Si fa sempre più concreta l’ipotesi che Pietro Morreale potrebbe non aver agito da solo nelle fasi immediatamente successive alla morte di Roberta. Infatti, per il gip (come per i pm), i familiari hanno fornito testimonianze discordanti e contraddittorie, talvolta addirittura in disarmonia con quanto riscontrato dagli atti messi a processo. Per il gip infatti sono “di tutta evidenza le contraddizioni in cui sono incorsi i familiari dell’indagato, che pure si potevano avvalere del diritto di astenersi dal rendere dichiarazioni“.
Il gip parla di “un coacervo di dettagli ancora da chiarire“, tra il fatto che il presunto omicida “sia stato coadiuvato nell’azione successiva, relativa all’occultamento dei mezzi di prova”.
Per il gip: “C’è stato in realtà un tempo oscuro e sufficientemente lungo per cercare di fare sparire ogni traccia“, precisa.
Si aprono scenari, dunque, tetri ed inquietanti. Il padre afferma che Pietro gli sia svenuto tra le braccia raccontandogli che Roberta si era data fuoco. Ma intanto non si riesce a spiegare come mai, se Roberta era già morta alle 2 e lui aveva assistito al suo suicidio, Morreale abbia riferito alle 6 alla mamma di Roberta che l’aveva lasciata a casa: perché mentire? Perché non chiamare i soccorsi mentre la ragazzina si dava fuoco?
Anche il volto tumefatto e i capelli rasati sono 2 dettagli inspiegabili che vanno a stridere con la versione fornita da Morreale circa il sucidio.










