Ci sono voluti dieci giorni per finire i lavori di recupero del corpo trovato a 2 metri di profondità in un casolare a 5 minuti dall’abitazione della famiglia di Saman Abbas. Ora sarà sottoposto alla prova del Dna. L’esame sarà effettuato dall’equipe dell’istituto di medicina legale dell’Università Statale di Milano che dirige la dott.ssa Cristina Cattaneo.
Ieri, dopo che il corpo era stato trasferito a Milano, il Procuratore di Reggio Emilia, Gaetano Paci, ha fatto alcune dichiarazioni a Rai e Telereggio. Secondo il magistrato, la posizione del corpo, i vestiti indossati ed altri elementi peculiari consentirebbero già di confermare l’identità della salma, che sarebbe senza alcun dubbio quella della 18enne pachistana scomparsa il 30 aprile 2021.
Il corpo sarebbe stato rinvenuto integro ed in buone condizioni, tenuto conto della profondità in cui si è trovato sotterrato per 575 giorni. Proprio per questo motivo gli investigatori hanno dovuto costruire un escavatore ad hoc che consentisse di preservarne l’integrità.
Ora si dovrà controllare lo stato di conservazione degli organi interni in maniera che la prova del Dna possa accertare inconfutabilmente l’identità della vittima.
I resti rinvenuti durante gli scavi potrebbero gettare luce su eventuali responsabilità da parte dei 5 imputati o da altri soggetti rimasti fuori dall’indagine.
Il 10 febbraio 2023 si terrà la prima udienza del processo. Tutti gli imputati rinviati a giudizio per omicidio e soppressione di cadavere sono famigliari di Saman. Si sono costituiti parti civili l’associazione Penelope, il fratello minore di Saman Abbas, la sindaca di Novellara, Elena Carletti e l’Unione delle comunità islamiche in Italia











