Maledetti Poeti e i sacri lignei

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I saggi teatrali un tempo si rappresentavano nell’ambito della scuola di recitazione degli antichi borghi dove il parroco metteva a disposizione gli spazi liberati dai giocatori di carte, oggi si rappresentano nei Teatri della Capitale d’Italia e assistiamo allo spettacolo della prosopopea dell’individuo che senza arte ne parte si improvvisa attore o meglio “attuore” per infangare le sacre assi lignee del palcoscenico consacrato all’Arte Drammatica.

I sacri legni, venivano chiamati da Eleonora Duse, ma non è questa l’occasione giusta per nominare la divina attrice!

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Maledetti Poeti”, testo teatrale superbamente scritto da Luca Giordano, con spiccata sensibilità e competenza letteraria, messo in scena da Pio Ciuffarella alla sua prima regia teatrale, il suo debutto.

Pio Ciuffarella realizzò un film su Pier Paolo Pasolini dove un professore materializzava la figura del poeta Pasolini nel racconto fatto ai suoi allievi. Attori scelti con dovizia accurata e qualche somiglianza, che si perdeva quando un giovin attore correva mostrando le terga agli spettatori, non propriamente pasoliniane.

Qui in “Maledetti Poeti” abbiamo un forte e stridulo contrasto tra intenzioni registiche e recitato. Se da una parte vengono apprezzate le riflessioni sulla creatività e la bellezza, con i relativi interrogativi che queste due variabili pongono alla illusoria modifica dei comportamenti dell’individuo fatta sul reale contatto con l’arte e la poesia per salvare il mondo, dall’altra abbiamo l’autocritica dell’uomo per il fallimento della sua morale che si è infranta per la perdita della morale, dei modelli sociali, che gli hanno generato il vuoto interiore, il distacco, la pochezza dei sentimenti che, apparentemente, sembrano voler accomunare negli stessi ideali l’uomo contemporaneo ma al contrario lo fanno sprofondare nell’odio, nella cupidigia, nella sciocca ambizione e nella prosopopea più schietta.

dentCome si intuisce le tematiche e le intenzioni sono alte e onorano lo scritto di Luca Giordano, l’autore di “Maledetti Poeti”, l’unica inconvenienza e l’unico interrogativo che si pone lo spettatore estraneo alla cerchia degli amici invitati a vedere lo spettacolo è: perché sono stati scelti individui che non hanno nulla a che spartire con l’arte teatrale se non l’evidente amatorialità per la situazione? Gli inserimenti cinematografici sembrano essere fatti per sopperire ai rallentamenti recitativi e ai vuoti di memoria di chi è in scena. Pio Ciuffarella sembra che faccia ricorso a questo escamotage per salvare, forse, capra e cavoli ma troppo spesso l’intenzione si vanifica.

L’unica professionista che si evidenzia è Chiara Pavoni, se pur relegata in pose filmiche registrate e ad una breve apparizione di spalle.

L’intuizione narrativa dell’autore si dipana da tre libri di tre poeti: Dino Campana, Primo Levi e Pier Paolo Pasolini. Gli spiriti dei poeti si materializzeranno sulla spiaggia dello stabilimento e racconteranno le loro storie di intellettuali, di artisti, di uomini, che subirono in vita l’esclusione, la solitudine, la crudeltà.Interessanti i movimenti coreografici e i passaggi di autentici ragazzi multietnici, interpreti di loro stessi.

Le musiche originali sono composte dal giovane maestro Valerio Angelucci, l’arrangiamento è di Antonino Ceravolo che cura anche il suono e la cinematografia.Roberta Budicin è la costumista e truccatrice.Le intenzioni di promuovere la riscoperta della bellezza, dell’amore per la vita, del rispetto tra gli individui, della fratellanza tra i popoli e della libertà, quali valori universali irrinunciabili alla crescita individuale sono state del tutto vanificate dalla mancanza di professionalità attoriale, comunque rimane sempre una bellissima e intrigante intuizione recitata al peggio da chi non nominiamo!

“MALEDETTI POETI!” è stato programmato per i giorni 9 – 10 – 11 ottobre 2015 al Teatro San Luigi Guanella, Via G. Savonarola, 36, Roma.

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2 Commenti

  1. Sarebbe carino un giorno poi riuscire a capire se tutta questa grande
    narrazione che lei fa dell’arte teatrale discenda da una consapevole
    competenza sull’argomento o se è solo un modo per nascondere una
    faziosità di fondo, decisamente malcelata. Sarebbe carino riuscire a
    capire da dove provengano le sue conoscenze sul teatro, quali grandi
    attori, autori e registi teatrali ha conosciuto, apprezzato e
    soprattutto visto per potersi prendere la responsabilità di salire su
    una cattedra e dall’alto della stessa emanare sentenze e inondare la
    platea di giudizi così profondi ed eruditi. Sarebbe altrettanto carino
    che il giornalismo non venga infangato da giornalisti o meglio
    “giournalisti” che scordano al primo batter di tastiera che la prima,
    vera regola del sano giornalismo è mirare ad essere obiettivi e
    distaccati senza cascare nel solito teatrino di quartiere, questo sì,
    di prendere posizione per convenienza o semplice conoscenza. Sarebbe
    carino…ma da lei non penso di potermelo aspettare in futuro…

    Da uno che lo spettacolo l’ha visto e capito…
    Saluti

  2. Tra l’altro, non capisco quale professionalità si pretenda da persone che fanno teatro per diletto e , dunque, non sono professionisti. Non capisco perché una professionista, come da lei scritto visto che non la conoscevo prima dello spettacolo, si “limiti” a recitare con una compagnia amatoriale (quindi anche senza compenso) nella prima direzione teatrale del regista sopracitato.
    E’ vero, gli attori non erano dei professionisti e non hanno brillato di certo per espressività e padronanza del palco, ma a mio modo di vedere le cose, ed ho assistito allo spettacolo, tra gli unici degni di nota e che sembrava essere di un altro pianeta è spiccato Fabrizio Rendina, l’anziano istrione il quale credo debba essere davvero un professionista.
    Sul significato ed i contenuti lascio perdere perché mi limito ad osservare la parte del recitato e perché si sconfinerebbe nel campo delle idee e non è, ora e qui, mia intenzione farlo.

    ps: c’è un’altra cosa che non capisco: perché il suo tono è così astioso visto che, a quanto scritto nella sua presentazione, lei non si occupa di teatro? E a leggere l’articolo nemmeno di giornalismo visto che, per esempio, “autentici ragazzi multietnici” mi sembra un insensata espressione per evitare di scrivere altro.

    Aurelio

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