L’epidemia da Covid-19: il nostro 11 settembre…

Dopo quel giorno, l'America non fu più la stessa. Anche noi possiamo cambiare. In meglio.

Ground Zero

L’11 settembre del 2001 i simboli di New York crollarono per un attacco terroristico e tutto il mondo assistette all’agonia delle Torri Gemelle, prima dello schianto. Persone che si gettavano dalle finestre per non morire arse vive; altre che inutilmente invocavano aiuto, sventolando un fazzoletto.

Vivemmo in diretta decine d’atti d’eroismo con squadre di pompieri che entravano nei palazzi e salivano le scale con bombole pesantissime sulla schiena, l’ascia in mano e una maschera sul volto. Molti di loro restarono imprigionati tra le fiamme e morirono insieme a chi avrebbero voluto salvare.

Quasi tre mila persone persero la vita quel giorno e gli Stati Uniti non furono più gli stessi. Solo l’attacco a Pearl Harbor aveva causato una simile strage sul suolo americano. Ma le Hawaii sono isole in mezzo al Pacifico e il loro porto è una base militare, non due grattacieli nel cuore di Manhattan, poco distante da Broadway e dalla Borsa! Gli Stati Uniti conobbero la paura, quella subdola e mortale che s’identifica nel vicino di casa, nel compagno universitario, nel simpatico Mohammed dalla pelle scura con il quale giochi a bowling. Gli Stati Uniti smisero d’essere il “Grande Paese” nel quale ognuno poteva realizzare il proprio sogno; ingenuo, chiassoso e vitale come uno dei suoi ragazzotti di campagna con blue jeans, camicia a quadri e stivaletti. Divenne insicura, chiusa, diffidente, egoista come mai era stata in precedenza.

Ora, anche noi abbiamo il nostro 11 settembre con tre mila morti; anche noi abbiamo assistito alla lenta agonia dei nostri cari con un tubo infilato in gola e un soffietto che pompa al posto dei polmoni. Anche noi abbiamo i nostri eroi con il camice e la mascherina che incide la pelle, lascia il segno di sedici ore spese nel tentativo di salvare una vita, mentre si mette a repentaglio la propria.

Quando tutto sarà finito, non saremo più le stesse persone. Come in America. Questa prova terribile dimostrerà chi siamo veramente, quale valore ha l’Europa e se ha ancora un senso rimanervi; dimostrerà l’importanza di un sistema sanitario pubblico, che non può continuare ad essere mortificato e senza il quale avremmo assistito ad una carneficina. Ma non solo.

Forse capiremo una volta per tutte che inquinamento ed epidemia sono strettamente collegate: i veleni che respiriamo hanno compromesso i nostri polmoni, indebolito il nostro sistema immunitario. Siamo diventati una preda facile per qualsiasi virus sconosciuto, creato dalla natura o costruito in laboratorio.

Forse avremo compreso chi, in silenzio, è veramente generoso, chi lo è ma con i soldi degli altri e chi scambia l’altruismo per un’occasione di business. Forse avremo riscoperto un’unità di popolo, che raramente abbiamo vissuto così spontanea e vera, lontana dall’idiozia di certe etichette politiche.

Quando tutto sarà finito, avremo una magnifica possibilità per cambiare, non ripetere gli stessi errori. Per essere migliori.

Massimo Carpegna