Legambiente: aumento dei fenomeni meteo estremi, +27% dal 2021

I dati nel report “Il clima è già cambiato”- Ossevatorio CittàClima 2022

Tra bombe d’acqua, esondazioni, trombe d’aria et similia, sono 254 i fenomeni meteorologici estremi che si sono verificati nel nostro Paese da gennaio ad ottobre di questo 2022. E’ quanto emerge dal rapporto di Legambiente – Osservatorio CittàClima realizzato con il Gruppo Unipol.

Ma i numeri denotano un fenomeno in crescita già nell’ultimo decennio. Rispetto allo scorso anno, l’aumento è pari al 27% mentre, dal 2010, i fenomeni sono stati 1503, colpendo 780 comuni italiani e provocando 279 vittime. La terribile classifica vede in testa la regione Sicilia, con 175 casi; 166 in Lombardia, 136 nel Lazio, 112 in Puglia, 111 in Emilia Romagna, 107 in Toscana e 101 in Veneto.

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Nel 2022 in Italia 254 fenomeni estremi. 1503 dal 2010.

L’analisi dei differenti fenomeni è ancora più allarmante. Dal gennaio 2010, si sono registrati 529 casi di allagamento per piogge intense, che diventano 768 se considerate in conseguenza di grandinate ed esondazioni, mentre le infrastrutture hanno riportato 531 interruzioni di utilizzo, con blocco di treni e metropolitane per 89 giorni e 387 eventi con danni provati da trombe d’aria.

I disagi maggiori si sono naturalmente registrati nelle grandi città: Roma, in testa, con 66 eventi – di cui 6 solo nell’ultimo anno – dovuti per lo più ad allagamenti in conseguenza di piogge intense. Milano ha subito 30 eventi e almeno 20 esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro. Bari è stata flagellata da oltre 40 eventi estremi, una ventina provocati da piogge intense e quasi altrettanti (17) da trombe d’aria.

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Dalla COP27 Legambiente chiede al Governo l’approvazione del PNACC

L’Italia ha speso 13,3 miliardi di euro in fondi assegnati per le emergenze meteo climatiche negli ultimi 9 anni“, dichiara Legambiente “1,48 miliardi all’anno in media per la gestione delle emergenze, in un rapporto di quasi 1 a 4 tra spese per la prevenzione e quelle per riparare i danni“.

E’ nello scenario della COP27 che Legambiente, con il dossier appena presentato, chiede al Governo Meloni di aggiornare ed approvare entro la fine del 2022 il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), la cui bozza risale al 2018, mentre altri 24 paesi europei hanno già adottato un documento di programmazione nazionale o settoriale di adattamento al clima.

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Nella lotta alla crisi climatica, da troppi anni l’Italia sta dimostrando di essere in ritardo” – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – “Continua a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione, che permetterebbe di risparmiare il 75% delle risorse economiche spese per i danni provocati da eventi estremi, alluvioni, piogge e frane e non approva il Piano nazionale di adattamento al clima, dal 2018 fermo in un cassetto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica“. “È fondamentale -continua Ciafani – approvare entro fine anno il Piano, ma anche definire un programma strutturale di finanziamento per le aree urbane più a rischio, rafforzare il ruolo delle autorità di distretto e dei comuni contro il rischio idrogeologico e la siccità, approvare la legge sul consumo di suolo, e cambiare le regole edilizie per salvare le persone dagli impatti climatici e promuovere campagne di informazione di convivenza con il rischio per evitare comportamenti che mettono a repentaglio la vita delle persone“.