno palese, rappresenta sempre il fascismo, il nemico da combattere con qualsiasi mezzo, la ragione principale a giustificare l’esistenza di “partigiani” sempre in armi a difesa della democrazia. Abbiamo ancora bisogno di rappacificazione tra noi e di verità. Basta scimiottare saluti romani. Basta intonare “O bella ciao” contro nemici che non esistono e mai più potranno tornare. Basta violenza verbale sui social. Mentre l’Italia si divide e consuma le proprie residuali energie in campagne elettorali che si susseguono, caratterizzate da attacchi e duelli di nessuna sostanza, che non affrontano i problemi reali, non entrano nel merito delle cose, da manifestazioni di piazza delle quali è impossibile comprendere le motivazioni e le proposte politiche e intimoriscono per la loro inquietante interpretazione della libertà e della del ocrazia, il Paese affonda inesorabilmente.

Massimo Carpegna