Napoli ritrovamento di un approdo antico sotto Castel dell’Ovo

L'approdo della Napoli di 25 secoli fa ritrovato dagli archeologi finanziati dalla Iulm di Milano.

Sommersi dall’acqua, sul lungomare di Napoli, sono stati ritrovati i resti di un antico approdo greco, probabilmente risalente a 25 secoli fa.

Il team guidato dall’archeologo Negri si è trovato di fronte ad una strada larga tre metri con i segni ancora vividi dei solchi lasciati da carri. Quattro tunnel sommersi e una trincea scavata per i soldati che fungeva da protezione per l’approdo. Mario Negri, l’archeologo napoletano che ha scoperto i reperti, ha dichiarato ad ansa “E’ una scoperta che apre un nuovo scenario della ricostruzione della vecchia struttura di Palepolis”.

La struttura si trova al lato destro del Castello Dell’Ovo, a sei metri di profondità. Le ricerche sottomarine riprenderanno nel mese di maggio. Si spera vengano trovati oggetti databili in modo da confermare la data esatta di appartenenza. Nelle acque di Palepolis sono state trovate tracce dell’antica Grecia. Un sistema di gallerie e un costone in roccia di tufo che fungeva come deposito per le barche. Un canale con un bacino che porta ad una strada collegata alla collina sovrastante.

Molto della Napoli antica si è scoperto anche con gli scavi della metropolitana, ora ci si è spinti più a fondo dei 4 metri già esaminati arrivando a 6 metri.

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Questa ricerca è di notevole importanza per la città, annoverata in passato tra i più importanti porti del mediterraneo. C’è ancora tanto da esplorare, vengono aggiunte pagine nuove alla storia e alla geologia di Napoli. Questa scoperta è stata effettuata grazie al progetto SeaRen, nato per caso grazie alle immersioni dell’archeologo Filippo Avilia.

Il progetto SeaRen

E’ stato finanziato dall’Università Iulm di Milano in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali Archeologici di Napoli. Questo è solo l’inizio, le attività correlate a questo ritrovamento sono in continua evoluzione. Include la realizzazione di un museo dedicato ai ritrovamenti dei reperti e le realizzazioni del sito, con tanto di app dedicata. Un percorso geo archeologico subacqueo e una scuola di archeologia. “Possiamo pensare a una valorizzazione con un turismo diverso, subacqueo”spiega ad ansa il Soprintendente ai Beni archeologici di Napoli Luciano Garella.

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