Messina: arresti per corruzione e falso ideologico

Finiti ai domiciliari l'imprenditore Ezio Bigotti e un tecnico dell'Eni

Gli uomini della Guardia di Finanza di Messina stamani hanno arrestato l’imprenditore piemontese Ezio Bigotti, e un ex tecnico petrolifero dell’Eni sono ora agli arresti domiciliari su ordine del giudice delle indagini preliminari di Messina Maria Militello, per i reati di corruzione in atti giudiziari e falso.

Il primo è Ezio Bigotti,  54enne uomo d’affari piemontese presidente del gruppo STI aggiudicatario di numerose commesse della Centrale acquisti del Tesoro (Consip) mentre  l’altro è Massimo Gaboardi,  ex tecnico petrolifero dell’Eni che secondo gli inquirenti fu complice nella trama da cui scaturì un falso complotto ai danni dei vertici dell’Eni.

Operazione “Sistema Siracusa”

La vicenda è legata al “Sistema Siracusa”  coordinata dalla procura di Messina che ha portato all’arresto 13 persone nel febbraio 2018 accusate di far parte di un “comitato d’affari” capace di condizionare indagini e procedimenti giudiziari. L’indagine ha coinvolto anche l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore che da mesi collaborano coi magistrati.

Coinvolti avvocati

I due avvocati,  attraverso istanze, provvedimenti e attività di consulenti nominati dall’ex pm  avrebbero «favorito Bigotti nell’ambito degli accertamenti condotti a carico di imprese a lui riconducibili presso le Procure di Torino, Roma e Siracusa, nonché in sede tributaria», dopo che l’imprenditore aveva avviato le procedure di voluntary disclosure per regolarizzare la sua posizione con il fisco.

Grazie alla collaborazione dell’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo (arrestato un anno fa), l’avvocato Amara, che era anche legale dell’Eni, sarebbe riuscito ad ostacolare l’attività  di indagine della Procura di Milano sui vertici dell’Eni avviando un filone parallelo di inchiesta che, utilizzando come pedina il tecnico petrolifero Massimo Gaboardi, arrivò a montare un presunto complotto ai danni dei vertici dell’Eni sotto accusa per una maxitangente in Nigeria.

Bigotti era già stato arrestato lo scorso febbraio

Bigotti, che è il compagno dell’ex assessore regionale ai trasporti Barbara Bonino, era già stato travolto dallo scandalo Consip: era stato arrestato il 6 febbraio dello scorso anno ed era già finito allora ai domiciliari. Dove è rimasto fino a poche settimane fa. La sua azienda la STI, nel frattempo, è stata in parte già ceduta.

Le Fiamme gialle stanno eseguendo in queste ore perquisizioni e arresti nelle principali città.  L’operazione testimonia, ancora una volta, l’impegno della Guardia di Finanza nella lotta alla corruzione ed a tutela della trasparenza della Pubblica Amministrazione, nonché a garanzia del rispetto delle regole della sana competizione tra imprese per assicurare la libera concorrenza dei mercati.

 

 

 

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