My Mirror “fà la cosa giusta”, cambia il modo di vedere il mondo

Esperimento allestito dalla Caritas Ambrosiana.

Di questi tempi in cui imperversa il selfie, specchiarsi negli occhi altrui è un atto assolutamente rivoluzionario.

Secondo alcune stime ognuno di noi passa almeno 5 anni della propria esistenza collegato alla rete e 11 davanti alla televisione. Se solo avessimo il coraggio di guardare le persone negli occhi, quanti contatti avremo realmente?

Una cabina doppia e due persone sconosciute poste una di fronte all’altra per 4 minuti. In questo modo l’unica cosa che viene spontaneo fare è guardarsi negli occhi. Al termine dell’esercitazione le due persone, accompagnate in un’altra stanza, vengono invitate a parlare delle sensazioni provate con l’altra persona.

All’uscita sarà loro distribuito un depliant con consigli su piccole azioni quotidiane da intraprendere per ridare valore alle relazioni umane. My Mirror (dove MY è l’acronimo di Me and You, Ndr.) è un’esperimento di contatto visivo. Questo esperimento dimostra che, in soli 4 minuti, un contato visivo avvicina le persone più di mille parole.

La rivoluzione di guardarci nuovamente negli occhi

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L’esperimento ideato da Caritas Ambrosiana serve per far relazionare le persone diverse in età, nazionalità, genere e vite vissute. L’idea cardine è che in un’epoca nella quale, tramite i selfie, ci si specchia solo nel proprio telefonino, la vera rivoluzione è imparare a guardare di nuovo il prossimo negli occhi.

Grazie a questo esperimento di eye-contact si crede che migrazione, malattia, povertà e fragilità smettano di essere un fenomeno sociale. Si spera possa aumentare l’empatia delle persone, persa a causa del troppo uso di internet e dei social.

My Mirror fa parte della campagna della Caritas chiamata “Share the journey” il quale obiettivo è promuovere la cultura dell’incontro. Questa campagna è stata lanciata da Papa Francesco il 27 settembre 2017. Nella quale il pontefice sollecita le 206 Caritas diocesane sparse nel mondo a ripensare le migrazioni partendo dall’esperienza reale.

«Invito tutti a ricordare chi è stato un migrante nella vostra famiglia o comunità; a pensare a chi sono le persone che vengono da lontano e sono davanti ai vostri occhi.

Per me queste persone sono mio nonno da bambino riconoscente della compassione ricevuta e dell’opportunità che gli è stata data in un altro Paese. Per favore unitevi a noi, andate loro incontro» racconta il cardinale Luis Tagle.

L’esperimento è stato portato alla fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili “Fà la cosa giusta” svoltasi a Milano dal 23 al 25 marzo scorso.

«In un mondo in cui risorgono i muri, le parole d’odio diventano pallottole, la malapianta del razzismo riaffiora, è necessario ripartire proprio dalle regole di base, dall’”abc” delle relazioni. Guardare negli occhi l’altro, incontrare il suo sguardo è allora la premessa indispensabile ad ogni possibile discorso, riflessione o progetto» spiega il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti.