La nostra Costituzione è ancora adeguata ai tempi attuali?

Forse è giunto il momento di mettere mano alla Costituzione e aggiornarla secondo le migliori esperienze di governo democratico

La nostra Costituzione è ancora adeguata ai tempi attuali?

Gli italiani conoscono quale ordinamento democratico condiziona la loro vita? Quello scelto nel 1948, sulle ceneri della Seconda Guerra Guerra Mondiale e del Fascismo, è ancora il miglior sistema di governo o necessita di profondi cambiamenti e miglioramenti? In questi giorni assistiamo a sconvolgimenti politici così incessanti e incomprensibili, che non si ricorda, a memoria d’uomo, un periodo tanto convulso. Quelli con i capelli bianchi, rimpiangono il tempo della Democrazia Cristiana! Forse è giunto il momento di mettere mano alla Costituzione. Riassumendo: Matteo Salvini, Capitano del maggior partito in Italia secondo i sondaggi, apre ad agosto una crisi di governo con la finalità di andare al voto anticipato e guadagnare la posta intera; finisce all’opposizione, aprendo la strada ad un altro esecutivo a marchio “c’era una volta la falce e il martello”. Giovanni Toti, non riuscendo a convincere Berlusconi che per lui è giunto il tempo della pensione, fonda un altro partito, il “Cambiamo!“,assottigliando ulteriormente eletti e sostenitori di “Forza Italia”. Sopraggiunge Matteo Renzi, deus ex machina del nuovo governo, che decide anche lui di andarsene. All’interno del Pd ha la strada bloccata, in Parlamento sono ancora tanti i suoi nominati e fedeli e quindi è il momento di agire. Poi ci sono i Cinque Stelle, delusi dalla svolta di Di Maio, che guardano al Partito Democratico e alla Lega. Tuona “Giggino”: “100 mila euro di penale a chi lascia il Movimento per approdare da un’altra parte!” I transfughi, o quelli che hanno intenzione di spostarsi dove si sentono più realizzati, rispondono con uno sberleffo e citando un articolo della Costituzione, il numero 67.

L’articolo 67 della Costituzione Italiana

Cosa dice questo articolo? “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. In pratica, il signor Rossi svolge attività politica all’interno di un partito, che ha una sua visione della società e dei valori fondanti. In campagna elettorale promuove il programma elaborato dal partito al quale appartiene e chiede il voto per tradurlo in leggi e iniziative. Una parte di cittadini è d’accordo con lui, con le soluzioni che prospetta, gli crede e lo vota: il signor Rossi diventa parlamentare. Dopodiché, caro elettore che hai scritto il suo nome sulla scheda, mi spiace tanto, ma lui ha cambiato idea. Tutte le promesse elettorali che ha fatto non valgono più: ora ha una visione diversa della società e delle sue esigenze; non gridare al tradimento, perché il signor Rossi non è il tuo delegato, il tuo rappresentante in Parlamento: lui rappresenta la Nazione!

Ha ancora senso non avere un vincolo di mandato?

I “padri della Patria” inserirono questo articolo per scongiurare il ritorno di un fascismo sconfitto, ma non ancora cancellato. Oggi, non sarebbe forse opportuno rivedere questa posizione? Vincolare i deputati ai loro elettori e al partito che rappresentano? Poi, naturalmente ognuno è libero di cambiare opinione, ma in questo caso si dimette dall’assemblea e, nella successiva tornata elettorale, chiederà il voto sulla sua nuova posizione.

La riduzione dei parlamentari

Il Movimento Cinque Stelle è impegnato per la riduzione dei parlamentari e l’alleato PD chiede di rivedere anche la legge elettorale. Paiono due iniziative meritorie. Vediamo qualche numero. La Repubblica italiana conta 630 deputati e 315 senatori (più i senatori a vita) per un totale di 945 eletti. Avendo una popolazione di circa 60 milioni di cittadini, abbiamo un parlamentare ogni 63 mila abitanti e in Europa siamo i secondi solo dopo gli inglesi che ne hanno 1432 (un parlamentare ogni 46 mila abitanti), ma nella Camera Alta di Westminster i Lord non sono eletti. Se poi si volesse prendere ad esempio gli Stati Uniti, lo zio Sam elegge un parlamentare ogni 606 mila abitanti e non pare che la loro democrazia sia in pericolo o inefficiente.

La legge elettorale

Sulla legge elettorale, non occorre una laurea a Stanford o a Yale (per restare in USA) per constatare che l’ultima è stata un disastro, non ha favorito la costituzione di un esecutivo che corrispondesse alla preferenza espressa dalla maggior parte degli italiani con grave danno per tutti. L’Italia è quell’imprevedibile e fantasioso Paese dove si cambia il modo di nominare onorevoli e senatori ad ogni elezione. Quando una coalizione s’insedia al governo ha delle priorità immediate: piazzare i suoi alla RAI, al vertice dei servizi segreti, nelle Procure più importanti e cambiare le regole del gioco per fare in modo che chi sta già avanzando nei sondaggi, e potrebbe insidiare la posizione, non trovi la strada in discesa per conquistare il potere. E così si è avuto una serie di proposte e leggi quali il Mattarellum, poi il Porcellum, il Consultellum, l’Italicum, il Democratellum, il Verdinellum, il Speranzellum, il Grechellum, il Provincellum, il Legalicum, fino all’ultimo: il Rosatellum. Agli interessati, questo il link dove tentare di capire le sopra citate iniziative.

Il “Seriatellum”

E se abbandonassimo l’asilo per approdare alle scuole superiori, all’università della democrazia con una legge seria, il “Seriatellum”, che garantisca un governo immediato e non frutto di giochini di Palazzo, che obblighi i vari partiti a fondersi per costituire il bipolarismo democratici/repubblicani – conservatori/laburisti – vinco io o vinci tu, con vincolo di mandato per tutti i parlamentari, che resti immutata fino a quando la storia non ne chiederà l’aggiornamento? Negli Stati Uniti non l’hanno ancora cambiata dal 1787…

Massimo Carpegna

Iweblab