A pochi giorni dalla chiusura della mostra “ESTASI E PASSIONE. Le orme di Caravaggio nella Napoli del ‘600” a Sapri. Un percorso tra le opere.

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Un successo.  “Estasi e passione” in mostra fino al 18 maggio presso il Centro Polifunzionale “G. Cesarino” di Sapri, che ha registrato diecimila visitatori in un mese, dimostrando un interesse crescente nei confronti della cultura. Iniziativa resa possibile grazie al contributo della Banca del Cilento e Lucania sud, e a don Gianni Citro, esperto ed appassionato di arte, che propone una terza mostra in tre anni, dopo “Seicento Sacro” nel 2012 e  la mostra dedicata all’artista cilentano “Paolo De Matteis” nel 2013, allestite nel museo diocesano di Vallo della Lucania. 

Una mostra di notevole importanza, per la prima volta, a Sapri. Un’affluenza giorno dopo giorno sempre più intensa e motivata. Don Gianni Citro (parroco di Lentiscosa e Marina di Camerota), già attivo con il Meeting del mare, fiore all’occhiello del Comune di Camerota, da tre anni cura la divulgazione dell’arte, attraverso mostre ed incontri.

Estasi e passione” come due «fenomeni dello spirito e del corpo, terra di confine e di scontro tra le tenebre e la luce, tra giudizio e salvezza, spazio di azione del mistero e dello stupore che sorprende l’uomo, spesso turbato e confuso, ma il più delle volte felice per l’esperienza mistica, sono il vero argomento di questo progetto espositivo», così scrive don Gianni Citro nel catalogo dedicato alla mostra. “Sulle orme di Caravaggio nella Napoli del Seicento“, perché il soggiorno di Michelangelo Merisi a Napoli porta quella trasformazione estetica della raffigurazione intrinseca di modernità. Naturalismo e realismo come due nuovi approcci per una profonda rivoluzione dall’arte alla società, fino all’idea stessa di uomo e umanità.

Caravaggio_-_Sette_opere_di_Misericordia_(1607,_Naples)L’opera di Caravaggio che attirò l’attenzione è, in particolare, “Sette opere di misericordia” (1606-1607), che gli fu commissionata da il Pio Monte della Misericordia di Napoli nel 1606. L’artista trovò la sua ispirazione nella popolazione di Napoli, per lui uno scenario ricco di spunti. La tela rappresenta le sette azioni della Carità cristiana, ma ciò che sorprende è la resa cromatica, il contrasto, la dialettica luce/ombra. Emerge quel misticismo e quella spiritualità tipica della pittura napoletana.

Caravaggio diventa così una nuova tappa nella storia dell’arte, un “passaggio” dalla rappresentazione alla “verità” della pittura, riportando su tela un attimo preciso di un evento o di un’azione, attribuendo all’arte un ruolo sociale nuovo. Nuovo perché si passa dall’iconografia all’umanità, dalla verosimiglianza al realismo. Diversi gli artisti in mostra al Centro Polifunzionale G. Cesarino di Sapri, legati alla rivoluzione estetica portata dall’artista “maledetto”. E’ nota infatti, la sua condotta, spesso coinvolto in risse violente fino ad essere artefice, secondo le testimonianze, di un omicidio.

Un personaggio oscuro, tenebroso. Le sue pennellate diventano il prolungamento del suo stato emotivo, della sua interiorità, della sue esperienza di vita. Un attento osservatore, Caravaggio, in grado di riprodurre sfumature di un gesto, espressioni ricche di pathos attraverso l’uso drammatico della luce e dei colori. La drammaticità delle figure caravaggesche si ritrovano anche nei suoi “seguaci” napoletani.

Battistello Carocciolo, Carlo Sellitto, Andrea Vaccaro, Filippo Vitale, Pacecco de Rosa, e Luca Giordano sono i maggiori, fino ad arrivare ad artisti settecenteschi come Solimena, De Caro e Bardellino. Un percorso completo per avvicinare il fruitore alla grandezza dell’Opera di Caravaggio, grande anche perché ha saputo influenzare e condizionare il gusto e il gesto creativo.

Pienamente soddisfatte delle scelte anche le tre collaboratrici dell’allestimento, Annamaria Latella, Rosamaria Scappatura e Elisabetta Caputo, socie dell’Associazione Voci in Movimento. Coinvolte attivamente nella mostra esprimono pareri molto positivi sia sull’aspetto curatoriale di don Gianni Citro, sia sulla scelta del luogo, – per la prima volta un’esperienza culturale forte ed importante in una piccola cittadina come Sapri, non abituata a questo genere di eventi-, sia per gli artisti mostrati. Rosamaria Scappatura avrebbe aggiunto soltanto qualche quadro di Caracciolo o Stanziola, ma spiega: «Sicuramente assenze così importanti sono giustificate dalla mancanza di disponibilità finanziaria per le assicurazioni».

Sono quattro le tele che emergono da un confronto con le tre collaboratrici, le quattro opere che meglio esprimono il significato della mostra e il rapporto Caravaggio/artisti seicenteschi legati a Napoli. Per Annamaria Latella “Salomè che riceve la testa del Battista” (1581-1614) di Carlo Sellitto e il “Cristo Morto” (1613-1699) di Mattia Preti.

salomè_riceve_la_testa_del_battistaNella prima opera citata emergono subito caratteristiche importanti della pittura di Caravaggio: le figure infatti emergono dallo sfondo nero, conferendo alla scena un valore drammatico, sono disposte in maniera semplice con un movimenti umani e realistici, dove la luce tocca alcune parti del corpo funzionali a trasmettere il senso della scena (il volto, il braccio, l’espressione, i gesti). L’elemento di modernità più forte è la posizione del carnefice, in particolare per il suo sguardo rivolto verso il pubblico, creando quasi una tridimensionalità forte, fino a dare la percezione di uscire dalla tela, instaurando un rapporto più intimo con il fruitore.

Estasi e Passione- Mattia Preti - Cristo deposto

Mattia Preti, uno degli artisti del Seicento napoletano che ha segnato il trapasso dal naturalismo al barocco, propone un corpo del Cristo incredibilmente umanizzato e realistico. Molto vicina alla raffigurazione del “Cristo Morto” di Mantegna, Preti sceglie di mettere in evidenza un corpo morto, più che che un corpo santo. Il chiaroscuro e i primi piani, fanno di quest’opera un tassello importante della tradizione caravaggesca. La morte si esprime nella sua essenza, abolendo le rappresentazioni tradizionali della morte di Cristo e conferendogli, ora, un aspetto umano che lo avvicina, quasi sconvolgendo, ai suoi fedeli. La morte di Cristo però, in questo modo, può essere contemplata da tutti, in quanto non contiene formule di derivazione cristiana, ma rappresenta ciò che è, ossia una morte.

In questi primi due dipinti descritti sembra emergere una precoce anticipazione della fotografia e del cinema. Il punto di vista cambia fino ad avere la sensazione di osservare una fotografia o un fotogramma tratto da un film. La carica innovativa di queste opere sta proprio nello sguardo dell’artista, che esibisce nuove angolazioni. La naturalezza e la “sfrontatezza” dei corpi anticipa quella rivoluzione dell’immagine novecentesca, che fa del corpo umano un vero e proprio “caso di studio”, su cui si domandano i più grandi artisti ed intellettuali. Non solo la centralità del corpo, ma anche lo stile e l’estetica, l’uso del colore e della luce, come componenti dell’immagine costruiti per comunicare un senso, il senso.

Non a caso la mostra ha proposto anche un cineforum da una ricca programmazione, come “La ricotta” di Pasolini, “Il tormento e l’estasi” di Carol Reed, “La ragazza con l’orecchino di perla” di Peter Weber; importante iniziativa per comprendere i legami tra cinema e pittura, il rapporto tra la drammaticità caravaggesca e la dialettica cinematografica.

Un’altra opera segnalata da Rosamaria Scappatura, all’interno di questo lungo percorso, è “L’evangelista” (Pittore Caravaggesco della prima metà del XVII sec.). Anonimo vicino a Lanfranco, Salvator Rosa e Giacinto Brandi, dai quali prende diversi elementi. Da Lanfranco assimila l’atteggiamento del corpo in estasi, ma lo naturalizza attraverso l’esempio di Salvator Rosa, infine da Brandi il cromatismo, nell’uso dei bruni e della luce che si concentra nel volto.

Elisabetta Caputo invece, oltre all’opera già menzionata, “Salomè riceve la testa del Battista”, per quanto riguarda “le orme di Caravaggio”, per la tematica “Estasi e passione” trova come opera più rappresentativa  “L’addolorata” di Andrea Vaccaro. Nonostante il momento di grande drammaticità della Vergine Addolorata, sullo sfondo del Calvario con le tre pie donne, Vaccaro non rinuncia al naturalismo. La posizione delle figure sono armoniche tra loro, e sembrano evocare una scena della quotidianità. Il punto di forza della componente naturalistica del dipinto, è il piede della Vergine che esce dell’abito, che attira subito la nostra attenzione. Sapientemente infatti, Vaccaro posiziona la corona di spine e gli attrezzi legati alla Crocifissione, accanto al piede della Vergine.

Estasi Andrea Vaccaro Marta e Maria

Un’esperienza formativa e fantastica per le tre collaboratrici di don Gianni Citro, le quali affermano: «Il giudizio è sicuramente positivo; è la prima volta che Sapri apre le porte ad un evento culturale di questo tipo. Le tele sono di un elevato grado di qualità,  e sono state inserite in maniera tale da permette a chi l’ha visitata (cultori d’arte e no) un quadro preciso del periodo artistico che si è sviluppato dalla fine del ‘500 alla prima metà del ‘700. Infine un’esperienza che ci ha dato la possibilità di mettere in pratica la teoria appresa durante gli anni universitari sul campo, ma che allo stesso tempo mi ha permesso di imparare tante cose nuove sia a livello didattico che umano».

Le opere riportate in ordine di apparizione:

“Sette opere di misericordia” (Caravaggio 1606-1607)

“Salomè che riceve la testa del Battista” (Carlo Sellitto, 1581-1614)

“Cristo Morto” (Mattia Preti, 1613-1699)

“Marta e Maria” (Andrea Vaccaro, 1600-1670)

Laureata in DAMS nel 2013, con una tesi sul rapporto cinema e musica nella filmografia di due giovani autori romani, ha lavorato come tirocinante presso "La camera ottica/Crea" di Gorizia, specializzandosi in restauro dei formati amatoriali. Ha collaborato come redattrice per un sito e una rivista cartacea di critica cinematografica dal 2008 al 2009. Precedentemente è stata direttrice di scena per compagnie teatrali a livello amatoriale. Scrive per la testata www.zerottonove.it, si occupa del Cilento, cercando di far emergere la sua ricchezza artistica e storica, rivelando quelle che sono le sue contraddizioni interne, procedendo, dove è possibile, per inchieste. Attualmente vive a Camerota.
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