Le librerie chiudono i battenti

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Il flagello dei fallimenti batte tutta la penisola, da nord a sud. Chiudono alimentari, negozi di abbigliamento, pasticcerie, ristoranti e librerie. Forse la chiusura delle librerie colpisce meno, ed è per questo che ho deciso  di scriverne. Quando una libreria chiude è sempre una sconfitta della comunità in cui viviamo. Una caduta morale, intellettuale e culturale che determina un arretramento della civiltà. Anzitutto occorre considerarli luoghi di civiltà ed hanno la medesima importanza sociale di un teatro, biblioteca, sala da concerto, museo, scuole e università. Sono state per secoli, assieme ai caffè, luoghi di incontro fra intellettuali, appassionati e semplici lettori. Ricordo che i primi libri che lessi li comperai in offerta, in una libreria che ora non c’è più. Acquistai tutta la serie dei classici  della letteratura straniera e i classici  del pensiero. La mia cultura la devo in parte alle librerie, frequentate assiduamente da lettore furioso. Il proprietario una volta mi disse: “I libri hanno lo splendore dell’onestà”Frase che non ho più dimenticato e da allora mi accompagna sempre, ogni volta che varco la soglia di una libreria.

Ad ogni chiusura corrisponde una contrazione della diffusione del sapere, un nodo che si stringe attorno al collo della società. Uno sfregio alla cultura. Quel sapere di cui abbiamo enormemente bisogno per riemergere dalla situazione in cui ci troviamo. Personalmente ho sempre visto quei luoghi come isole di bellezza a cui approdare, per attenuare il rumore del mondo reale, magari solo per un istante. Dopo la Prima guerra mondiale, il poeta Umberto Saba rilevò una libreria antiquaria a Trieste, che curò per tutta la vita. Vedeva in quella attività non un lavoro, non solo un modo per guadagnarsi da vivere. Per il poeta triestino quella libreria era luogo di incontri, dove gli amici poeti e romanzieri potevano passare e conversare, insomma un luogo di virtù e crescita inesausta.  

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Il 25 settembre di quest’anno ha cessato la sua attività la storica libreria Guida di Napoli, dichiarata nel 1983 Bene Culturale dello Stato. Era gestita da Mario Guida uno dei fratelli delle storiche librerie Guida di Napoli. A 83 anni il vegliardo ha cercato invano di evitare le procedure fallimentari, ora è in atto la svendita degli oltre centomila libri e degli arredi. L’occasione ghiotta di acquistare un libro costoso al 70% di sconto, non cancella l’amarezza di assistere alla sparizione di uno storico luogo di cultura. Inutili sono stati gli appelli e le sollecitazioni di Giorgio Napolitano al ministero dei beni culturali e alla Soprintendenza. La libreria che ha ospitato le presentazioni dei libri di Kerouac, Montanelli, Ginzberg, Bocca, Ecoe i quadri di Warhol chiuderà per sempre. Le cicliche crisi economiche determinano povertà, sia materiali che spirituali.

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