Mimmo Lucano: diavolo o santo? Giustizia o persecuzione?

Condanna a 13 anni e 2 mesi per l'ex sindaco di Riace

Indubbiamente per alcuni Domenico Lucano ha rappresentato un esempio e la sua soluzione a Riace il modello da seguire per un’accoglienza dignitosa di chi lascia il proprio Paese per arrivare qui (illegalmente) e tentare di giocarsi una nuova partita.

In verità, questo modello non risolve nulla del problema “immigrazione” che, prima di tutto, è separare chi scappa da guerre e carestie dagli emigranti economici, da coloro che vogliono impiantare attività in Italia, saltando a piè pari i controlli e la burocrazia richiesta. Tra l’altro, molti di questi emigranti economici non tentano la fortuna per se stessi, ma quali rappresentanti di altri, di potenti organizzazioni criminali. Non si arriva disperati su un barcone e poi di li a poco si gestisce un negozio di frutta e verdura, di elettronica, di prodotti vari intestato ad altri non ben definiti.

Per separare chi tenta di fare il “furbo burocratico” per economia da chi è veramente disperato ed ha reale bisogno d’aiuto, si rendono necessari doverosi controlli e sono state inventate nel tempo soluzioni come i corridoi umanitari, la richiesta d’asilo per persecuzione politica, carestia, epidemia. E’ giusto che sia così, perché ogni Paese ha il diritto di controllare chi si mette in casa e il dovere di farlo per chi è il proprietario della casa: il popolo. Le utopie in stile “siamo cittadini del mondo”, “ognuno ha il diritto di vivere dove vuole” e “accogliamo tutti cristianamente” possono rappresentare un ideale, un’aspirazione, ma non sono pragmaticamente perseguibili e causerebbero dei crash insanabili nella società. La conseguenza scontata di questo approccio è l’aumento della criminalità, il sorgere dell’odio contro di noi da parte di chi non si è visto aiutato come sognava e desiderava, ma è finito a spacciare cocaina o a fare la prostituta; il risultato è la nascita del razzismo, che affonda le proprie radici non nel colore della pelle ma nella paura, paura che chi s’incontra per strada possa ammazzare per rubare il portafoglio, perché si è gli odiosi bianchi e italiani, cristiani, perché si disturba gli affari di spaccio e prostituzione… Quando poi la cronaca nera conferma questi accadimenti delittuosi, il razzismo diventa irrefrenabile e può scatenare la reazione in menti deboli e malate.

Chi ha veramente bisogno di soccorso, deve essere aiutato con tutte le forze disponibili e si pensi, a proposito dei miliardi di euro impiegati per l’immigrazione (da 1 a 5 in Italia negli ultimi anni) che in tantissimi villaggi della fascia sub sahariana basterebbe un pozzo artesiano e una pompa ad immersione per risolvere i problemi del medesimo. Le zone povere del mondo come l’Africa vanno aiutate generosamente e gratuitamente con un nuovo piano Marshall, invece che depredate in cambio di collanine di vetro, perché nessuno lascia amici, genitori, moglie e figli senza una sicura prospettiva e se può lavorare e vivere con dignità dove è nato.

La soluzione all’italiana tanto cara alla sinistra, e cioè “venite tutti” che poi qualcosa succederà, non risolve il problema per nessuno e genera solo situazioni d’illegalità, come è stato secondo il tribunale di Locri per Mimmo Lucano. Naturalmente, siamo al primo grado di giudizio e, come afferma l’interessato, si è solo all’inizio della battaglia ed esiste la presunzione d’innocenza, ma l’accusa è precisa e documentata.

Il sindaco di Riace non è stato condannato a 13 anni e due mesi di condanna nel processo Xenia per ragioni ideologiche,visto che saluta sempre i sostenitori con il pugno sinistro alzato, o perché ha fatto del bene: il quadro emerso dalle indagini e dalle intercettazioni ha evidenziato un vero e proprio disegno criminale dietro il “Paese dell’Accoglienza per ottenere sostegno elettorale e introitare milioni e milioni di euro dallo Stato. Questi milioni in parte sono serviti per “soddisfare gli indebiti e illeciti interessi patrimoniali delle associazioni e cooperative” create e controllate da Lucano e dai suoi amici, le quali fornivano “indebite rendicontazioni delle presenze degli immigrati”, “derrate alimentari falsamente indicate come destinate agli immigrati, ma sistematicamente utilizzate per fini privati”, “costi fittizi per spese di carburante”, “prelievi di denaro contante e assegni dai conti correnti senza alcuna giustificazione”, “indebita destinazione di fondi ottenuti per fini diversi dall’accoglienza”, tra i quali acquistare e arredare tre case e un frantoio non rendicontati nelle quali ospitava amici e amici influenti per la sua carriera politica.

Per i “prelievi in contanti”, ammontano a 531 mila euro, utilizzati anche per un viaggio di piacere in Argentina. Quei soldi sono i nostri e non dovevano essere spesi con motivazioni diverse da quelle per cui sono stati erogati. Questo è il fatto e l’accusa: il resto serve a buttarla in caciara, suggerire motivazioni diverse per la condanna, salvare l’accusato e tutto l’apparato politico editoriale che l’ha sostenuto e acclamato.

Riassumendo: Lucano chiede allo Stato di affidargli 450 migranti arrivati dalla Libia. Ottiene diversi milioni di euro che, ribadisco, sono parte delle tasse che paghiamo, e di questi milioni, 530.000 sono spesi per organizzare eventi, concerti, ospitare amici utili. Finge che quei 450 lavorino e facciano corsi di formazione, falsifica i documenti amministrativi.

Insomma, il “venite tutti qui” pare fosse un affare anche per lui e sodali. Tutto qui. Il resto, come già sottolineato, è tifoseria da derby calcistico che non serve a nulla, genera solo confusione e allontana dall’analisi seria dell’accaduto; si dovrebbe, invece, controllare a tappeto tutte le organizzazioni che si sostengono con l’accoglienza e magari si scoprirebbe che molte sono encomiabili e molte altre hanno fatto e fanno ancora peggio, sulle spalle del disperato costretto a mangiare cibo scaduto o a dormire in sei dentro una stanza che, al massimo, può accogliere due persone e senza un minimo d’igiene. Il Covid non è ancora stato debellato: immaginate cosa può significare la mancanza di controllo delle frontiere? Degli spazi per l’accoglienza? Dell’igiene oggi ancor più necessaria?

Un antico proverbio dice che se vai al mulino, t’infarini e la sensazione è che ad infarinarsi siano stati e siano in molti con la giustificazione dell’accoglienza che, comunque, va radicalmente e pragmaticamente ripensata, prima che il disastro sia completo e non più sanabile. Forse l’Italia ha bisogno d’eroi, ma sarebbe necessario sceglierli con accuratezza e nel tempo.

Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.