Nel mondo ma non del mondo: gli Amish

Amish

Noti soprattutto per il loro stile di vita spartano e per i loro abiti caratteristici, in molti ignorano le origini degli Amish e le ragioni della loro sopravvivenza nei contemporanei Stati Uniti d’America.

Poco importa se Breaking Amish abbia come protagonisti dei ragazzi ancora appartenenti alla comunità Amish, la vera importanza del docureality di Real Time risiede infatti nell’aver fatto conoscere al grande pubblico una delle più singolari realtà religiose cristiane. Il particolarissimo stile di vita Amish però non si può comprendere del tutto se si ignora la loro storia.

Il termine Amish deriva probabilmente dalla contrazione di Ammannisch che significa “seguaci di Ammann”. Jacob Amman era il vescovo bernese che giudava la corrente più conservatrice del movimento anabattista: il movimento ereticale nato in seno alla Riforma protestante che sosteneva la necessità di battezzare i soli adulti.
Tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo i vari gruppi che formavano il movimento anabattista, tra i quali gli Amish, presero la via del Nuovo Mondo per sfuggire alle persecuzioni sia da parte degli stati cattolici che protestanti.
Gli Amish non sono più in Europa dal 1937, quando l’ultima chiesa Amish europea si fuse con una comunità mennonita. Sono presenti invece in ventotto stati USA e nella provincia canadese dell’Ontario.

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Come spiega Andrea Borella nel suo “Tra tradizione religiosa e riconoscimento giuridico. Gli Amish degli Stati Uniti d’America” : << in ossequio alle loro profonde convinzioni di fede essi aspirano a “essere nel mondo, ma non del mondo”. Questa propensione si concretizza da un lato nell’evitare ogni rivendicazione in merito ad una “appartenenza” etnica o nazionale, e dall’altro lato nel dimostrarsi cittadini esemplari, rispettosi della legge e ligi al dovere…
In base alle leggi che regolano la vita degli Amish, chiamate Ordnung in Pennsylvania Dutch, la lingua degli Amish, ai membri della chiesa è vietato, tra le molte limitazioni, avere corrente elettrica in casa, possedere un televisore, una radio o un computer, guidare un’automobile o una bicicletta, vestire con abiti moderni, sposarsi al di fuori della comunità, studiare oltre l’ottavo grado del sistema scolastico americano, parlare inglese con altri Amish, suonare uno strumento musicale, praticare sport agonistico e usare il trattore per il lavoro nei campi. Le donne Amish sono sottoposte a restrizioni ancora più severe, se è vero che non possono indossare gioielli, truccarsi, radersi e tagliarsi i capelli per tutta la vita.
Si potrebbe affermare che le ragioni profonde dell’Ordnung siano “indirettamente teologiche”. Questa idea sarebbe giustificata dalla costatazione che non esistono chiese Amish che “ufficialmente” affermino la necessità di rispettare il loro Ordnung per raggiungere la salvezza, meta ultima dell’esistenza di ogni cristiano. Al contempo, per essere maggiormente in grado di condurre una vita “in grazia di Dio”, è ritenuto auspicabile evitare le tentazioni alle quali induce la moderna società. Il rispetto dell’Ordnung sarebbe, in quest’ottica, necessario per vivere cristianamente.>>

Le lenti della cultura occidentale post-moderna non permettono di comprendere pienamente lo stile di vita degli Amish che sempre più spesso subiscono le conseguenze di una aperta avversione nei loro confronti da parte dei non-Amish. Avversione che << non è fondata su considerazioni religiose, razziali o etniche. Perché gli Amish sono bianchi, cristiani e “americani” di origine europea. Non si tratta dunque nel caso degli Amish della storica discriminazione razzista nei confronti delle minoranze etniche, o basata sulla differenza religiosa, ma di un’avversione dovuta a principi e stili di vita alternativi, visti come estranei rispetto alla cultura americana, e ritenuti “incompatibili” con quelli di una moderna società occidentale.>>

La particolarità del “caso Amish” risiede nel fatto che gli “incorruttibili lavoratori della terra” non desiderano integrarsi né rivendicare specifici privilegi politici o economici: gli Amish vogliono semplicemente un pieno riconoscimento giuridico; quel riconoscimento giuridico che l’America ha saputo dare loro dopo anni di battaglie legali, come quella per il diritto ad un’istruzione conforme alle loro convinzioni religiose.

Se da un lato gli Amish sono visti come una comunità che con regole discutibili ingabbia il potenziale umano dei suoi seguaci, dall’altro sono << invocati come modello per come noi dovremmo vivere. In questa ambivalenza si racchiude quel che Don Kraybill ha definito “l’enigma della cultura Amish”. Una cultura che, enfatizzando la distinzione dalla moderna società e il più radicale tradizionalismo religioso, è riuscita ad ottenere una sostanziale legittimazione giuridica nella nazione che è ancor oggi rappresenta, almeno a livello simbolico, la massima espressione della (post)modernità.>>
C’è chi sostiene che in Europa gli Amish non avrebbero mai potuto ottenere quella libertà religiosa che l’America ha saputo assicurare loro dimenticando forse che anche l’Europa è attenta ai diritti delle minoranze: si pensi alla Convenzione europea sui diritti umani e alla Carta sociale europea.
Il vero problema risiede però nel fatto che nessuna legge potrà mai insegnare la tolleranza.

Nata a Pescara nel 1983, Chiara si laurea in “Letteratura, Musica e Spettacolo” a Roma nel 2007. La laurea magistrale in “Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei” arriva nel 2009, anno in cui ha le prime esperienze come educatrice. Attualmente è impegnata, tra le altre cose, nell'ambito dell'insegnamento dell'italiano a studenti stranieri.