Montanelli, il madamato e la statua imbrattata

Anche la morte di George Floyd e il problema irrisolto del razzismo negli Stati Uniti è occasione in Italia per tenere aperto il libro sul fascismo. Ma chi sono oggi i nuovi fascisti?

Reparto di ascari eritrei durante la guerra d'Etiopia
Reparto di ascari eritrei durante la guerra in Etiopia (Wikipedia)

In questi giorni si fa un gran discutere delle rivolte statunitensi contro il razzismo, dopo la morte di George Floyd. Nella semplificazione dei fatti, essendo Derek Chauvin il poliziotto bianco accusato di omicidio, tutte le forze dell’ordine americane sono messe sotto processo, dimenticando che la maggioranza dei loro componenti, dal semplice agente al comandante, sono di colore.

La statua imbrattata

Che esista un problema di razzismo ancora irrisolto negli Stati Uniti è un dato di fatto e bene fanno le persone a scendere in piazza. Purtroppo, come ci sono dei delinquenti tra i bianchi che soffocano o sparano alla schiena di cittadini disarmati, così ci sono dei delinquenti tra i contestatori che, sfruttando il caos e una sorta di legittimazione ideologica, hanno saccheggiato New York e altre città.
Anche in Italia abbiamo fatto la nostra contestazione con un gesto eclatante: si è imbrattato di vernice rossa la statua di Indro Montanelli. Vernice rossa, affinché non ci fossero dubbi sugli autori e la loro provenienza ideologica.

Le Brigate Rosse

In un Paese normale, sarebbe tornato alla memoria un lontano 2 giugno del 1977, giornata in cui il giornalista fu gambizzato da un esponente delle Brigate Rosse, ma il popolo italiano, o almeno una parte di esso, ha la memoria ad intermittenza: ricorda fatti lontani e non quelli vicini, a secondo della convenienza. E così, molti hanno saltato a piè pari il 2 giugno del 1977 per raggiungere il 1935: la guerra in Etiopia! Montanelli aveva 26 anni e si propose all’agenzia United Press come inviato di guerra. La U.P. aveva già scelto Webb Miller e allora il nostro decise di partire volontario. Fu nominato sottotenente in un battaglione coloniale di àscari, in seno al XX Battaglione Eritreo.

Il “Madamato” al tempo delle colonie

A quell’epoca esisteva il “madamato“, una pratica molto diffusa che trattava di matrimoni combinati tra militari e donne in difficoltà economica, appartenenti a popolazioni occupate o anche solo più povere. Ricordate la storia di Butterfly, musicata da Giacomo Puccini? La vicenda, che ispirò l’opera, era vera e, anche in questo caso, un ufficiale (della Marina Americana) sposò la quindicenne Cio-Cio-San, caduta in disgrazia. A Pinkerton conveniva avere una moglie “temporanea” e la donna aveva interesse a migliorare il proprio stato sociale. Nel caso dell’opera, per Butterfly nacque un amore infantile e ideale; in quello di Montanelli, le cose restarono in un alveo di rapporto commerciale.

Il “Madamato” oggi

Tale pratica non deve essere giustificata in alcun modo e ancora oggi in Africa, e non solo, si considera “donna” una ragazza dopo il primo ciclo mestruale e una folta rappresentanza di “bimbe” di 12 anni, la stessa età che aveva Fatima quando fu acquistata da Montanelli, convolano a nozze e a 13 anni sono già madri. I mariti appartengono alla loro stessa etnia e lo stupro coloniale non c’entra.

L’acquisto della moglie

Quello di Montanelli fu senz’altro un errore, una cretinata del 1935, quando il nostro aveva 26 anni; ma ciò non può infangare tutta la vita e la carriera di un uomo. Allora, disprezziamo anche San Giuseppe che sposò Maria quando lei aveva 12/13 anni e partorì Gesù a 13/14. Pare che anche in questo caso ci sia stata una sorta d’acquisto: su un testo stampato nel 1705 a Firenze, un tale Padre Sismondo Negrelli della Compagnia di Gesù, nel commentare l’interpretazione evangelica secondo un Testo Siriaco, affermava, riferendosi a San Giuseppe, che: “Maria comprata da Voi, esalta bensì al maggior segno il Merito del Compratore; ma deprime Altamente il Merito della Sposa Comprata…“. Quindi, pare non sia chiaro come andarono le cose.

Siccome tale interpretazione siriaca può corrispondere alla verità, allora sarebbe forse giustificato imbrattare le statue di San Giuseppe? L’obiezione potrebbe essere che quelli erano altri tempi, altri costumi, altra civiltà! Ma non è lo stesso per il 1935?

Proiettili e vernice rossa: giusta punizione

Torniamo alla scelta di Montanelli verso la quale non si deve avere alcun atteggiamento benevolo: le donne non si comprano e neppure si deflorano al tempo “dei giochi e delle bambole”, per citare il Console Sharpless in “Butterfly”. È giusto pensare che Montanelli si sia meritato i proiettili nelle gambe e la sua statua sia deturpata perché, in buona sostanza, era un “fascistello” camuffato da liberale?

Chi sono oggi i fascisti?

Sui social si sono scatenati in molti con citazioni storiche e insulti “pecorecci”, ma la questione è un’altra: cosa significa oggi fascismo? La risposta è semplice: trasferire nei tempi attuali alcune caratteristiche che furono delle camice nere e tra queste emergono la violenza verbale e fisica, il rifiuto di posizioni differenti che non devono avere alcuno spazio dialettico, l’abbattere i simboli culturali, come bruciare libri o deturpare statue, dei suddetti, per cancellarne la memoria o infangarla, istigare il disprezzo, e di conseguenza l’odio, verso coloro che rappresentano o hanno rappresentato una visione ideologica diversa. In poche parole: l’esatto opposto della democrazia e del civile confronto, che deve muoversi sul terreno del reciproco rispetto. Tale “fascismo” è largamente presente e avvelena questo Paese, impedendogli di crescere culturalmente, in benessere e civiltà.


Massimo Carpegna