Overdose da social network

L'isolamento forzato per vincere l'epidemia chiude tutti in casa 24/24 e per ammazzare il tempo, le persone aumenteranno ancora di più le già tante ore sprecate sopra lo smartphone.

Un recente studio del CENSIS (Centro studi investimenti sociali) racconta che il 73,8% dei ragazzi possiede almeno uno smartphone e che cominciando dalla sveglia mattutina, vi rimane attaccato sino a quando non va a dormire la notte. Il cellulare è diventato una sorta di prolungamento delle braccia di ogni singola persona. In particolare i ragazzi passano metà della loro vita, o in molti casi addirittura di più, dentro l’universo parallelo dei social network. Escono dal mondo reale per immergersi in un altro che non esiste, se non dietro a uno schermo fatto di immagini truccate, chat asfissianti e relazioni solo apparenti. Ecco, bene, ora che il coronavirus sta togliendo la vita a molti e chiudendo le porte di casa a tutti gli altri, si va incontro al passaggio completo da reale a virtuale. Da concreto ad astratto.

Le misure restrittive imposte dal governo per vincere l’epidemia impongono di non uscire, con la sola eccezione di andare in farmacia o al supermercato, e di stare perciò quasi 24 ore su 24 in casa. Vivere tutto il tempo tra le mura della propria abitazione senza avere mai l’opportunità di uscire a fare un giro, di andare a lavoro, di fare sport o di incontrare gente è facile possa portare tante persone a chiudersi in se stesse e con la scusa dell’isolamento obbligatorio, non fare nulla e passare ore a messaggiare o sulle video-chat. Chi già era dipendente da Facebook, Instagram, Twitter e Netflix, cioè quasi tutti, continuerà semplicemente sulla cattiva strada, ma questa volta senza nessun senso di colpa perché legittimato a tenere il sedere incollato al divano. Chi invece era riuscito a scampare alla schiavitù dei social network, rischia di esserne inghiottito. Tra tutte le dipendenze che la vita offre, quella da smartphone è tra le peggiori, forse la più monotona e certamente la più statica.

La quarantena sarà la culla dei drogati di smartphone e internet. La storia di chi crolla nel vortice parallelo dell’eroina è un evergreen: il tossico dipendente si droga, si droga e si droga. Poi finisce i soldi e allora fa debiti per continuare a drogarsi. Terminati anche i quattrini alzati con i debiti, succede che inizia a vendere qualsiasi cosa per ripagarli e allo stesso tempo per continuare a comprare le dosi di vitamina E di cui ha costantemente bisogno. Tante volte, anzi troppe, l’avventura finisce poi drammaticamente con l’overdose.

L’overdose da social network potrebbe invece essere il magico effetto dell’isolamento. Potrebbe far implodere l’uomo del 2000, che dopo una lunga quarantena costellata di internet, TV e social, impazzisce e scaraventa fuori dalla finestra il computer. Potrebbe essere il killer di una società sempre più virtuale, popolata da uomini che conducono una vita virtuale e che un giorno avrà anche una moneta virtuale (i bitcoin). Potrebbe far dimenticare l’importanza delle visualizzazioni su Instagram e far tornare di moda il contatto fisico spesso trascurato. Potrebbe uccidere la vita virtuale, per ricordare alla gente il meraviglioso sapore di parlarsi faccia a faccia e di amarsi corpo a corpo.

Riccardo Chiossi