L’influenza del 68′ che uccise 20 mila persone in Italia

Mentre il Coronavirus continua a diffondersi, è bene ricordare una vecchia pandemia che ad oggi non fa più paura

Mentre l’epidemia di Coronavirus impazza lungo lo stivale, e si dispongono misure come la chiusura delle scuole, non si può non ricordare la pandemia del XX secolo che, con il coronavirus Cinese, ha in comune il fatto di esser partito dall’asia.

L’influenza “spaziale”: che cosa è?

Era il 1969 e venne denominata “influenza spaziale”. Giunse da Hong Kong un anno e mezzo dopo il primo contagio in Asia, annunciato dal Times di Londra. La diffusione avvenne prima nel continente asiatico, poi negli Usa ed infine giunse in Europa, più lentamente rispetto al coronavirus di cui tanto si parla in questi giorni.

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In Europa le vittime furono di meno rispetto a quelle degli Stati Uniti, ma in un numero comunque molto alto: solo in Italia si contarono 20 mila decessi ed un milione in tutto il mondo. Si verificarono due ondate, la prima meno mortale della seconda.

Anche in questo caso, furono le polmoniti ad essere fatali per i contagiati mentre il virus ebbe minori effetti sui soggetti sani. La differenza di mortalità trai Paesi colpiti, fu giustificata con la presenza del virus precedente, che aveva conferito una sorta di “cross-protezione”.

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Il virus diffusosi in quel periodo, responsabile della pandemia, è il virus A-H3N2, tutt’oggi in circolazione come semplice virus influenzale. I sintomi erano brividi, freddo, dolore muscolare, debolezza per circa sei giorni.

Le similitudini con il nuovo Coronavirus

Proprio come il Coronavirus, anche l’A-H3N2 era un virus estremamente contagioso. Si consideri che a malapena dopo 14 giorni dalla sua comparsa si contavano ben 500.000 contagi. La storia deve esserci di insegnamento, oggi infatti la situazione non sembra essere così diversa. È sicuro che il livello tecnologico sia nettamente superiore rispetto a quello degli anni 60, però c’è da dire che ad oggi non esiste nessuna cura (certificata) per il COVID-19.

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Oggi come allora, sono milioni i soggetti che hanno il timore di contrarre il virus. Come tutti sanno, il vaccino per distruggere il virus A-H3N2 è stato creato solo quando la pandemia aveva raggiunto il picco massimo.

È probabile che una situazione del genere possa riproporsi ai giorni nostri. Tutto ciò dimostra come la storia si ripete e come, nonostante gli innumerevoli progressi ,accademici e tecnologici, alle volte basta un virus per far tremare l’intero globo. Non ci resta che augurarci che un vaccino venga sintetizzato prima del picco massimo della pandemia per evitare ulteriori vittime. 

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