L’infertilità vista da vicino

Infertilità, il fenomeno

Infertilità, il fenomeno

È difficile che qualcuno si interessi spontaneamente dell’infertilità come fenomeno, perché non si pensa mai di incrociarlo nella propria vita, soprattutto quando si è giovani e si ha una vita sana.
L’istinto materno si affaccia e da qui il desiderio di diventare genitori. Perché, diciamocelo, un figlio nasce prima nel cuore e nella mente. È lì, quando ci proiettiamo nel futuro, insieme ad altre belle cose che contiamo di realizzare nel corso della nostra vita. Pensiamo che sia la cosa più naturale del mondo.
Che non basta ‘volerlo’, lo si capisce dopo alcuni mesi di tentativi senza risultati. Partendo da qui, si cerca di allargare il raggio delle proprie conoscenze in materia.

Si inizia quindi con visite, esami blandi, per lo più monitoraggi e misurazioni di temperature basali.
Ed è dopo questo primo campanello, che ci si trova dentro il fenomeno, un vero e proprio percorso accidentato. Si scopre un mondo di incertezza perché ancora senza diagnosi né risposte. Un percorso fatto di esami, anche invasivi, liste di attesa interminabili, braccia viola da continui prelievi di sangue, maratone in strutture di cui prima non conoscevi l’esistenza. Si viene esaminati, “rivoltati come un calzino” per scoprire cosa c’è che non va in quel corpo sano, dal quale ci si sente traditi.
Si contano circa 2 milioni di trattamenti per L’infertilità all’anno in Europa, e il numero cresce del 7% ogni anno. In un terzo dei casi, le cause non vengono scoperte (dati ESHRE, European Society of Human Reproduction and Embryology)

Il confronto con la società

Quindi l’infertilità spesso rimane orfana di una vera diagnosi.
Ma le fredde statistiche non possono dirci qual è l’impatto dal punto di vista psicologico e sociale.
Il rapporto con chi ti sta intorno, ad esempio, diventa involontariamente difficile.
Ti isoli nelle feste dove ci sono bambini, pensando che quel tipo di gioia forse non sarà mai tua.
C’è sempre chi cerca di ‘convincerti’ che sarebbe l’ora di fare un figlio, o una collega che con tono confidenziale chiede: -ma la colpa di chi è ?!.. E poi c’è l’amica, quella vera, a cui trema la voce mentre ti annuncia che aspetta un bambino. Ha timore di ferirti mentre tu sei contenta e assapori un po’ di quella sua aura di felicità.

L’esperienza vissuta e i legami di coppia

Raccontare le storie dal limbo di una sala d’attesa è faticoso, lo è ancor di più quando si è vissuto in prima persona.

Si è arrivati alla fase finale dove si saprà finalmente (con questa ultima risposta di analisi), se le lunghe terapie farmacologiche hanno dato il risultato tanto atteso.
Si è partiti in tanti in questo percorso di procreazione assistita, una quarantina di coppie. Abbiamo affollato gli stessi corridoi per mesi, aspettando file interminabili. Tutti con lo stesso obiettivo, tutti convinti di ‘vincere’.
Coppie giovani e non più giovani, la maggior parte insolitamente eloquenti, come dopati di euforia. Carichi di aspettative.
Una di loro, intorno ai 45 ha giustamente avuto una priorità nelle liste d’attesa. Lei sembra stanca, con i denti un po’ trascutati, ma ha una gran voglia di sorridere perché oggi è il grande giorno. Parlano, parlano di cose belle, di arredamento, di viaggi, ristoranti.
Poi le infermiere informano tutti che i risultati sarebbero pronti. Consegnano a ciascuno una busta, con dentro una risposta di una sola frase..
Ed è lì che vedi e capisci quanto può segnare questa esperienza perché in un lasso di tempo di due minuti, due, vedi le speranze venire spezzate via di colpo, come i rami di un albero..
Per chi ha avuto una risposta negativa, lo stato d’animo cambia immediatamente, da gioia razionale (dovuta alle aspettative), ad una irrazionale disperazione. Occhi sconfitti, spalle curve.
Un uomo con il foglio in mano, abbassa la testa e nasconde gli occhi lucidi dietro gli occhiali da sole.
Chi invece ha ricevuto l’altra risposta, quella positiva, salta letteralmente di gioia e c’è chi si abbraccia e esprime pacatamente la sua felicità.
Vivere o avere vissuto tutto questo segna l’esistenza e anche il legame di coppia. Ci sono coppie che non reggono la delusione e lo stress, perdono questa battaglia silenziosa ed entrano in crisi.
Ce ne sono altre invece che si fortificano, scoprono che stare insieme è importante e che la vita di coppia può essere bella anche quando è segnata da mancanze e incertezze.
Fino a pochi anni fa, i bambini nati da procreazione assistita venivano chiamati “bambini preziosi”. Tutti i bambini lo sono, ma qualche medico pur rispettando l’etica, sottovoce, continua a chiamarli preziosi. Preziosi, com’è preziosa la vita e come questa preziosa esperienza.