Nasce la petizione “Proteggiamo il made in Italy: la pizza come patrimonio dell’UNESCO”

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Nella serata di apertura della kermesse “Pizza Village”, che si sta tenendo, proprio in questa settimana, sul lungomare Caracciolo a Napoli, spunta fuori l’idea di una petizione:  “Proteggiamo il made in Italy: la pizza come patrimonio dell’UNESCO”.

L’Italia, il bel paese.

L’Italia con i suoi poeti, le sue città, la sua arte, la sua storia, i suoi luoghi comuni, i suoi stereotipi belli e/o brutti.

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L’Italia: la dolce vita, la mafia, Fellini, Totò, Berlusconi, Fantozzi, imbroglioni e brava gente, Pinocchio, Pulcinella, gestualità, grandi amatori, mandolino, sole, ritardatari e fannulloni, spaghetti, made in Italy, pizza … ed altro ed altro ancora.

Ma proprio il made in Italy e la pizza è ciò che è emerso durante il convegno di apertura della kermesse “Pizza Village”, inaugurato il 2 settembre sul lungomare Caracciolo e che si concluderà il 7 settembre.

La pizza, prodotto gastronomico tipico della cucina napoletana, è la più conosciuta al mondo.

L’etimologia del termine pizza sembra derivare dal participio passato del verbo latino “pinsere” o “pansere” che significa pestare, pigiare, schiacciare. Ovviamente, vi sono altre ipotesi al riguardo, e non bisogna dimenticare che la pizza ha una lunga storia, complessa ed incerta. Ma, al di là della sua etimologia e della sua storia, la pizza è certamente uno dei prodotti “Made in Italy” più famoso, uno dei simboli del nostro paese.

Purtroppo, però, la falsificazione dei prodotti alimentari “Made in Italy”, fenomeno conosciuto anche come “Italian Sounding”,  sta producendo enormi danni alla nostra economia.  Secondo Coldiretti, all’Italia costerebbe circa 300.000 posti di lavoro e danni economici che ammonterebbero a circa 60 miliardi di euro.

Per tutte queste ragioni, l’ex Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio lancia sul sito Change.org la petizione “Proteggiamo il made in Italy: la pizza come patrimonio dell’UNESCO”.

Il sito attivista Change è una piattaforma aperta che permette di lanciare, promuovere e vincere una campagna per realizzare un cambiamento. Conta oltre 75 milioni di attivisti in tutto il mondo, di cui circa 2,5 milioni in Italia. Change.org, dallo scorso luglio, è anche in Italia, con un sito tutto italiano e un team di esperti in attivismo online.

La petizione chiede all’Unesco di tutelare la “pizza napoletana” come bene dell’umanità di inserirla nella lista dei «beni immateriali». Questo speciale elenco tutela tradizioni, saperi legati all’artigianato popolare o arti dello spettacolo e, ad oggi, è composto da novanta voci di cui cinque italiane: la dieta mediterranea (dal 2013), le macchine a spalla delle feste religiose (sempre dal 2013), l’arte del violino a Cremona (dal 2012), il canto a tenore (dal 2008), l’opera dei pupi (dal 2008).

La specialità partenopea è l’unico tipo di pizza italiana menzionata in ambito nazionale ed europeo e, dal 4 febbraio 2010, è ufficialmente riconosciuta come “Specialità tradizionale garantita della Ue”.

Il riconoscimento da parte dell’Unesco proteggerebbe la pizza e l’economia ad essa legata, dal fenomeno dell’italian sounding. Riconoscere la pizza è un’occasione per salvaguardare il made in Italy.

Pecoraro Scanio afferma “Questa petizione è rivolta ai tanti italiani e non italiani che amano il prodotto gastronomico più conosciuto del pianeta. Occorre ottenere per l’arte della pizza il prestigioso e meritato riconoscimento UNESCO. Difendiamo il made in Italy e l’economia legata alle nostre tradizioni sane”.

Se volete prendere visione della petizione, cliccate il seguente link.

Carmen Giordano

A volte forse ... un po’ sopra le righe, ma questa caratteristica mi permette di adattarmi alle situazioni più varie. Sono Carmela Giordano, ma preferisco essere chiamata Carmen, ormai è tutta la vita che mi presento così e a volte mi sbagliano anche i documenti, ma non fa niente, si correggono. Nel 2001 mi laureo il psicologia presso l’ateneo di Urbino. Il lavoro di tesi mi porta ad avvicinarmi ad un mondo “senza parole” fatto di sensazioni, ad un mondo dove … “non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” (da Il piccolo principe). Divento insegnante di massaggio infantile e socia dell’AIMI, Associazione Italiana Massaggio Infantile. Negli anni, conseguo altre certificazioni, perfezionamenti e specializzazioni. Con la tesi di specializzazione, discussa nel novembre del 2008, riesco ad unire le due passioni della vita: il teatro, con lo studio del "Metodo Stanislavskij" e la psicologia, con l’ottica Funzionale. Nel tempo mi sono occupata di tanti ambiti diversi: clinica, formazione, psicodiagnosi, marketing ed organizzazione di eventi, editoria ed altro.
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