L’Aquila dieci anni fa il terribile sisma

Una città ferita tra macerie e cantieri

Dieci anni sono passati da quel 6 aprile 2009 quando l’Aquila fù distrutta dal terribile terremoto di magnitudo 6.3 in cui persero la vita 309 persone. I feriti furono 1.600 e gli sfollati 80.000 oltre a 10 miliardi di euro di danni stimati.

Il terremoto fù avvertito in tutto il Centro Italia, fino a Napoli, causando tanta paura tra la popolazione. La regione più colpita è stata l’Abruzzo, seguita dal Lazio. Alcuni lievi danni furono riscontrati nella zona di Ascoli Piceno, nelle Marche.

La città dell’Aquila si fermò alle 3,32 di quella notte.  Dieci anni dopo la città è in continua emergenza, cantieri ancora aperti e persone che vivono nelle casette d’emergenza. Oggi prendono il via nel capoluogo abruzzese le iniziative per la commemorazione del decennale dell’evento, fino alla fiaccolata della notte nel centro cittadino con la partecipazione del presidente del Consiglio Conte.

zona rossa

Ricostruzione lenta

Massimo Prosperococco, membro del comitato Scuole Sicure dell’Aquila, che da anni monitora la ricostruzione della città ha dichiarato “le opere, sono cominciate solo nel 2013, quando la “legge Barca” ha garantito alla città quei contributi costanti nel tempo che hanno dato il via libera all’iter». Si parla di interventi massicci: circa 19 miliardi, se si considera anche la fase di emergenza, 11 solo per i lavori di ripristino di ciò che era divenuto macerie.

L’assessore alla ricostruzione del Comune dell’Aquila Vittorio Fabrizi, ha affermato che ci vorranno altri dieci anni per completare i lavori. Questo è il motivo per cui il centro cittadino dell’Aquila, il terzo per estensione tra i capoluoghi italiani, è ancora oggi spettrale. «Prima del 2009 aveva circa 13mila abitanti, ora sono 500. Nei pochi edifici che sono stati rimessi a norma mancano le utenze, inoltre toccherebbe muoversi ogni giorno tra polveri e cantieri eterni».

 La casa dello studente si reinventa

La casa dello studente seppur con difficoltà nel tempo è riuscito a reinventarsi al servizio della ricostruzione e continuare a offrire i servizi universitari a pieno ritmo. Mentre per quanto riguarda la scuola pubblica: gli studenti si trovano ancora in periferia ospiti dei Musp (Moduli ad uso scolastico provvisorio), nonostante i fondi siano disponibili nessuna delle scuole è tornata agibile.

Il rappresentante degli studenti del liceo classico Tommaso Cotelessa cresciuto nella città-cantiere che quella notte aveva solo 8 anni racconta “l’Aquila non sarà più la stessa ed è per questo motivo che molti hanno deciso di andarsene- ma per chi è cresciuto tra le macerie è diverso è una questione di appartenenza e comunità“.

 

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