Ogni maledetto Natale

Anziani dimenticati. Malati abbandonati. Foto finte su Instagram e Facebook. Persone sole. Centri commerciali pieni. Soldi buttati.

Ogni maledetto Natale si assiste al peggior abisso del consumismo morale ed economico partorito dall’Occidente. Secondo le valutazioni di Coldiretti e del Centro Studi di Confcooperative, le spese effimere e i quattrini bruciati dagli italiani sotto le feste ammontano a circa 5 miliardi di euro nell’anno che sta volgendo al termine. Affianco a questa montagna di soldi che finiscono giù per il tubo, dulcis in fundo, si stimano anche più di 500mila tonnellate di cibo sprecato nelle ultime due settimane del 2019.

Fermandosi un attimo a ragionare, ci si accorgerebbe che quello corrente è l’anno dell’esplosione del fenomeno Greta Thunberg, la nuova eroina green che sembra possa riuscire a ripulire questa fogna di mondo da tutta l’immondizia e condurlo verso un nuovo rinascimento biologico. La piccola attivista è candidata al Premio Nobel per la Pace e (quasi) tutti si sono ora scoperti ambientalisti convinti, ma quei numeri rimangono vergognosi. Anzi, nel periodo dei Re Magi, appaiono ancora più indecenti. Come se il Natale riuscisse non a tirare fuori il peggio degli uomini, che già lo spalmano perfettamente durante tutto l’arco dell’anno, però ad ingigantire i problemi quello sì. E’ una lente d’ingrandimento: se ti senti un po’ solo, a Natale ti percepisci totalmente solo; se sei vecchio, ti avverti già sotto terra; sei non sei soddisfatto, ti vedi ultimo tra gli ultimi; se non sei miliardario, ti senti un barbone senza un soldo. Quegli stessi soldi per i quali il periodo natalizio rappresenta una feroce aspirapolvere. Ipnotizzati dalle tradizioni, dalle luci e dagli addobbi, uomini e donne marciano compulsivamente nei negozi e nei centri commerciali dimenticando che lungo le altre stagioni della vita tirano a campare e che sono inconsapevoli schiavi del dio denaro e dei filtri di quei geniali social network che li fanno apparire belli, ricchi, felici e sorridenti quando in realtà non lo sono affatto.

Insieme all’aberrazione del consumismo economico, Santa Claus mette dunque in evidenza anche il consumismo morale, quello dell’anima, strettamente collegato al primo se non forse gemello, ma di aspetto leggermente dissimile. Le corsie d’ospedale, che sono sempre spaventose, a Natale restano identiche, ma la guarigione e la via d’uscita diventano invisibili. Invisibili come tutti i malati abbandonati in clinica e legati al letto fermi a fissare il soffitto o a guardare fuori dalla finestra. Invisibili come tutti gli anziani dimenticati per cui ogni Natale potrebbe essere l’ultimo.

Riuscire ad intravedere il reale viso che si cela sotto la barba di Santa Claus ed il cattivo spreco che c’è dentro ai pacchi regalo, renderebbe autentica la fiction del presepe nel palinsesto della vita. Allo stesso tempo farebbe però realizzare che non è il Grinch ad ammazzare il Natale. E’ il Natale che ammazza lui.

Riccardo Chiossi