Società e cultura

Le maxirisse delle babygang portate dalla pandemia

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Che collegamento può mai esserci tra la pandemia e delle maxirisse? Nessuno, direbbe (ignara) la maggior parte di noi. E invece il collegamento c’è. E la motivazione è proprio la frustrazione e la rabbia provocate dal dover passare giornate intere chiusi in casa come animali in gabbia. E se c’è chi riesce a fare i conti con questa solitudine dandosi alle attività casalinghe più disparate, c’è anche chi proprio non ci riesce, a risollevarsi da questo senso di alienazione e stordimento e cerca allora un diversivo.

Sono ragazzini di buona famiglia, la maggior parte delle volte addirittura minorenni, e il copione è sempre lo stesso: si danno appuntamento nelle piazze per darsele di santa ragione. Il motivo? Nessuno. O forse tutto.

Tutto perché la Didattica a distanza, il distanziamento sociale, la mancanza di contatti con gli amici, hanno provocato nei più giovani forse un senso di alienazione difficile da gestire. Una noia senza fondo, e ogni giorno si affacciano all’orlo del baratro sotto ai loro piedi.

Per darsi appuntamento usano i social: Tiktok, Tellonym, Snapchat. A volte persino le storie di Instagram. Ed è una “moda” che sta dilagando in tutta Italia. Modena, Roma, Gallarate. Cittadini che commentano: “Sembravamo a Caracas”. Mazze, bottiglie di vetro, corpi contundenti. Sembrano scene apocalittiche di un film visto e rivisto in tv, scenari onirici e lontani che prendono invece corpo e forma: sono reali.

Ma come fare ad arginare il problema? Lo psichiatra Massimo Cozza ha spiegato che: “Gli adolescenti che in gruppo mettono in atto comportamenti anti sociali e trasgressivi ci sono sempre stati, anche se sono influenzati dalla pandemia, soprattutto in questa seconda fase dove il sentimento di coesione è minore e vi sono più frustrazione e rabbia per una situazione della quale ancora non si intravede la fine“.

L’adolescenza è spesso associata alla trasgressione, e le regole anti Covid sono una ottima occasione di trasgressione”, aggiunge Cozza.

Il grande problema è rappresentato anche dalla disoccupazione, per i dati Eurostat siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di giovani ‘Neet’ (Not in education, employment or training) che non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione: un italiano su quattro tra i 15 e i 29 anni. La rabbia per non trovare occupazione accresce la loro frustrazione, come un cane che si morde la coda.

Ecco, non bastava dunque il Covid, la pandemia, i morti e la sofferenza. Adesso l’Italia si trova a dover fare i conti con un problema di portata enorme e pontenzialmente pericoloso: quello delle maxi risse da alienazione sociale.

Riusciremo a fronteggiarlo?

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