Marc Chagall a Milano

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Questa volta è un exploit: sono 220 le opere di Marc Chagall in mostra presentate a Milano, a Palazzo Reale, fino al 1° febbraio 2015: è la più grande esposizione che sia mai stata dedicata all’artista.

A quadri spesso inediti, provenienti da collezioni private, si affiancano dipinti prestati dai più grandi musei del mondo: è un itinerario che percorre l’intera vicenda  artistica del maestro, entrato in contatto con le più note avanguardie europee del Novecento.
Così attraverso il suo linguaggio unico e particolarissimo è riuscito a unire cultura ebraica e tradizione russa, segnate dalle numerose tappe della sua lunga vita: dal primo soggiorno francese e il ritorno in Russia(1921) all’esilio nella Parigi occupata dai nazisti , dalle fughe a Marsiglia, in Spagna… fino al viaggio in America durante la guerra e il ritorno finale in Francia, in Costa Azzurra.

Qui, grazie anche alla bellezza e ai vivaci colori della Provenza, ritrovò finalmente un po’ di gioia,  dopo aver superato il profondo dolore per la perdita del suo più grande amore, la sua prima moglie, Belle, nel 1944.

Il dipinto del manifesto della mostra, tra i più conosciuti, rappresenta fin dove può arrivare la gioia dell’amore: egli fa volare la sua sposa come un angelo, che si libra nell’aria,  come dovrebbe librarsi lo spirito dell’uomo quando diventa amore e libertà….Il quadro del bacio invece rappresenta un sentimento d’amore sofferto. Originale e delicata è la sua donna con in mano un mazzo di rose,  raffigurata con due volti, quasi a voler esprimere la conflittualità insita nell’animo umano…

Così la sua arte rivela come egli non abbia mai perso “quel fil rouge” che conservò  sempre dentro di lui  il “bimbo che era stato”, che si meraviglia, gioisce per lo stupore di fronte a ogni cosa bella, dalla natura agli esseri umani…. Attraverso la sua opera svelò anche quella parte della propria cultura assimilata dall’Occidente, grazie a grandi pittori come Rembrandt e gli artisti delle avanguardie…, continuando a rivolgere all’uomo domande sempre perennemente attuali.

Egli non fu immune dall’amore per il teatro,  una delle numerose sezioni della mostra, mettendosi a confronto con grandi miti russi, come Gogol ed infine con il teatro ebraico: egli ne divenne l’interprete e il regista…

La sua vitalità creativa esplose in un altro tema particolare, “le favole di La Fontaine”, grazie a cui affrontò un argomento molto amato dalla cultura russa. Così, ammirando le immagini che le rappresentano, si può ascoltare anche la storia recitata a viva voce.

Meravigliosi ne i suoi quadri sono i fiori, gli aspetti gioiosi della natura che si confronta con il mondo interiore dell’essere umano.

Opere che, per la loro luminosità e gaiezza si pongono in particolare contrasto con le nubi minacciose di “venti di guerra”,  anticipazione dell ‘ immensa tragedia che sta per incombere sul popolo ebraico e sul mondo intero, come rivelano le immagini dei crocefissi e della Madonna, accanto a quelle dell’Ebreo che fugge...

Anche la musica diventò una sua passione e lo aiutò molto a superare il dolore. Ricevette commissioni per i balletti di Alekp di Rachmaninoff e per l’Uccello di Fuoco di Stravinsky.

Grazie alla seconda moglie, Vava,ritrovò una nuova gioia creativa fatta di colori e luminosità, come rivelano che “gli Innamorati” che volano nel cielo di St. Paul de Vence.

L’amore, la bellezza e la luce gli ridiedero sempre la gioia di vivere. Aur voir, Cahagall…

Grazia Paganuzzi

Sono una giornalista pubblicista dal 1991 laureata in Pedagogia, specializzata in turismo culturale: antichi centri storici e borghi d'arte, residenze d'epoca, castelli, mostre d'arte, storia e musica... Ho viaggiato in Italia, Area Mediterranea, Europa e Centr'America. Ho un mio sito: "voyagedart.com".
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